Vittoria di Macron, è tempo di riscoprire l’Europa

L’asset allocation di Deutsche AM, i possibili scenari di Axa IM, le implicazioni sui mercati di Edmond de Rothschild AM e Robeco Investment Solutions e le ripercussioni per i negoziati sulla Brexit di Schroders

Il commento di Britta Weidenbach, head of European Equities di Deutsche Asset Management

Quello che riteniamo sia stato il principale rischio politico in Europa nell’anno in corso, è stato felicemente evitato con l’esito delle elezioni francesi. Anche le maree populiste sembrano avere raggiunto il picco. Abbiamo preso questa occasione per aumentare le azioni europee, in quanto riteniamo che l’incertezza politica sia stata il principale fattore che ha trattenuto gli investitori, in particolare gli investitori stranieri, dallo spostare i loro fondi in Europa.

I vantaggi dell’Europa non possono più passare inosservati. Accanto allo stabile ambiente macroeconomico, è l’earning momentum per le imprese europee e questo ne fa un forte caso per investire in Europa. Quest’anno ci aspettiamo una crescita a due cifre rispetto all’anno scorso. Finora, i bilanci hanno confermato la nostra positiva previsione sui fondamentali. Le azioni europee si stanno negoziando a multipli ragionevoli, in particolare rispetto a quelli degli Stati Uniti. Sebbene molti investitori considerino l’Europa attraente, questa visione non si riflette ancora nelle loro decisioni di investimento. Quest’anno finalmente vedremo il punto di svolta per l’Europa, ora che è tornata una crescita accettabile degli utili, dopo cinque anni di risultati flat.

Con Emmanuel Macron, c’è un forte partner della Germania. La sua presa di posizione potrebbe accelerare le speranze degli investitori per un’ulteriore integrazione europea, forse in forma di una politica fiscale più coordinata e stimolante. Alla fine dell’anno, la stabilità dell’Europa potrebbe anche risultare più alta di quando l’anno ha avuto inizio. Detto questo, è importante non sopravvalutare i risultati delle elezioni perché rivelano anche un alto grado di insoddisfazione politica e una perdita di fiducia nei partiti da parte degli elettori. Ciononostante: le ultime sei elezioni in Europa hanno visto il candidato nazionalista che ha sottoperformato rispetto ai risultati previsti dai sondaggi.

Complessivamente, vediamo un lieve aumento del rischio politico in tutta Europa. Tuttavia, poiché la separazione britannica dall’Europa implica attrito e incertezza, ci aspettiamo che Brexit rimanga un onere economico nel breve e medio termine non solo per il Regno Unito ma anche per il resto dell’Ue. Non importa quanto saranno efficaci i negoziati perché, al massimo, potranno solo ridurre al minimo i danni, non eliminarli completamente. Ciò significa che il più grande rischio continua ad essere l’Italia in cui l’insoddisfazione politica e il fragile settore bancario si incontrano con una crescita economica in calo. Non ci aspettiamo che l’Italia possa tenere nuove elezioni prima del quarto trimestre del 2017.

Il commento di Laurence Boone, head of Research & Investment Strategy di AXA Investment Managers

-Possibile politica economica di Macron e suo impatto sui mercati;
Da centrista indipendente Macron dovrebbe essere un presidente liberale in economia. Inoltre, la sua presidenza dovrebbe portare maggior stabilità all’Unione Europea dato che ha spesso ripetuto di avere una chiara agenda federalista per l’Europa e di essere un sostenitore del mercato comune.
Il suo programma di riforme strutturali dovrebbe essere favorevole alla crescita sul lungo periodo. Inoltre, ci aspettiamo che il suo governo si concentri su tassazione societaria, istruzione e competitività del Paese, mantenendo una posizione equilibrata sulla transizione della Francia verso un’economia a bassa emissione di carbonio.

L’incertezza politica si è ridotta e sul mercato ora prevale un approccio ‘risk on’, quindi rimaniamo sovrappesati sull’azionario, specialmente azioni europee, e manteniamo una view costruttiva sul credito e le obbligazioni high yield.

-Tre scenari possibili dopo le elezioni politiche di giugno;
Il partito di Macron, En Marche! vince con netta maggioranza all’Assemblea Nazionale e il Presidente è quindi libero di implementare la sua agenda politica.
Il partito dei Repubblicani si assicura la maggioranza, ma questo ci sembra lo scenario meno probabile.
Si forma una coalizione. Storicamente, questa è una situazione abbastanza nuova, ma è anche la più probabile visto che En Marche!, Repubblicani e Partito Socialista sono posizionati a livelli molto simili nei sondaggi.
-Per i mercati d’investimento tutti e tre gli scenari sono relativamente positivi perché favorevoli all’implementazione di riforme, sebbene lo scenario della coalizione porti un po’ più d’incertezza. I mercati accoglieranno positivamente:
La riduzione dei timori che la Francia metta in discussione l’Unione Europea, l’euro o la NATO;
Un cambio di rotta delle tendenze populiste viste nel 2016: la Francia non sarà il prossimo “cigno nero”, ma piuttosto un esempio di approccio costruttivo e aperto all’Europa.
-Ci attendiamo che i mercati ora si concentrino sulla politica monetaria e fiscale negli Stati Uniti (tagli fiscali, regolamentazione finanziaria) e sulla tempistica di una normalizzazione della politica monetaria in Europa.
Il commento di Benjamin Melman, head of Asset Allocation and Sovereign Debt di Edmond de Rothschild Asset Management

Poiché i sondaggi indicano che le elezioni tedesche non porteranno ad alcuna sorpresa negativa, la vittoria di Macron elimina, almeno per i prossimi mesi, il rischio politico europeo, che era invece aumentato drasticamente in seguito al referendum britannico e alle elezioni statunitensi.

Ciò è chiaramente positivo per l’andamento del mercato azionario dell’Eurozona e per le obbligazioni subordinate. Da più di un anno, infatti, molti investitori non europei hanno venduto in modo massiccio le loro esposizioni in azioni europee e i flussi sono tornati positivi solo di recente.

Grazie all’accelerazione della crescita (che potrebbe raggiungere il 3% secondo le ultime stime) e l’Eps in forte rialzo, e considerato inoltre che le politiche della Bce rimangono molto accomodanti, c’è in questo momento spazio per una dinamica positiva dell’azionario europeo, ancora sottovalutato rispetto all’azionario statunitense. Dobbiamo comunque tenere presente che il quadro politico italiano, al momento, resta molto incerto e il successo del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni (che si terranno con tutta probabilità nel 2018), è piuttosto probabile. Riteniamo quindi che il fattore di rischio politico in Europa tornerà in prossimità delle elezioni politiche italiane.

Il commento di Léon Cornelissen, capo economista di Robeco Investment Solutions

Macron è riuscito a fermare l’ondata populista, almeno per il momento. La vittoria è stata piuttosto netta, ma va considerato che una quota potrebbe essere riconducibile a un voto anti-Le Pen piuttosto che un voto di supporto diretto alla piattaforma modernista di Macron.

Lo scenario più probabile è che il nuovo governo dia priorità alla riforma del lavoro, aprendo la strada alle contrattazioni in azienda piuttosto che a livello nazionale, permettendo anche un allentamento della rigida settimana lavorativa di 35 ore.

Inoltre, non sarebbe difficile per un Macron scettico nei confronti del Cremlino, mantenere rapporti distesi con la Germania. Un’idea interessante è il piano per l’istituzione di un budget e un ministro delle finanze europeo per le politiche di investimento e la stabilizzazione macroeconomica a livello continentale. Ma qualsiasi iniziativa probabilmente dovrà aspettare l’esito delle elezioni in Germania a settembre.

Parigi è stata da sempre in una certa misura resistente al cambiamento e la sua posizione economica si è indebolita rispetto alla Germania. Un chiaro esempio ne è la disoccupazione giovanile al 24% e quella complessiva al 10%, rispetto al 7% e 4% degli stessi dati in Germania. I suoi predecessori hanno cercato di riformare il Paese, ma senza successo. Dopo lo scossone politico attuale, il futuro sembra più roseo, con buone probabilità di sopravvivenza dell’euro.

Attualmente, l’Eurozona sta mostrando una ripresa del ciclo di business dopo due trimestri di crescita allo 0,5% e gli indicatori di fiducia che segnalano una crescita dello 0,7% per il secondo trimestre. Anche per l’Europa sembra giunto il momento di poter sognare una crescita al 2%. E l’ondata in arrivo sarà di sollievo per tutti, inclusi i Paesi della periferia.

Il commento di Lukas Daalder, chief investment officer di Robeco Investment Solutions

La vittoria di Macron verrà accolta da un sospiro di sollievo da parte dei mercati, con il Nikkei che ha guadagnato il 2% in scia alla notizia. Non ci aspettiamo effetti particolarmente positivi per l’azionario europeo, che dopo una buona stagione di trimestrali è più probabilmente prossimo a un rerating.

Detto ciò, sembra che i mercati finanziari abbiano già prezzato la vittoria di Macron la scorsa settimana. Questo spiega la reazione silenziosa dell’euro fino a questo momento: sebbene la moneta unica abbia guadagnato 1,5 centesimi sul dollaro dopo il risultato della prima tornata elettorale, questa mattina il cambio è rimasto pressoché invariato.

E ciò che vale per l’euro, entro certi limiti, è assimilabile a ciò che accade ai bond francesi: lo spread rispetto al bund è già calato di 75 punti base alla vigilia del primo turno, vicino ai 40 punti base. Considerando l’incertezza dettata dalle prossime elezioni parlamentari, uno spread di 35 punti base sembra ragionevole, indicando come buona parte della ripresa sia già alle nostre spalle.

Il commento di Azad Zangana, senior European economist & Strategist, Schroders:

“Macron non si è ancora espresso pienamente sulla sua posizione nei confronti della Brexit. Detto questo, è probabile che cerchi di rafforzare le istituzioni dell’Europa. Pensiamo che prenderà atto dell’importanza della relazione economica tra Francia e Regno Unito e riteniamo che sia improbabile che faccia ricorso al protezionismo”.

Il commento di Philippe Lespinard, co-head of Fixed Income, Schroders:

“Va inoltre sottolineato che Macron è affiancato da consiglieri molto esperti in termini di politiche europee, quindi dovrebbe essere ben preparato su questi argomenti. Francia e Regno Unito hanno una relazione particolarmente stretta per quanto riguarda l’energia e la difesa. Per questo motivo, la Francia probabilmente sarà un buon partner di Londra in sede di trattative sulla Brexit. Chiaramente, i negoziati del Regno Unito sono con l’Unione Europea, non con Parigi, ma questi legami stretti su tematiche così significative dovrebbero contribuire a evitare eventuali ‘incidenti’ sulla Brexit”.

Quali sono le implicazioni della vittoria di Macron per l’unione bancaria europea e quale l’impatto per i mercati finanziari?

Commenta Azad Zangana, senior European economist & strategist, di Schroders

“Macron è a favore di una maggiore integrazione, quindi dovrebbero esserci ora progressi sul fronte dell’unione bancaria in Europa. Il principale ostacolo è stato sin qui sul fronte tedesco, relativamente all’assicurazione sui depositi. Se tutto va nel verso giusto, dovrebbe esserci uno stimolo maggiore a favore del completamento dell’unione bancaria”.

Commenta Philippe Lespinard, co-head of Fixed Income, Schroders:

“La Germania è meno propensa a fare passi in avanti sul fronte dell’unione bancaria, mentre Paesi come Francia e Italia sono ancora indietro a livello di attuazione delle riforme. Se Macron dovesse riuscire a sostenere la sua agenda riformista, con l’Italia che potrebbe seguire l’esempio forse nel 2018, potremmo vedere progressi in merito all’unione bancaria. In effetti, la situazione potrebbe sbloccarsi a livello europeo se Macron, e potenzialmente Renzi, riuscissero ad attuare riforme simili nello stesso momento”.

Commenta Nicholette MacDonald-Brown, fund manager, European Equities, Schroders:

“Guardando ai listini azionari, i titoli bancari hanno fatto bene dall’ultimo trimestre del 2016. Le valutazioni sono salite, ma la vittoria di Macron dovrebbe essere un risultato positivo per il comparto”.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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