di Daniel Zanin, senior analyst, investment research, Invesco
Che cosa affascinante il tempo. Sono secoli che l’uomo prova a dominarlo, nelle scienze, nella letteratura e nella vita di tutti i giorni. Cosa accadrebbe, però, se scoprissimo che il tempo non esiste?
Nel 1905, con la pubblicazione della teoria della relatività ristretta, la nostra concezione di spazio e tempo cambiò radicalmente. Einstein ci donò l’intuizione che, se un corpo si muove rispetto a un altro osservatore, tende a invecchiare meno rispetto a qualunque altra cosa resti ferma. Si introduce così il concetto che il tempo si può dilatare.
Passano gli anni, gli studi e le osservazioni. Nella mente dei fisici si insinua il pensiero che la concezione eraclitea del “tutto scorre” possa, in effetti, rappresentare una realtà fatta di eventi, non di cose. La teoria della gravità quantistica a loop, per la prima volta nel 1967, grazie al lavoro pionieristico dei fisici americani De Witt e Wheeler, descrive, per mezzo di una formula, una realtà fatta di eventi senza tempo. Tempo e spazio, così, non vengono più visti come elementi generali che muovono il mondo, ma come approssimazioni derivanti da una realtà microscopica, fatta di eventi e relazioni.
TEMPO E LONGEVITY
Certo, per chi come noi ha basato la sua intera esistenza guardando l’orologio, è strano pensare a un mondo in continuo divenire senza l’idea dello scorrere del tempo. Come racconta il fisico italiano Carlo Rovelli, però, «non c’è nulla di misterioso nell’assenza del tempo. È solo la conseguenza del fatto che a livello fondamentale non esiste una variabile speciale. La teoria non descrive come evolvono le cose nel tempo, ma come cambiano le cose le une rispetto alle altre, come accadono i fatti del mondo gli uni in relazione agli altri».
In ambito economico e finanziario, tutto ciò si lega al concetto di longevity. Il rischio di vivere più a lungo, se non pianificato, rappresenta una minaccia finanziaria. Aspettative di vita più elevate ci devono fare pensare non al “tempo” di cui potremo usufrire, ma a come cambieranno la nostra vita e la sua qualità in relazione al maggiore numero di giorni che avremo a disposizione.
LA RICERCA DI INVESCO
Così contestualizzati, fanno riflettere i risultati della ricerca condotta da Invesco sul tema della longevity. Soltanto il 3% del campione intervistato appare preparato nella gestione di un’aspettativa di vita in aumento. Nonostante ciò, però, sei persone su 10 reputano la qualità della vita più importante della stessa longevity.
Quest’ultima non sembra una diretta preoccupazione di coloro che hanno risposto. Il dato più sorprendente arriva dal 48% degli intervistati. Questi sembrano seguire un approccio apatico alla pianificazione del proprio futuro, con basse aspettative e modesta proattività. Se siamo davvero interessati alla qualità della vita, però, non possiamo non riflettere sul rischio finanziario che un’esistenza più lunga porta con sé.
PIANIFICARE IL FUTURO
Pensando al primo decennio di vita post pensione, tendenzialmente, immaginiamo hobby, attività ricreative o volontariato. In questa fase, beni materiali e d’investimento, così come proprietà, possono fungere da fonti di finanziamento.
Questi anni, contestualmente, potrebbero anche coincidere con l’inizio di una fase di transizione e di difficoltà o con l’adozione di uno stile di vita commisurato ai risparmi. Da qui nasce l’importanza di mantenere un pensiero costruttivo sull’esigenza di accrescere i propri capitali. È necessario costruire un livello appropriato di rischio di investimento ed è ancora più importante farlo durante tutta la durata del pensionamento.
dal sogno all’incubo
Raggiunta la soglia teorica dei 75 anni, per convenzione accademica, potrebbe aumentare il rischio legato alla durata della vita. Questa fase rappresenta il pericolo dettato dalla longevità. Vivere più a lungo sembra un sogno, ma con il potenziale di trasformarsi in incubo, se non correttamente pianificato. Inflazione, adeguamento dello stile di vita, spese straordinarie e salute potrebbero impattare ed esaurire le riserve di attività finanziarie. Se così fosse, metteremmo a rischio la qualità della vita cui siamo così affezionati. Per questo motivo, a prescindere dalla concezione più o meno tangibile dello scorrere del tempo, ogni fase finanziaria dovrebbe considerare il rischio e le preoccupazioni aggiuntive che il vivere più a lungo porta con sé.
De Witt e Wheeler formularono una concezione teorica senza tempo. Carlo Rovelli ci racconta come la fisica descrive il cambiamento delle cose le une rispetto alle altre. Anche noi, oggi, siamo chiamati a reinventare le nostre decisioni finanziarie a prescindere dal tempo. Sono le nostre azioni a dare vita al naturale scorrere degli eventi. Di conseguenza, dovremmo tutti prestare più attenzione all’importanza e al ruolo di una buona pianificazione finanziaria.
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Redazione
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