Yen, un rifugio dalla tempesta

A cura di Rocki Gialanella

Oro, dollaro Usa, T-Note e Bund non hanno saputo offrire adeguata protezione dalla tormenta. La divisa nipponica e’ stato l’unico porto sicuro per gli investitori internazionali

Dinanzi alle turbolenze che hanno colpito Grecia e Cina, lo yen si è trasformato in un asset class molto ricercata dagli investitori, non soltanto per proteggere il proprio denaro, ma anche per conseguire performance. In questi casi, le decisioni della BoJ, che ogni mese continua ad inondare di yen il sistema, non centrano nulla con la corsa alla divisa degli investitori internazionali (che comprando in massa la divisa nipponica non fanno altro che frenare lo stimolo cercato dalla BoJ attraverso il QE).

Lo yen è stata la divisa più forte dell’ultimo mese tra le 16 più negoziate al mondo. I guadagni vanno dal 2% versus dollaro e sterlina, al 4% conseguito contro l’euro e al 7% nel cross con il dollaro neozelandese. Nelle prime sessioni di giugno, lo yen ha fatto segnare valori minimi contro l’euro che non si registravano dall’inizio di gennaio. La divisa unica arrivò a superare i 140 yen per poi cominciare ad invertire la rotta e guadagnare posizioni sulla scia degli acquisti provenienti dall’estero.

La situazione dello yen si contrappone a quella vissuta dal Bund tedesco, che dopo aver toccato il suo minimo storico ad aprile in termini di rendimento ed il suo massimo in termini di prezzo, ha alimentato nell’animo degli investitori non pochi timori sui potenziali rischi di cadute delle quotazioni.

Tuttavia, c’è un altro motivo che ha supportato significativamente il trend ascendente dello yen nelle ultime sessioni: la fine del sogno del carry trade giapponese. Quest’operazione consiste nell’indebitarsi in una divisa o acquistare asset denominati in una divisa e, con il denaro ottenuto, acquistare titoli di debito denominati in un’altra valuta che offra cedole più remunerative. In questo modo, l’investitore guadagna dalla differenza di rendimento tra crediti e prestiti e anche con la variazione del tasso di cambio (sempre che non opti per la copertura del rischio di cambio).

Il carry trade in Giappone è stata una delle strategie d’investimento di maggiore successo per molti mesi. I risparmiatori si finanziavano in yen pagando tassi molto bassi e traevano profitto sia dai differenziali dei tassi d’interesse sia dalla continua svalutazione dello yen. Tutto si trasformava in guadagno, fino a quando la divisa nipponica ha iniziato ad investire il trend. La nuova veste di asset rifugio assunta dallo yen ne ha garantito il rafforzamento continuo sulla scia degli acquisti realizzati dagli investitori in cerca di rifugi dalle crescenti incertezze.

Fino a quando la crisi greca e quella cinese non saranno risolte, la divisa nipponica continuerà ad avere tutte le carte in regola per continuare a comportarsi bene. La Federal Reserve si trova ancora in una posizione scomoda e gli stimoli monetari potrebbero continuare ancora per un po’. Nel lungo periodo le cose potrebbero essere diverse e la divisa giapponese dovrebbe riprendere la sua tendenza ribassista in scia al QE della Bank of Japan e al tentativo di spingere al rialzo un tasso d’inflazione che continua a restare molto basso (0,5%).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.