
fund manager
Sycomore Europe Eco Solutions Sycomore Am (gruppo Generali Investments)
Non è poi così facile investire nella transizione energetica. Le scelte da compiere sui mercati tra le diverse società che operano in questo campo sono talora molto complesse e soprattutto per muoversi occorre avere idee strategiche sul lungo termine, senza mai farsi condizionare dagli avvenimenti più recenti.
Di questi temi parla Anne-Claire Abadie, fund manager del comparto Sycomore Europe Eco Solutions di Sycomore Am, parte di Generali Investments.
La transizione energetica è ormai un tema ampiamente riconosciuto: come continuerà ad affermarsi in cima all’agenda?
«L’agenda ambientale si è affermata come un tema di diffusa preoccupazione pubblica, con molte persone che abbracciano la questione e agiscono come forza trainante per la transizione. Lentamente, ma inesorabilmente, l’idea che la gestione ambientale sia di rilevanza quotidiana è stata ampiamente riconosciuta. Al di là della pressione esercitata dall’opinione pubblica su governi e imprese, questa consapevolezza si riflette anche nei comportamenti e nelle scelte individuali: migliaia di iniziative personali e collettive hanno creato nuovi stili di vita e innalzato le aspettative del pubblico in termini di responsabilità sociale e ambientale delle aziende. La guerra in Ucraina ha tristemente puntato i riflettori sulla necessità di transizione energetica, guidata non solo dalla scienza del cambiamento climatico, ma anche dalla sovranità e dalla competitività».
Com’è possibile valutare l’impatto ambientale di una società?
«Quando abbiamo lanciato il fondo sette anni fa, l’obiettivo era indirizzare i flussi finanziari verso soluzioni che avessero al centro la transizione ambientale e, per farlo, abbiamo sviluppato una metodologia proprietaria. I Kpi ambientali esistevano già allora, ma non erano in grado di servire a tale scopo. L’impronta di carbonio, ad esempio, affronta in modo specifico un profilo ambientale, quello del cambiamento climatico, con una portata molto limitata. Il Nec, che sta per Net environmental contribution, è una misura alternativa che integra varie questioni ambientali, come il cambiamento climatico, la scarsità di risorse naturali, la biodiversità, l’acqua e la qualità dell’aria, al di là dell’impronta di carbonio. Con la metrica Nec possiamo integrare tutti questi diversi aspetti in un unico indicatore e misurare, con un approccio scientifico, l’impatto dei prodotti e dei servizi delle aziende durante l’intero ciclo di vita».
Tra i vari ambiti della transizione ecologica, quali sono a vostro avviso quelli più promettenti?
«Attraverso la metrica Nec, possiamo esplorare molti sottotemi della transizione ambientale, navigando tra catene del valore per selezionare diversi modelli di business e ottenere così un portafoglio diversificato. La transizione ambientale non riguarda solo eolico, solare e Tesla. L’obiettivo è offrire una performance meno volatile rispetto ad alcuni fondi “green” che sono altamente focalizzati su un unico profilo ambientale e affrontano queste sfide diversificate con un’unica risposta. Pertanto, miriamo a sovraperformare gli indici generalisti nel lungo termine. Tendiamo a privilegiare segmenti ambientali come le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, ad esempio nel settore ferroviario o in altri mezzi di trasporto rispettosi dell’ambiente come l’industria delle biciclette e dei veicoli elettrici, nonché i produttori di componenti che possono aiutare ad alleggerire i veicoli. Ci concentriamo anche sull’edilizia sostenibile, scegliendo aziende che migliorano l’isolamento degli edifici od offrono materiali sostenibili. Anche la gestione delle risorse e l’economia circolare sono una parte significativa del nostro portafoglio».
Può fare l’esempio di alcuni titoli in portafoglio, indicando le motivazioni alla base della scelta di investimento?
«Abbiamo investito in Prysmian, il produttore di cavi, che beneficerà dell’elettrificazione dell’economia. Abbiamo partecipato all’Ipo di Ariston, beneficiaria diretta della penetrazione delle pompe di calore in relazione all’efficienza energetica e al programma REPowerEU. Nel segmento delle energie rinnovabili, ci piace Solaria, uno sviluppatore solare spagnolo altamente competitivo, così come Elia, un operatore di rete coinvolto anche nella connessione eolica offshore. Nella mobilità, il gruppo Accell, produttore olandese di biciclette, ha ricevuto un’offerta da un grosso investitore di private equity. Siamo, inoltre, esposti a società coinvolte nell’economia circolare, che offrono una certa copertura contro l’inflazione delle materie prime, come Veolia, Biffa e Renewi. Inoltre, guardiamo anche Aurubis, che ha recentemente effettuato un’importante transazione acquisendo Metal, con una forte esposizione al riciclo del rame, un prodotto chiave nell’elettrificazione».
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Redazione
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