Volatilita’ altissima

La volatilita’ sul mercato valutario in primo luogo e’ tornata a livelli molto elevati. Dopo i drastici cali tra il 2012 e buona metà del 2014, essa e’ andata ad incrementarsi proprio con l’inizio del rafforzamento generalizzato del dollaro Usa. Fxcm

A dispetto del cambio principale Eurodollaro rimasto sostanzialmente stabile, copiosi sono stati i flussi di vendita che hanno riguardato la sterlina e le commodities currencies soprattutto, le quali hanno fatto registrare delle escursioni di prezzo superiori ai valori medi di range giornaliero con il caso eclatante di UsdCad”; quest’ultimo infatti è noto per essere generalmente poco volatile, seppur tecnico come cambio valutario. Ebbene ieri ha messo a segno un movimento al rialzo di oltre 120 pips nello spazio di poco più di un’ora, solo una settimana dopo il movimento che era conseguito dopo la decisione della banca centrale di tagliare il tasso di interesse di riferimento di 25 punti base. Potremmo poi completare il quadro sinottico ricordando anche il notevole ribasso di oro ed argento e le ottime conferme di rialzo dei listini azionari.

Recitano un ruolo a dir poco fondamentale le divergenze tra le Banche Centrali in materia di politica monetaria: il caso più eclatante è quella che sussiste tra la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea. Mentre infatti la prima, dopo oltre 6 anni, ha dismesso le sue enormi iniezioni di liquidità del sistema di oltre 4 trilioni di dollari e paventa possibili rialzi dei tassi di interesse (siamo ancora scettici su tempistiche relativamente ravvicinate per questo), la seconda ha appena varato il proprio QE anche se va precisato che le operazioni di liquidità sono per la verità già cominciate 2 anni fa con gli ormai famosi LTRO. La politica monetaria attuata dunque negli anni, naturalmente dal principale player di mercato e cioà la Federal Reserve, ha dunque alterato il valore di riferimento a cui è legato il pricing di qualsiasi attività finanziaria: il tasso risk-free cosiddetto. L’incertezza circa lo sviluppo della sua dinamica, legata per l’appunto allo stravolgimento dei livelli di liquidità, ha perciò condotto allo stravolgimento nel pricing di obbligazioni ed azioni. Estendendo il discorso alle altre banche centrali, non dobbiamo dimenticare quanto sta avvenendo in seno alle banche centrali oceaniche che hanno inaugurato sostanziale immobilismo rispetto all’attuale situazione, piuttosto che la Bank of Canada che invece ha addirittura provveduto ad una policy monetaria espansiva con il taglio del tasso di riferimento. Senza voler citare la Swiss National Bank, di cui conosciamo le grandi virtù, potremmo citare casi meno noti come quelli di Cina ed India le quali contemplano possibili manovre di alleggerimento quantitativo alle quali peraltro continua ad appoggiarsi la stessa bank of Japan.

Altro macro-elemento è legato a quello che viene definita come la fine del superciclo nelle commodities, caratterizzato in maniera evidente dalla dinamica del prezzo del petrolio il quale ha vissuto un deprezzamento degno dei più forti sbalzi di prezzo delle crisi petrolifere degli anni ’70. Qui si è infatti posto un problema, oltre che di rallentata crescita globale (vedi Cina) arrivata con la crisi degli emergenti, di eccesso di offerta che non andrà nel breve a bilanciarsi in quanto generata a sua volta da un eccesso di investimenti legati all’abbattimento dei costi marginali di produzione motivata dalla guerra attuale delle forniture dei paesi esportatori. Il petrolio non è che l’emblema di ciò. Come vedete questi sono tutti temi sul piatto e sicuramente vicini ad un qualche percorso di risoluzione o comunque di fine. Venendo alla stretta attualità ricordiamo la pubblicazione dell’Inflazione dell’Eurozona che arriva a seguito delle release di ieri che hanno certificato la deflazione anche in Germania sulle quali pesano un -0,3% su base mensile ed un -1% su base annuale. Ragionevole è dunque ritenere che l’eurodollaro possa subire scossoni e che la dinamica dollaro-centrica in acquisto possa riacuirsi prima di possibili prese di profitto.