Se l’Eurozona abbia raggiunto o stia raggiungendo un punto di svolta è un tema fuor di dubbio appassionante.

L’incertezza che soffia dagli Stati Uniti sta forse diventando un vento di coda perché il Vecchio continente torni finalmente ad avere un ruolo. A parlare di questi temi è Henry Cook, senior european economist di Mufg.

Si discute molto di Europa e del nuovo interesse che si sta riversando anche sui mercati finanziari. Ritiene che ci siano valide ragioni, da un punto di vista macroeconomico, per questo crescente ottimismo?

«Per molto tempo, da un punto di vista economico, gli Stati Uniti hanno sovraperformato l’Europa. È una narrazione che si sente ormai da tempo.  Adesso, in una certa misura, la situazione sta cambiando, visto che l’America sta conoscendo un rallentamento ciclico, dopo una crescita sopra il trend negli anni recenti, esacerbata dalle volatili decisioni di politica commerciale.

I dazi avranno sicuramente un impatto negativo sull’attività del Vecchio continente, almeno nel breve periodo, ma credo che lo scenario di fondo sia incoraggiante. Penso che, se non ci fosse stata l’incertezza delle tariffe, la ripresa ciclica del settore manifatturiero europeo sarebbe stata più sostenuta dopo un lungo periodo di debolezza.

In aggiunta, c’è una riforma fiscale tedesca di grande portata. I dettagli non sono ancora noti su come e quando le risorse saranno allocate, ma il focus sulle infrastrutture sarà particolarmente costruttivo, perché, se usato saggiamente, avrà effetti positivi sui guadagni di produttività nel lungo termine. Ci sono molte opportunità che potrebbero essere facilmente colte dopo anni di sottoinvestimenti».

Quali sono le aspettative di Mufg per la crescita in Europa?

«Ci attendiamo che il Pil americano rallenti bruscamente da +2,8% del 2024 a +1,5% nel 2025. Nell’Eurozona, dall’altro lato, pensiamo che l’attività economica rimanga stabile intorno a +0,9% per quest’anno, un livello simile a quello precedente. Ma ci terrei a sottolineare che l’aspetto interessante della situazione non è tanto la convergenza dei trend, ma quanto sta avvenendo effettivamente in Europa e le prospettive future.

Rimaniamo cautamente ottimisti sulla crescita dell’area euro: il mercato del lavoro è resiliente e il budget tedesco, nel 2026, dovrebbe avere effetti positivi a macchia d’olio per il Continente. Inoltre, c’è la politica monetaria che funge da sostegno al quadro generale, visto che la Bce è ritornata in territorio neutrale per quanto riguarda i tassi d’interesse, che, a nostro parere, potrebbero essere ulteriormente abbassati».

Sino a non molto tempo fa, però, c’erano diverse preoccupazioni sull’Europa: dalla crescita anemica della Germania alla delicata situazione della finanza pubblica della Francia. Per non parlare di altre criticità legate al Vecchio continente, come quelle di natura politica. Ci si è dimenticati di tutto?

«Penso che sia generalmente condiviso che in Europa ci sono sacche di rischio. Non è una novità e non stiamo attraversando una fase particolarmente preoccupante. Ma ci sono anche situazioni come l’Italia, in cui la relativa stabilità del governo attuale è fonte di rassicurazione per gli investitori.

Forse, la volatilità delle decisioni dell’amministrazione americana rende questa caratteristica del  Vecchio continente meno pronunciata e, di conseguenza, c’è minore attenzione sul rischio politico relativo tra le due aree geografiche.  Adesso, in Germania, c’è un nuovo governo che ha assunto un atteggiamento proattivo nei confronti dello stimolo fiscale e che ha dinnanzi a sé un lungo arco temporale per implementare una serie di riforme.

È vero, ci sono in Europa diversi movimenti populisti che attirano l’attenzione, ma bisognerà vedere se, alla resa dei conti, saranno capaci di perseguire i loro obiettivi e riusciranno a raccogliere il consenso necessario per farlo.  Alla fine, è possibile che le persone rifuggano da cambiamenti forieri di ulteriore instabilità».

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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav