Lo scollamento tra crescita e inflazione e la speranza dei mercati in una svolta a breve della Fed impongono un atteggiamento prudente sugli attivi rischiosi. Vincent Mortier, Group Chief Investment Officer, e Matteo Germano, Deputy Group Chief Investment Officer di Amundi
Il mese scorso, i mercati non hanno seguito una direzione precisa a causa delle tensioni sul settore bancario statunitense, dell’incertezza riguardo al tetto del debito negli Stati Uniti e dei segnali di un rallentamento dell’economia.
Su questo scenario si innesta anche l’inasprimento delle condizioni del credito. Tuttavia, i mercati hanno beneficiato di un fattore chiave, ovvero dell’andamento degli utili nel primo trimestre, che negli Stati Uniti ha superato le aspettative. Un altro elemento positivo è stata la pausa della Fed rispetto al ciclo aggressivo dei rialzi.
I mercati stanno ora scontando uno scenario roseo in cui la decelerazione dell’economia costringerà la Fed a tagliare i tassi nel 2023. Mentre noi crediamo che la banca centrale statunitense rimarrà in attesa per il resto dell’anno e che taglierà i tassi solo nel 2024.
Quattro temi ci invitano a essere prudenti.
-L’inflazione si sta pian piano raffreddando e stanno affiorando alcuni segnali della sua dimensione psicologica. Vista l’incertezza sulle aspettative d’inflazione, è poco probabile che la Fed taglierà a breve i tassi.
–L’economia statunitense sta rallentando. Il PIL dovrebbe frenare sensibilmente nel secondo trimestre e registrare una vera e propria contrazione nel secondo semestre del 2023. La resilienza dei consumi statunitensi è la variabile principale da tener d’occhio.
-La riapertura della Cina sta avendo effetti positivi, ma la strada è accidentata. È soprattutto la domanda interna a beneficiare della riapertura dell’economia. Mentre il settore manifatturiero continua a essere debole e c’è una crescente incertezza riguardo ai dati del settore immobiliare.
-I mercati sono troppo distratti e stanno ignorando i segnali di rischio. In molte aree, come l’azionario e il credito High Yield statunitensi, si nota un divario tra i fondamentali e le valutazioni eccessive.
Crediamo che gli investitori dovrebbero modificare così la loro allocazione prudente:
–Cross asset: continuiamo a essere preoccupati per gli utili futuri e ciò ci induce a rimanere difensivi sulle azioni e sul credito. Siamo positivi sulla duration statunitense e abbiamo aumentato le disponibilità liquide perché potrebbero affiorare prossimamente dei timori sulla liquidità da parte dei mercati. Inoltre stiamo diventando più costruttivi sul debito dei paesi emergenti; il sentiment sta infatti migliorando perché le banche centrali sono state davanti alla curva nel rialzo dei tassi di interesse (soprattutto in America Latina)e nel controllo dell’inflazione. Anche la potenziale pausa della Fed potrebbe avere un effetto positivo, ma siamo consapevoli dei rischi di liquidità. Gli investitori dovrebbero prendere in considerazione l’idea di rafforzare le coperture sulle azioni e mantenere una view leggermente positiva sull’oro.
-Reddito fisso: aumentano le probabilità di un indebolimento dell’economia negli Stati Uniti. Per tale motivo rimaniamo costruttivi sulla duration statunitense e prevediamo un irripidimento della curva dei rendimenti. In una prospettiva globale, siamo più prudenti sulla duration dei titoli di Stato core in Europa e di quelli di Giappone, Canada e Regno Unito. Siamo dell’idea che gli investitori, pur mantenendo un atteggiamento prudente sul credito, dovrebbero continuare a privilegiare le obbligazioni investment grade, prestando attenzione all’evoluzione dei fondamentali delle aziende. Rimaniamo difensivi sulle obbligazioni high yield, segmento dove gli spread si sono ristretti e dove pesano le nostre preoccupazioni sul rallentamento della crescita dell’economia e l’inasprimento delle condizioni di finanziamento in Europa e negli Stati Uniti. Le aziende, nell’eventualità di un calo degli utili, potrebbero far ancora più fatica ad accedere ai mercati dei capitali.
–Azioni: le stime degli utili degli analisti non stanno ancora scontando il rischio di una recessione economica. Siamo difensivi sugli Stati Uniti, in particolare sulle azioni a mega-capitalizzazione e sui titoli growth. La concentrazione del mercato sta diventando estrema, con un enorme divario tra le performance dei titoli a bassa capitalizzazione e dei titoli ad alta capitalizzazione. Inoltre, una volta risolta la problematica del tetto del debito, un’emissione potenzialmente consistente di Treasury statunitensi potrebbe drenare liquidità dal sistema. L’Europa sta invece beneficiando del calo dei costi dell’energia e della riapertura della Cina, ma i titoli azionari potrebbero risentire del rallentamento congiunturale. Per quanto riguarda gli stili, siamo positivi sul value e sulla qualità.
-Attivi dei paesi emergenti: il rallentamento della frequenza con la quale le banche centrali dei paesi sviluppati stanno alzando i tassi di interessi e l’indebolimento del dollaro depongono a favore del debito in valuta locale. Per quanto riguarda l’azionario, il clima è favorevole a Brasile e Cina, ma con un approccio selettivo. I dati recenti sul settore immobiliare in Cina delineano un quadro d’incertezza.
Redazione
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