"V" per Varoufakis

Il commento di GianPaolo Bazzani, AD Saxo Bank Italia

Vediamo chi indovina di chi parliamo. Un ex attore ha fondato un movimento che si propone come antagonista di tutta l’attuale classe politica e che presenta un modello di partecipazione basato in gran parte sul concetto di online community. Ad esempio, la scelta dei candidati avviene attraverso una piattaforma online, tra chi non è un professionista della politica. La gran parte di noi risponderà che si tratta dell’Italia, di Beppe Grillo e del “suo” Movimento 5 Stelle. Solo una minoranza illuminata noterà invece che la descrizione calza a pennello anche alla Grecia e a Apostolos Glenzos, ex attore cinematografico oggi sindaco di Stylida, fondatore di Teleia, un partito che si ispira largamente al movimento grillino.

In questi giorni, Apostolos Glenzos sta diventando famoso anche fuori dalla Grecia per aver presentato un’accusa di alto tradimento a carico di Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze ellenico, reo a suo dire di aver tradito il paese arrecandogli gravi danni economici. Povero Varoufakis, prima è diventato il capro espiatorio di Tsipras che l’ha sacrificato sull’altare degli accordi con i creditori, e ora, si ritrova messo alla gogna come traditore della patria. Pare che il tutto sia stato scatenato da una telefonata, fosse stata un’intercettazione allora sì che avremmo un altro parallelismo con l’Italia, dove l’ex ministro delle finanze parla apertamente di un Piano B, un ritorno alla dracma in caso di uscita dall’euro. Mi sembra legittimo che qualcuno in Grecia si preparasse ad un’eventualità del genere, non vedo niente di scandaloso. Probabilmente la cosa che più ha infastidito taluni, è la frase relativa alla Germania. “Wolfgang Schäuble ha un piano”, dice Varoufakis conversando con alcuni consulenti e gestori di fondi, “e crede che l’Eurozona non sia sostenibile com’è ora. L’uscita della Grecia gli darebbe sufficiente potere negoziale per imporre alla Francia ciò che Parigi non vuole accettare, [ovvero] un certo grado di trasferimento di poteri di bilancio da Parigi a Bruxelles”. Anche questo non dovrebbe far gridare “dagli all’untore”, e a dirla tutta secondo me un po’ di ragione ce l’ha il buon Varoufakis.

Nel 2010, lo Stato greco è entrato in default e le opzioni per continuare a essere membro della zona euro erano due: quella razionale che prevedeva la ristrutturazione del debito e la profonda riforma dell’economia, e l’opzione “tossica” (parole di Varoufakis al Guardian il 10 luglio 2015), cioè quella di estendere nuovi prestiti a un paese in bancarotta fingendo che sia ancora solvibile. Com’è noto, l’Europa ha scelto la seconda opzione, ponendo l’interesse al salvataggio delle banche francesi e tedesche esposte al debito pubblico greco al di sopra della sopravvivenza economico – finanziaria della Grecia dilaniata dai negoziati senza fine. Una ristrutturazione del debito avrebbe, infatti, portato perdite per le banche private nelle loro quote del debito greco, mentre in questo modo le perdite sono state nazionalizzate e spostate in capo ai governi e agli organismi sovranazionali. Questa è una seppur sommaria descrizione della verità che l’Europa ha vissuto in questi mesi. Da un lato un paese corrotto, privo di un sistema industriale e che ha di recente defenestrato il governo che aveva riportato il paese a crescere eleggendo al suo posto la sinistra populista con un approccio “amatoriale” alla finanza. Dall’altro, i funzionari UE di più alto livello che, vuoi per guadagnare tempo a favore del sistema bancario franco – germanico, vuoi per impreparazione, hanno drogato le finanze elleniche somministrandogli denaro pubblico invece che attuare un serio piano di salvataggio e riforme. Dal canto suo Varoufakis, escluso prima dai negoziati poi costretto alle dimissioni probabilmente per volere dei creditori, si dice tuttora convinto che la Germania voglia la Grecia fuori dalla moneta unica per mettere “il timore di Dio” nei francesi e fargli accettare il suo modello inflessibile di eurozona. Ora lo denunciano anche come traditore della patria, ma in fondo, a pensare male, c’è il rischio che un po’ ci abbia azzeccato.