
e senior portfolio manager
Flossbach von Storch SE
Quando recentemente i mercati azionari e obbligazionari hanno subito un crollo, il prezzo dell’oro ha raggiunto nuovi record. Bert Flossbach, cofondatore, proprietario
e senior portfolio manager di
Flossbach von Storch SE, spiega i retroscena e, soprattutto, per quali motivi il metallo prezioso potrebbe rimanere importante anche in futuro.
Il prezzo dell’oro continua a salire. È un trend che va avanti da tempo. Ultimamente, però, c’è stata una spinta che è iniziata poco tempo dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti…
«E non è certo una coincidenza. Dopo poche settimane dall’insediamento, Trump ha sconvolto il mondo con una politica caotica in materia di dazi, affari interni ed esteri. Gli alleati sono diventati nemici, i dazi un’arma e l’urgente necessità di ridurre la burocrazia una purga ideologica. Trump sta minando la separazione dei poteri e sembra volere prendere il controllo del Paese con un colpo di stato post-democratico dall’alto. Ciò indebolisce l’economia, l’istruzione e la ricerca e non renderà l’America “great again”».
Qual è il ruolo dell’oro in questa situazione molto particolare creata dall’amministrazione Usa?
«L’aumento del prezzo dell’oro riflette il crescente potenziale di conflitto nel mondo e la preoccupazione per l’elevato debito pubblico e l’indipendenza della Fed sotto Trump. Il presidente della Banca centrale, Jerome Powell, è costretto a fare da capro espiatorio per gli errori del governo. I dazi elevati indeboliscono l’economia e le aziende particolarmente colpite. In questo contesto, diversificazione e flessibilità sono ancora più importanti per gli investimenti. L’oro è l’asset class più apolitica al mondo: le banche centrali e gli investitori in alcune regioni del pianeta vogliono proteggere le loro riserve valutarie dall’accesso del governo statunitense e l’unico attivo grande e liquido che lo consente è il metallo giallo».
I titoli di stato americani, soprattutto se emessi in dollari, valuta di riferimento mondiale, erano considerati un bene rifugio. È cambiata la situazione?
«I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi sono aumentati nella fase calda all’inizio di aprile, quando si sono registrate perdite significative sul mercato azionario. In passato, durante le fasi di turbolenza delle piazze finanziarie, erano diminuiti perché i prezzi erano saliti in seguito a una maggiore domanda. Naturalmente, i titoli governativi statunitensi sono ancora richiesti in tutto il mondo. Tuttavia, i dubbi stanno aumentando».
A che cosa è dovuto?
«È una questione di fiducia. Fiducia nel governo, nell’indipendenza della Fed, che è stata messa in dubbio da un presidente imprevedibile, e contro la quale, quasi ogni giorno, arrivano annunci minacciosi da Washington. Ad esempio, che i titoli di stato statunitensi potrebbero essere confiscati dal governo americano o soggetti a una tassa sulle transazioni, come ha suggerito il presidente degli Stati Uniti nell’ambito di un possibile “accordo di Mar-a-Lago”».
Già prima di Trump i titoli obbligazionari erano al centro dell’attenzione dei mercati…
«Esatto, tutto ciò che stiamo vivendo ora avviene in un contesto in cui i beni reali sono richiesti per ragioni fondamentali. Il debito pubblico è aumentato in modo massiccio e continuerà a crescere in Europa, Cina e Stati Uniti. Allo stesso tempo, i costi dei nuovi prestiti sono in parte notevolmente più elevati rispetto all’epoca dei tassi zero o negativi. Più i vecchi prestiti devono essere rifinanziati a costi elevati e più rapidamente aumenta l’indebitamento complessivo, più diventa costoso per i debitori».
In questo contesto, è aumentato soprattutto il prezzo dell’oro. A cosa è ascrivibile questo apprezzamento?
«È naturalmente dovuto alla domanda di un bene limitato. Un quarto di secolo fa fa con un euro si otteneva 10 volte più oro di oggi. Si tratta di un massiccio deprezzamento della moneta unica nel giro di una generazione, che mette sempre più in discussione la pratica comune di molti risparmiatori di parcheggiare il denaro in liquidità».
Chi sono oggi i principali acquirenti?
«Nel 2024, gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali hanno superato 1.000 tonnellate per il terzo anno consecutivo. Tra i maggiori acquirenti figuravano le banche centrali cinese, indiana, polacca e turca».
Quali sono le conseguenze di tali acquisti per il mercato dell’oro?
«La domanda strategica da parte delle banche centrali, dei governi, ma anche degli investitori con una visione a lungo termine, riduce in modo permanente l’ammontare di oro disponibile. In altre parole: gli strateghi riducono la quantità (limitata) di oro ancora a disposizione degli investitori tattici. È poco probabile che decidano di rimettere sul mercato il metallo prezioso nel prossimo futuro».
E gli acquirenti privati?
«Naturalmente, il prezzo dell’oro ha recentemente beneficiato anche del sostegno degli investitori finanziari, che per lungo tempo si erano astenuti dall’acquisto. Questi non comprano oro fisico, ma Etc, che nella maggior parte dei casi sono garantiti dalla materia prima in questione. Nel primo trimestre del 2025, le riserve globali di oro degli Etf sono aumentate di circa 160 tonnellate, superando quota 2.700 tonnellate. Già allora si era arrestata la tendenza al ribasso degli anni precedenti, ma in aprile quest’ultima ha subito un’ulteriore accelerazione».
Quindi è iniziato tutto prima degli innumerevoli annunci sui dazi?
«Sembra proprio di sì. L’aumento delle riserve auree degli Etf prima delle turbolenze di mercato può sicuramente essere dovuto anche a un effetto di riequilibrio. L’ottima performance del mercato azionario statunitense negli ultimi anni ha reso gli investimenti in oro poco appetibili per gli investitori orientati al rendimento. Ora, però, il rally delle borse sta rallentando e, allo stesso tempo, la situazione geopolitica si sta aggravando. Inoltre, sono emerse preoccupazioni che Trump possa mettere a rischio l’indipendenza della Fed e indebolire il dollaro Usa. Ciò ha rafforzato il ruolo del metallo prezioso, che ha pienamente adempiuto al suo scopo durante le turbolenze».
Qual è la funzione dell’oro rispetto ad altre asset class come le azioni o le obbligazioni?
«L’oro è denaro, la valuta di ultima istanza. Serve come riserva di valore e ha svolto questa funzione per migliaia di anni. Per noi questo metallo prezioso è un’assicurazione, una protezione contro i rischi in tempi di crisi, quando la fiducia nel nostro sistema monetario e finanziario viene meno. Nel nostro fondo multi-asset più grande, Flossbach von Storch-Multiple Opportunities II, disponibile anche in Italia, la quota in oro si è recentemente attestata intorno al 10%».
Questo è stato uno dei motivi per cui durante la crisi ha ottenuto risultati nettamente migliori rispetto ai corrispondenti indici azionari?
«Gli ultimi sviluppi dimostrano ancora una volta che diversificazione e flessibilità negli investimenti non sono parole vuote. Ciò vale non solo per l’oro, ma anche per la selezione dei titoli azionari in un portafoglio, dove qualità, resilienza e prospettive commerciali e redditizie prevedibili sono per noi fondamentali».
Lei investe in oro da molti anni. In Germania, dove la sua società è diventata in una generazione il più grande gestore patrimoniale indipendente, è stato uno dei primi a utilizzare sistematicamente l’oro come asset class strategica. Gli ultimi sviluppi confermano questa decisione strategica?
«Gli attuali sviluppi sottolineano la ragion d’essere dell’oro in un portafoglio diversificato. Ovviamente, avremmo preferito uno sviluppo diverso. Stiamo vivendo una crisi, sia politica, sia economica, che si riflette attualmente sui mercati finanziari e il recente rialzo dell’oro non è quindi motivo di gioia. Anche chi detiene questa materia prima dovrebbe guardare all’aumento dei prezzi con sentimenti contrastanti».
leggi il numero 174
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

