Nel cuore della Val d’Orcia, l’antico borgo di Monteverdi ospita Zita: un ristorante hyperlocal dagli arredi al menù.

Il lavoro è di Foster+Partners non  solo un nome nell’architettura, ma una visione globale.

Questo progetto si concentra su una porzione molto specifica e speciale della Toscana, vicina ai confini con il Lazio e le Marche. Nella Val d’Orcia, patrimonio mondiale dell’UNESCO, tra colline dolci, sorge Castiglioncello del Trinoro, un borgo di 900 anni restaurato dall’avvocato italoamericano Michael Cioffi.

A pochi chilometri da Sarteano, questo borgo è stato trasformato in un hotel diffuso, Monteverdi Tuscany, immerso nel paesaggio rurale. Qui, Foster+Partners e Cioffi, un mecenate delle arti, hanno creato il ristorante Zita, un gioiello di design e gastronomia.

Materiali a chilometro corto

Il raggio minimo fissato da Foster + Partners per reperire ogni elemento di Zita è stato 50 miglia. Soltanto per imbottiti e lampade si è dovuto raddoppiare la distanza. «L’aspetto più interessante del progetto per noi è stato quello di lavorare al contrario», spiega Anderloni. «Prima abbiamo cercato gli artigiani locali e abbiamo pensato a come poter disegnare qualcosa che poi loro potessero realizzare». E infatti, in una celebrazione corale della comunità locale, il falegname signor Neri vive a 5 km da Monteverdi, e lo stesso vale per il fabbro, il signor Giulianini, a cui si devono tutti gli arredi in metallo.

«La pelle toscana è famosissima, quindi abbiamo pensato che dovesse avere un ruolo fondamentale nell’interior: sgabelli, poltrone, sedie, banquette e perfino i display del vino», dice ancora l’architetto.

«Il bancone del bar, invece, è realizzato con un unico blocco di marmo Cipollino con una vena verde. Lo abbiamo preso dalla cava e l’abbiamo lasciato incerto sul fronte mentre il lato è stato scalpellato da un artigiano ottantenne di Carrara. Dallo stesso blocco abbiamo realizzato i lavandini dei bagni e quello che restava è stato venduto», nell’ottica del riutilizzo e del recupero dei materiali alla base dell’intero progetto.

Di recupero sono infatti anche la pietra di Trani dei pavimenti (proveniente da una villa nelle vicinanze), i mattoni delle volte e i piani dei tavoli, ottenuti da planche di legno. E per evidenziarli, si è scelta una mise en place molto semplice, con tovagliette americane in pelle.

Il progetto Zita dimostra come l’architettura e il design possano integrarsi armoniosamente con l’ambiente locale, valorizzando le risorse e le competenze del territorio per creare un’esperienza unica e sostenibile.

www.zita.com


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Redazione Lifestyle

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