Principali temi per il secondo semestre del 2023 di HSBC Asset Management

 

Per quanto riguarda le economie occidentali, vediamo molti segnali di recessione negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, i mercati del credito e quelli azionari appaiono “non sincronizzati” con questa tendenza e continuano a registrare buone performance.

In secondo luogo, anche i mercati emergenti appaiono “non sincronizzati“. L’asset class è rimasta indietro quest’anno, a seguito di un 2022 negativo. Tuttavia, lo scenario macroeconomico dei mercati emergenti appare decisamente migliore rispetto a quello dei mercati sviluppati.

In terzo luogo, sorge il dubbio sul futuro profilo di rendimento del portafoglio 60/40 e sul fatto che le obbligazioni possano ancora offrire una diversificazione affidabile. Tuttavia, la “diversificazione intelligente”, grazie alla quale gli investitori possono cogliere le opportunità idiosincratiche dei mercati emergenti, consente di migliorare sensibilmente i rendimenti corretti per il rischio del portafoglio.

La recessione imminente

Prevediamo che la recessione negli Stati Uniti inizierà nel quarto trimestre e che il 2024 sarà un anno caratterizzato da una contrazione economica. Alcuni settori dell’economia sono ancora solidi, ma la bilancia dei rischi indica un’elevata possibilità di recessione. L’Europa è un po’ più indietro rispetto agli Stati Uniti e la recessione è prevista per il 2024, anche se lo scenario macroeconomico è in linea. Ci troviamo già in una lieve recessione degli utili e anche il numero dei default delle imprese sta iniziando a crescere.

Un aspetto positivo è rappresentato dal fatto che ci aspettiamo che il tasso d’inflazione elevato diminuisca in tempi relativamente brevi. Questo fattore permetterà ai policymaker di tagliare i tassi. A nostro avviso, la Fed taglierà i tassi prima di fine anno mentre BCE e Bank of England lo faranno l’anno prossimo. Al contempo però le banche centrali possono invertire la traiettoria della politica monetaria restrittiva solamente se l’inflazione è significativamente al di sopra del target. Ecco perché è importante che la recessione non si manifesti troppo presto e riteniamo che si registreranno dinamiche disinflazionistiche.

Lo scenario della prossima recessione sarà più simile a quello dei primi anni ’90, e il nostro scenario principale prevede una contrazione del PIL dell’1-2%.

Implicazioni per i mercati

ll nostro scenario principale prevede una recessione nelle economie occidentali e una prospettiva difficile e incerta per i mercati. Questo accade per due motivi. In primo luogo, il rapido inasprimento delle condizioni finanziarie ha provocato una flessione del ciclo del credito. In secondo luogo, i mercati non sembrano prezzare una prospettiva particolarmente pessimistica a livello mondiale. Riteniamo che il flusso di notizie in arrivo nei prossimi sei mesi potrebbe essere difficile da gestire mentre il mercato sta valutando la possibilità di un “soft landing”.

La recessione non sarà abbastanza consistente da cancellare tutte le pressioni inflazionistiche del sistema. Ecco perché si prospetta un regime di inflazione e tassi d’interesse un po’ più elevati nel corso del tempo.

Di conseguenza, adottiamo una view complessivamente cauta per quanto riguarda il rischio e la ciclicità nei portafogli. L’esposizione ai tassi d’interesse è attrattiva – in particolare la curva dei Treasury –  nella parte a breve e a medio termine. Riteniamo ci sia un certo valore anche nei bond europei. Per quanto riguarda il segmento del credito, adottiamo un atteggiamento selettivo e ci concentriamo sul credito di qualità superiore nell’area investment grade rispetto al credito high yield. Siamo cauti sui titoli dei mercati sviluppati.

Mercati Emergenti

Il mix tra taglio dei tassi di interesse da parte della Fed, indebolimento del dollaro affidabile, crescita e inflazione relative sembra indicare che i mercati emergenti siano l’asset class più indicata verso cui orientarsi. Nei primi anni ’90, il taglio dei tassi da parte della Fed e la svolta del ciclo della liquidità ha portato a solidi afflussi di investimenti nei marcati emergenti e riteniamo che sia possibile che si verifichi un trend simile.

Gli asset dei mercati emergenti mostrano correlazioni più basse a livello di paese. Attualmente i timori legati alla stabilità finanziaria sembrano anche meno pronunciati nell’universo emergente. Questo scenario offre agli investitori delle opportunità per migliorare la diversificazione del portafoglio e i rendimenti potenziali. Preferiamo le azioni emergenti e il debito in valuta locale di questi mercati. Favoriamo anche l’esposizione al premio di crescita dei mercati emergenti attraverso il premio al rischio e l’effetto cambio delle valute emergenti.

Cina e India

La domanda interna in Cina dovrebbe rimanere salda, supportata dai risparmi delle famiglie e del settore immobiliare che sta precipitando, insieme agli sforzi del governo per supportare la creazione di posti di lavoro. L’inflazione bassa fa sì che la politica monetaria possa essere accomodante e la crescita del PIL dovrebbe superare agevolmente l’obiettivo del governo fissato al 5% per quest’anno. Continuiamo ad adottare un atteggiamento positivo, ipotizzando che vengano confermati ulteriori stimoli, pur mantenendo un atteggiamento selettivo e mirato. Per questo motivo continuiamo a sovrappesare le azioni cinesi.

Inoltre, i vantaggi di diversificazione offerti dalle azioni cinesi non devono essere sottovalutati. Ad esempio, il fattore value sta sovraperformando rispetto al growth in Cina e in Asia. Una situazione opposta a quella dei mercati azionari dei paesi sviluppati.

Insieme alla Cina, l’India è la principale fonte di crescita macroeconomica nel 2023. L’economia si è ripresa notevolmente dopo il Covid, con una spesa per i consumi sostenuta e una ripresa dei servizi. Il paese, grazie alle recenti sorprese in termini di crescita e di inflazione, sta creando una sorta di mix economico di tipo “Goldilocks”. Il miglioramento dei bilanci delle imprese e delle banche è stato favorito anche dai sostegni statali. Nel frattempo, il quadro strutturale degli investimenti a lungo termine in India rimane invariato.

Alternativi

Anche se gli asset immobiliari, posizionati come investimento difensivo per la crescita, possono svolgere un ruolo importante, continuiamo ad adottare un approccio selettivo. Ad esempio, sebbene i principali mercati immobiliari di Stati Uniti e Europa siano in difficoltà a causa del calo della domanda di spazi ad uso lavorativo a seguito dell’introduzione delle modalità di lavoro ibride e del calo delle valutazioni, che riduce l’attività di compravendita/locazione, i mercati dell’Asia-Pacifico appaiono “non sincronizzati” e più protetti dall’inflazione e dall’aumento dei tassi d’interesse.

Cresce anche la domanda di asset infrastrutturali, in particolare quelli che possono favorire la transizione verso le energie pulite o beneficiare della crescita del settore della digital communication. Complessivamente, gli asset reali continuano ad essere delle preziose fonti di diversificazione.


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Redazione

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