Intervista a Filippo Garbarino, gestore di Lemanik 

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Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?
Filippo Garbarino, Lemanik

L’inflazione USA negli ultimi mesi è salita su livelli che non si vedevano da tempo. Tuttavia ci sono alcuni fattori importanti da considerare.

Tra le categorie che hanno contribuito maggiormente al rialzo dell’inflazione vi sono quelle che erano state più colpite dalla pandemia (es. alberghiero +8%, biglietti aerei +10%, macchine usate +10%).

Era assolutamente prevedibile che tali categorie, provenendo da un periodo di chiusura globale, subissero un aumento di domanda e conseguentemente anche di prezzi.

Le banche centrali considerano tali pressioni transitorie. Anche le aziende industriali, che hanno costi di input legati alle materie prime (es. prodotti petrolchimici e acciaio), non ritengono che il rialzo possa essere duraturo.

E’ pertanto probabile che il tasso di inflazione arrivi a un picco durante l’estate per poi attestarsi su livelli inferiori nella seconda metà del 2021. In tale contesto inflazionistico, è lecito aspettarsi un proseguio nel rialzo dei tassi, ma con una pendenza inferiore rispetto a quanto visto nel primo trimestre 2021.

Si ritiene plausibile un tasso di circa il 2.0% per il Treasury Bond decennale USA per la fine 2021.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

A livello macro, l’economia globale si trova in pieno rimbalzo post pandemico. La ripresa tuttavia non è sincronizzata, poiché alcuni paesi emergenti (es. India e Brasile) sono rimasti indietro rispetto a USA ed Europa nel contenimento della pandemia.

In tale contesto, i tassi dovrebbero continuare a salire ancora per alcuni trimestri esercitando pressione sui prezzi delle obbligazioni. Ragionando però più sul medio lungo periodo, permangono i soliti fattori deflazionistici: alti livelli di indebitamento, trend demografici in stagnazione e impatto negativo della tecnologia sui prezzi.

Pertanto, se nel breve è lecito aspettarsi una continuazione del rialzo dei tassi, nel lungo vi è molta più incertezza sulla loro direzione. Si raccomanda quindi un portafoglio obbligazionario con una esposizione mista sia in termini di duration (corta/lunga) che in termini di tasso (fisso/variabile/inflation linked).

Per quanto concerne l’esposizione al rischio cambio, si raccomanda un approccio non coperto, mantenendo esposizione al dollaro. Si ritiene che la Federal Reserve anticipi la BCE nella exit strategy dagli stimoli monetari e questo dovrebbe favorire la valuta USA.


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Redazione

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