Usd, ripresa europea e Regno Unito, i leitmotiv del 2° trimestre

Guida ai mercati relativa al secondo trimestre del 2015 a cura di J.P. Morgan Asset Management

A inizio 2015 gli investitori guardavano con maggiore fiducia all’economia americana, mentre erano più perplessi riguardo alle prospettive dell’Europa. Il mood da allora è cambiato in quanto il flusso di notizie provenienti dall’Eurozona ha iniziato a essere positivo, mentre le aziende statunitensi sono state disturbate dal rafforzamento del dollaro. “Ma per molti investitori globali la forza della ripresa americana e il timing del primo rialzo dei tassi in USA sono ancora al primo posto dell’agenda” afferma Stephanie Flanders, Chief Market Strategist per l’Europa di J.P. Morgan Asset Management. Per offrire spunti di approfondimento sull’attuale contesto economico J.P. Morgan Asset Management ha pubblicato la propria Guide to the Markets trimestrale.
Le considerazioni chiave per gli investitori per questo trimestre includono
1. Il dollaro: solitamente la forza del biglietto verde è stata di aiuto per la crescita dell’economia globale. Un’ulteriore rafforzamento sulle principali valute potrebbe però porre dei rischi sia per la stabilità globale che per gli Stati Uniti”;
2. la ripresa in Europa: ci sono buone ragioni perché gli investitori siano più ottimisti riguardo all’ Eurozona ma è necessario che gli utili delle Società registrino buoni risultati per confermare queste migliori aspettative;
3. una prospettiva non definita per il Regno Unito: nel 2015 l’incertezza politica potrebbe penalizzare gli investimenti e aumentare la volatilità sui mercati, ma J.P. Morgan A.M. non ritiene che ciò possa interrompere la ripresa. La politica monetaria americana potrebbe essere in cima alla lista dell’agenda di molti investitori .

“La nostra principale convinzione è che la Banca Centrale statunitense alzerà il tasso ufficiale di sconto nella seconda metà del 2015, ma questa decisione è resa complicata dal forte calo dell’inflazione, dal rafforzamento della valuta e dai segnali di lieve rallentamento della crescita economica del Paese. La Federal Reserve vorrebbe iniziare a rialzare i tassi negli Stati Uniti, ma i rappresentanti del Comitato di politica monetaria con maggiore esperienza continuano a ritenere che i rischi di un rialzo troppo prematuro J.P. Morgan Asset Management Press Release dei tassi siano superiori ai rischi di un inasprimento troppo tardivo”, dichiara David Stubbs, Global Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management. I responsabili della politica monetaria della Federal Reserve ritengono, per quest’anno, di dover guardare soprattutto al calo dell’inflazione,causata dalla caduta del prezzo del petrolio che per gli Stati Uniti dovrebbe essere un fattore netto positivo. Tuttavia la crescita dei salari domestici è ancora debole, nonostante il continuo rafforzamento dell’occupazione e la forza del dollaro inevitabilmente intaccherà la crescita nel corso dell’anno.

Storicamente le valutazioni del mercato azionario americano sono state correlate positivamente al dollaro. Questo significa che le azioni USA possono continuare a muoversi al rialzo in questo contesto, ma segnala anche il potenziale impatto negativo sugli utili societari di una valuta più forte. Negli ultimi tre mesi del 2014 le società dell’indice S&P 500 più orientate all’attività domestica hanno beneficiato di una crescita degli utili di circa il 10%, mentre le aziende più orientate all’export hanno visto una crescita della redditività a una sola cifra. “Come abbiamo evidenziato all’ inizio dell’anno un periodo caratterizzato da un dollaro forte potrebbe essere d’aiuto per l’economia globale se rallenta la crescita dei tassi in USA e, al contempo, accelera la crescita in Europa e in Giappone. Tuttavia un’ulteriore rafforzamento del dollaro sulle principali valute potrebbe essere controproducente per i mercati e per la crescita globale, oltre che porre dei problemi più seri per la Federal Reserve” afferma Maria Paola Toschi, Market Strategist per l’Italia di J.P. Morgan Asset Management.

Gli investitori dovrebbero ancora puntare sulla ripresa in Europa?

L’economia europea ha sorpreso positivamente negli ultimi mesi grazie a un’accelerazione dell’attività in Germania, ma anche ai segnali di ripresa in Francia e in Italia. La Banca Centrale Europea (BCE) ha atteso troppo a lungo l’inizio del programma di acquisti di titoli governativi su ampia scala, ma se c’era un buon momento per unirsi, anche se tardi, alla festa del Quantitative Easing (QE), la BCE sembra averlo scelto. La crescita economica nella zona Euro è stata positiva sin dall’inizio dell’anno e la caduta del prezzo del petrolio ha cominciato ad alimentare i consumi ben prima dell’inizio formale del QE. J.P. Morgan Asset Management Press Release Gli investitori che hanno puntato sulla ripresa dell’economia nella Eurozona sono stati abbondantemente ripagati, almeno in Euro. Tutti i principali indici azionari della zona Euro hanno, infatti, registrato tassi di crescita a due cifre in valuta locale nei primi tre mesi del 2015. Tuttavia, questa performance si riduce drasticamente se i ritorni vengono convertiti in dollari o in sterline. Sia il calo dell’Euro che l’emergere di rendimenti negativi in molti mercati obbligazionari dell’Eurozona ricordano che l’Europa è ancora ben lontana da un contesto di normalità.

“Un anno fa praticamente nessun titolo governativo europeo offriva rendimenti negativi, oggi invece ciò succede per il 25% circa del mercato. La zona Euro è l’epicentro della ricerca globale di rendimento” ha commentato Flanders. E’ probabile che il credito europeo high yield e i titoli azionari europei ad alto rendimento possano fare ancora bene in questo contesto, dal momento che i risparmiatori europei e le istituzioni finanziarie ricercano alternative ai prodotti di reddito fisso core che al momento non stanno offrendo alcun rendimento. Ma le valutazioni di mercato sono, comunque, più alte di quanto non fossero all’inizio dell’anno e per questo, gli investitori in azioni europee devono diventare sempre più selettivi. “Nonostante i mercati azionari europei quest’anno abbiano avuto una partenza eccellente, tuttavia l’ Eurozona non può basare la propria ripresa solo sulla debolezza della valuta, poiché i rischi politici in Grecia, in Spagna e in altri Paesi non sono spariti. Affinché l’area possa continuare a ben performare, gli investitori devono avere maggiori evidenze a testimonianza che la crescita si sta consolidando e che gli utili societari stanno veramente risalendo”, precisa Stubbs. Il Regno Unito sembra bloccato nel mezzo

Non molto tempo fa molti pensavano che la Bank of England potesse alzare i tassi prima degli Stati Uniti ma ora questo sembra fortemente improbabile. L’incertezza politica molto elevata riguardo all’esito delle prossime J.P. Morgan Asset Management Press Release elezioni e un’inflazione ancora in forte calo hanno spinto al ribasso le aspettative del mercato riguardo al primo rialzo dei tassi nel Regno Unito nei prossimi mesi. Tuttavia, con l’economia inglese che sta ancora mostrando segnali di buona salute e con i salari ancora in crescita, gli investitori potrebbero sbagliare se pensassero che il primo rialzo dei tassi nel 2015 sia del tutto fuori luogo. “L’incertezza politica continuerà a dominare i titoli dei giornali e potrebbe causare volatilità sui mercati nei prossimi mesi, ma,per gli investitori di lungo termine tra i rischi più rilevanti relativi al Regno Unito ci sono la crescita della produttività nei prossimi anni e la permanenza nell’Unione Europea. Tuttavia nessuno di questi fattori sarà determinato dall’esito elettorale”, spiega Flanders.

“Il principale timore a breve termine per gli investitori e per l’economia del Regno Unito è presumibilmente la sterlina, che è scesa bruscamente rispetto al dollaro ma sta raggiungendo i massimi livelli degli ultimi anni rispetto all’Euro. Si tratta di una combinazione non felice per molte società britanniche, sebbene i fondamentali legati alla ripresa economica domestica siano più forti di quelli di molte altre economie del Continente”, continua Stubbs. In conclusione Flanders dichiara “Sebbene il sentiment sia cambiato nella prima parte dell’anno, continua a esserci un ampio grado di consenso rispetto ai mercati e quindi i principali listini dei Paesi sviluppati sono più cari rispetto a quanto fossero a inizio anno. In generale un approccio favorevole al rischio ha ancora senso ma gli investitori dovrebbero diversificare di più e aspettarsi di meno”.