Appollaiata al crocevia tra Europa e Asia, la piccola Georgia ha da tempo attirato l’attenzione della geopolitica.
Un tempo salutata come il beniamino riformista dello spazio post-sovietico, si trova ora in una posizione precaria: economicamente promettente, strategicamente critica, ma politicamente pronta a prendere fuoco. Mentre i leader europei valutano la prospettiva di accogliere la Georgia nell’Ue, gli investitori la guardano con altrettanta attenzione per capire se questo mercato di frontiera merita ancora la sua reputazione di storia di successo o se sta scivolando nell’instabilità.
PROMESSE NELLA PARALISI
Secondo la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, l’economia della Georgia crescerà del 9,5% nel 2024, superando le aspettative e accelerando rispetto al 7,8% del 2023. Il Paese si trova a cavallo del cosiddetto Corridoio di mezzo, una vitale rotta commerciale est-ovest che collega la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale, il Mar Caspio e il Caucaso meridionale.
Con lo spostamento delle catene di approvvigionamento globali che tendono a bypassare la Russia, i porti, le ferrovie e le autostrade della Georgia sono diventati sempre più interessanti per gli investitori occidentali e asiatici.
Tuttavia, l’ottimismo è mitigato da una disfunzione politica cronica: il partito Sogno georgiano, al potere dal 2012, è stato accusato di soffocare il dissenso, indebolire le istituzioni e allontanarsi dalle aspirazioni occidentali del Paese. Una controversa legge sugli “agenti stranieri”, sorprendentemente simile alla legislazione russa utilizzata per imbavagliare la società civile, ha scatenato massicce proteste e provocato allarmi a Bruxelles.
LA QUESTIONE DELL’UE
Nel dicembre 2023, il Consiglio europeo ha concesso alla Georgia lo status di candidato, una pietra miliare simbolica, ma che ha comportato alcuni vincoli.
L’Unione Europea è stata molto chiara: le riforme sullo stato di diritto, l’indipendenza del sistema giudiziario e la lotta alla corruzione non sono negoziabili se la Georgia vuole avanzare la sua candidatura. Sebbene il sostegno pubblico all’adesione all’Ue rimanga superiore all’80%, le azioni del governo hanno sollevato dubbi sul suo impegno all’integrazione. I critici accusano l’élite al potere di fare il doppio gioco: corteggiare Bruxelles per ottenere vantaggi economici e mantenere taciti legami con Mosca per preservare il controllo politico. L’ingresso nell’Unione non è solo un progetto politico, ma anche economico. La piena adesione garantirebbe l’accesso al mercato unico, agli investimenti esteri diretti e ai fondi strutturali che potrebbero trasformare le infrastrutture e i servizi pubblici del Paese. Tuttavia, il cammino è lungo e condizionato e, se il regresso democratico continuasse, la Georgia rischierebbe di sprecare la buona volontà che ha faticosamente dimostrato.
continua a leggere
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

