A colloquio con Andrew Balls, cio Global Fixed Income di Pimco

Quali sono al momento le vostre preferenze  in termini di asset allocation?

«A nostro avviso lo scenario attuale favorisce in maniera chiara la componente obbligazionaria, poiché le azioni presentano quotazioni tuttora elevate. La maniera più diretta per quantificare la nostra tesi è osservare l’equity risk premium al momento disponibile sul mercato.

Con questo concetto intendiamo la differenza fra l’earning yield azionario corretto per il ciclo economico e il rendimento reale dei bond (al netto quindi dell’inflazione).

Questo spread presenta in generale un livello decisamente contenuto e nello specifico delle azioni Usa siamo pressoché a zero. Si tratta peraltro del minimo storico, a fronte, invece, di profitti aziendali che hanno raggiunto il grado più alto di ogni tempo in termini di percentuale rispetto al Pil complessivo».

Vi aspettate un processo di mean reversion? Come potrebbe svilupparsi?

«Un ritorno alla media per un premio al rischio azionario più alto tipicamente richiede un calo dei tassi obbligazionari o una correzione azionaria o entrambi. Un esempio di quanto affermiamo si è verificato nel settembre del 1987, quando, a fronte di una discesa di circa il 25% dell’S&P 500, si registrò un calo di 80 punti base del Treasury trentennale.

Un altro caso tipico può essere individuato nel bear market cominciato a fine 1999 e terminato nel febbraio del 2003: all’epoca si ebbe un crollo del 40% delle quotazioni dell’equity a fronte di una diminuzione di 200 basis point del rendimento reale del trentennale. Come accennato in precedenza, il livello degli utili è già estremamente elevato: l’incertezza geopolitica e l’impatto dei dazi potrebbero dare il via a un periodo di difficoltà».

Al di là dei rischi connessi alle valutazioni delle azioni, ragionevolmente quale tipo di guadagni si può attendere un investitore nel reddito fisso?

«L’obbligazionario di alta qualità si trova oggi nella migliore situazione da diversi anni a questa parte. Dopo i bruschi rialzi dei tassi in seguito alla pandemia, il reddito fisso ha superato gli ostacoli e ora gli investitori possono beneficiare di rendimenti più alti e del potenziale di crescita dei prezzi delle obbligazioni, visto l’ampio spazio di manovra di cui godono le banche centrali per abbassare i tassi.

Il rendimento di partenza di un portafoglio obbligazionario può essere un valido indicatore dei rendimenti attesi.

Per esempio, due noti benchmark di bond di alta qualità, come il Bloomberg U.S. Aggregate e il Bloomberg Global Aggregate, a inizio giugno mostravano valori rispettivamente del 4,74% e del 4,94%. Su questa base i gestori attivi possono mirare a costruire portafogli con rendimenti intorno al 5–7% sfruttando i tassi allettanti offerti da attivi di alta qualità».

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.