Prosegue l’interesse nei confronti del mercato del credito: i rendimenti continuano a essere attrattivi e le imprese sono in uno stato di buona salute. A dialogare sul tema è Derek Hynes, gestore obbligazionario del Wellington Euro Credit Esg Fund di Wellington Management. L’intervista è stata raccolta prima dell’8 luglio.
In quale fase del ciclo del credito ci troviamo?
«Direi che siamo in una fase “mid to late” (metà-fine) all’interno di un ciclo del credito che è stato molto lungo grazie a un settore privato che, generalmente parlando, ha ridotto la leva finanziaria dalla Grande crisi finanziaria in poi, mentre quello pubblico ha visto aumentare il livello del debito. Questa evoluzione è indubbiamente presente anche nel Vecchio continente, dove le imprese godono di bilanci solidi: la loro condizione complessiva, a parità di spread con altre fasi del ciclo, è molto più resiliente, capace di affrontare un peggioramento delle condizioni di mercato».
Perché un ciclo così lungo?
«Credo che l’estensione di questo ciclo del credito possa essere ascritta al fatto che i governi, per sostenere la crescita, si sono fatti carico di gestire le situazioni di crisi attraverso politiche fiscali espansive, che hanno aumentato i loro disavanzi e l’indebitamento complessivo. Questo contesto ha permesso alle imprese di migliorare la propria situazione e ciò spiega il comportamento degli spread dei titoli di credito che si muovono all’interno di un intervallo limitato. Una riprova di ciò è il comportamento di questi ultimi in occasione dell’annuncio sui dazi il 2 aprile: gli spread si sono allargati di circa 25 punti base per poi recuperare buona parte del terreno perso, una volta che l’amministrazione americana ha lasciato spazio alle trattative».
Non ritiene che il recupero delle piazze finanziarie esprima un ottimismo che non poggia su basi concrete?
«È vero che rimane l’incertezza sui dazi, che al momento si attestano su una media tra il 13% e il 14% a livello globale rispetto al precedente 2,5%. Si tratta, in questo caso, di un incremento sostanziale. Tuttavia, guardando all’Europa, non va dimenticato che la Germania ha annunciato un consistente piano di stimolo: 1,1 trilioni di euro, che corrispondono al 20% del Pil tedesco, spalmati su 12 anni, ossia circa 1,6% all’anno di allentamento fiscale per il Paese.
Stimiamo che questa cifra possa avere ricadute positive sulla crescita del Continente pari allo 0,3-0,5% del valore della produzione nazionale. Quindi, penso che un accordo sulle tariffe intorno al 10% con i cosiddetti “good partner” (come è successo per il Regno Unito), spazzerebbe via gran parte dell’incertezza presente attualmente sul mercato. Credo che gli investitori stiano prendendo in considerazione questa ipotesi, in un contesto in cui le politiche fiscali rimangono generalmente accomodanti e la Banca Centrale Europea ha proseguito a ridurre il costo del denaro, a differenza di quanto non ha fatto la Fed».
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Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

