L’economia statunitense mostra segni di decelerazione, con il calo dei margini di profitto e la diminuzione del Leading Economic Index. Mahmood Pradhan, head of global macroeconomics, Amundi Investment Institute

Ritenete che i recenti dati statunitensi indichino un’inflazione persistente? A gennaio abbiamo avuto alcune sorprese al rialzo, che hanno riguardato i prezzi delle importazioni, i prezzi alla produzione, l’IPC sia headline che core e il deflatore PCE. Riteniamo che i prezzi siano stati in parte sostenuti da fattori stagionali che non sono interamente considerati nel consueto aggiustamento stagionale, cosa che è accaduta anche l’anno scorso. Sebbene parte dell’inflazione core dei servizi rimanga sostenuta da una domanda interna vivace, ci aspettiamo che la disinflazione core continui per il resto dell’anno, a mano a mano che l’inflazione shelter e quella legata agli affitti (che rappresenta una parte importante della componente servizi dell’inflazione) scendono.

L’economia statunitense potrà mantenere la propria resilienza nel 2024? E per quanto riguarda i consumi? La debolezza delle vendite al dettaglio a gennaio e la revisione al ribasso dei dati di novembre e dicembre segnalano, a nostro avviso, una potenziale flessione della spesa dei consumatori e i dati di alcune indagini, come quella sulla fiducia dei consumatori del Michigan, sono in calo per la prima volta in sei mesi. Una parte della debolezza è dovuta probabilmente a un contraccolpo in seguito all’aumento delle spese per le vacanze. Tuttavia, riteniamo che i risparmi reali in eccesso si stiano deteriorando a causa del perdurare dei prezzi elevati e a causa dell’aumento del costo dei finanziamenti, che non sono considerati nell’indice dell’inflazione, e prevediamo che ciò si traduca in una ulteriore riduzione dei consumi in futuro.

Per quanto riguarda l’aumento dei costi di finanziamento delle famiglie, quali sono le tendenze recenti? Secondo il rapporto della Fed di New York, i tassi di morosità delle carte di credito e dei prestiti auto continuano a salire; finora i consumi sono stati sostenuti dal ricorso ai risparmi in eccesso, ma le famiglie statunitensi hanno anche contratto un maggior numero di debiti e alcuni di questi prestiti stanno diventando morosi, in particolare quelli delle carte di credito e dei prestiti auto, che ora sono al di sopra dei livelli pre-Covid. Circa l’8,5% dei saldi delle carte di credito e il 7,7% dei prestiti auto sono andati in sofferenza nel quarto trimestre. Questa tendenza al rialzo segnala un aumento dello stress finanziario, soprattutto tra le famiglie più giovani e a basso reddito. I tassi di interesse più alti hanno mantenuto elevate le rate mensili, colpendo il potere d’acquisto.

Qual è la vostra valutazione del mercato del lavoro? Il mercato del lavoro sta dando segnali contrastanti. Sebbene i dati sui salari abbiano riservato sorprese al rialzo e il tasso di disoccupazione rimanga vicino ai minimi, riteniamo che il rallentamento dell’occupazione ciclica e la diminuzione delle ore settimanali (che ora sono tornate ai livelli pre-Covid) siano la prova di un rallentamento della domanda di lavoro. In effetti, il basso tasso di partecipazione della forza lavoro potrebbe aver ampliato il mantenimento di manodopera inutilizzata e le aziende potrebbero ritardare la riduzione degli organici. Ma il comportamento dei lavoratori sul mercato del lavoro sta cambiando: il tasso di abbandono è in calo e indica che per i lavoratori è più difficile cambiare lavoro e che, rispetto a prima, in molti hanno due o più posti di lavoro; la crescita dell’occupazione si è arrestata secondo l’indagine sulle famiglie; le offerte di lavoro e le assunzioni sono in calo. A nostro avviso, ciò suggerisce un rallentamento della crescita dell’occupazione e una crescita più debole dei salari.

Come vedete l’evoluzione della crescita salariale? È importante notare che i costi dell’occupazione si stanno riducendo: l’indice dei costi dell’occupazione (ECI) si sta muovendo (lentamente) verso il basso, in linea con le nostre aspettative e con le proiezioni relative alla dinamica dei tassi di abbandono; la crescita dei salari, misurata dalla Fed di Atlanta, mostra una significativa moderazione rispetto al suo picco, mentre la crescita delle retribuzioni ricavata dai dati di Indeed sui nuovi annunci di lavoro mostra che l’aumento dei salari è ora tornato al livello del 2019: ciò suggerisce che la normalizzazione della crescita dei salari proseguirà.

Quali altri segnali indicano un rallentamento significativo?

Indicatore anticipatore: il Leading Economic Index (LEI) del Conference Board a gennaio è sceso per il 22° mese consecutivo, continuando a puntare verso una recessione. Questo indicatore suggerisce che la debolezza potrebbe iniziare a diventare più visibile. Normalmente ci saremmo aspettati una recessione prima, ma questa volta la politica fiscale è stata insolitamente attiva a causa della bassa disoccupazione e dell’eccesso di risparmio delle famiglie.

Stagnazione della produzione industriale: se la produzione nei settori dell’informatica e della difesa è stata forte e in crescita, la produzione manifatturiera complessiva si è deteriorata, trainata in particolare dalle aziende orientate al consumatore finale. Gli indicatori manifatturieri della Fed regionale hanno mantenuto un trend debole e l’ultimo dato ISM manifatturiero ha registrato il 16° mese consecutivo al di sotto di 50, indicando difficoltà prolungate nel settore manifatturiero.

Calo dei margini di profitto: il calo dei margini di profitto (ad es. nell’indice S&P 500, secondo FactSet) incentiverà le aziende a tagliare gli investimenti non redditizi e i costi superflui. Inoltre, le deboli prospettive per i profitti delle piccole imprese (come riportato dall’indagine NFIB), che rappresentano circa il 40% dell’occupazione negli Stati Uniti, sono in territorio recessivo. Ciò dovrebbe indurre una probabile riduzione degli investimenti non residenziali, in conto capitale e per l’occupazione.

Prodotto Interno Lordo vs. Reddito Interno Lordo: il PIL reale ha riaccelerato, mentre il reddito interno lordo reale, che dovrebbe guidare la domanda, è rimasto insolitamente piatto per sette trimestri. La divergenza tra PIL e reddito interno lordo reale suggerisce una maggiore dipendenza dai finanziamenti e l’esaurimento dei risparmi per finanziare la domanda, ma riteniamo che questa situazione dovrà normalizzarsi, soprattutto in un contesto di tassi più elevati.

Politica monetaria restrittiva: l’attività del mercato immobiliare (transazioni di vendita) nel 2023 è stata ai minimi da 20 anni a causa degli alti tassi sui mutui. Alcuni hanno ipotizzato una ripresa nel 2024, ma va considerato che i tassi ipotecari a 30 anni sono nuovamente saliti sopra il 7%. È probabile che l’attività immobiliare riparta, ma da livelli molto bassi.


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Redazione

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