Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer – Equities di Neuberger Berman
Il raggiungimento di un accordo commerciale con gli Stati Uniti, che ha portato a un risultato migliore rispetto alle previsioni più pessimistiche, ha eliminato un’importante fonte di incertezza economica per il Giappone. Questo ha ulteriormente rafforzato i fondamentali del Paese, già in miglioramento, contribuendo a spingere il mercato azionario verso livelli prossimi ai massimi storici.

Nonostante i dazi concordati del 15% sulle importazioni giapponesi siano superiori al tasso del 10%, applicato durante le trattative, questi sono comunque inferiori al 25% minacciato da Trump.
Un aspetto rilevante riguarda il settore automobilistico giapponese, pilastro dell’economia nazionale e principale responsabile del surplus commerciale di 63 miliardi di dollari nei confronti degli Stati Uniti: tale settore sarà soggetto all’aliquota del 15%, senza limiti quantitativi sulle esportazioni verso gli Usa.
Negli ultimi giorni sono però emerse nuove incertezze politiche in Giappone, a seguito delle elezioni del 20 luglio, quando la coalizione di governo guidata dal Primo Ministro Ishiba ha perso il controllo della camera “alta” del parlamento.
Si tratta della terza grande battuta d’arresto elettorale, dopo la perdita della maggioranza dei seggi nella camera “bassa” nell’ottobre 2024. E, più recentemente, la sconfitta alle elezioni nell’assemblea metropolitana di Tokyo. Questi risultati hanno alimentato richieste di dimissioni all’interno dello stesso partito di Ishiba.
Il Primo Ministro ha dichiarato di non avere intenzione di lasciare la carica. Tuttavia, le crescenti speculazioni sul possibile successore del Primo Ministro e l’ipotesi di una coalizione con uno dei partiti di opposizione in forte ripresa—che hanno avanzato richieste di maggiori stimoli fiscali e riduzione delle imposte—hanno contribuito a una nuova impennata dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi con scadenze più lunghe.
Come abbiamo sottolineato nella nostra analisi del mese scorso, il Giappone ha guidato nel corso dell’anno la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato con scadenze lunghe, tra le economie avanzate, in un contesto di rinnovata e maggiore attenzione degli investitori sulla stabilità fiscale.
Guardare oltre la politica
Le dinamiche politiche e la volatilità riscontrata sul mercato dei titoli di Stato meritano un attento monitoraggio. Ma non cambiano la nostra view costruttiva e di lungo periodo sul Giappone. Infatti, avevamo già assunto una posizione di sovrappeso sull’azionario giapponese prima ancora dell’annuncio dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti, siglato lo scorso 22 luglio.
Di fatto, riteniamo che i risultati elettorali non siano sorprendenti, considerando diversi fattori, tra cui la gestione non ottimale dell’inflazione da parte dell’attuale governo e i recenti scandali politici. Per questo motivo, eventuali cambi di leadership non sono, a nostro avviso, determinanti per la crescita e la sostenibilità dello sviluppo economico del Giappone nel medio termine.
Anzi, un eventuale avvicendamento alla guida del Paese, sebbene la situazione possa evolvere rapidamente, potrebbe addirittura favorire l’introduzione di nuove idee e prospettive a sostegno del percorso di crescita del Giappone.
MANTENIAMO UNA VIEW COSTRUTTIVA SUL PAESE
Ci sono varie ragioni per cui siamo costruttivi.
In primo luogo, l’economia giapponese continua a mostrare segnali di rafforzamento. L’inflazione si sta stabilizzando, seppur in modo moderato, al di sopra del target del 2% fissato dalla Bank of Japan. E, secondo la nostra analisi, tale livello è sufficiente a stimolare la crescita di ricavi e utili. Allo stesso tempo, il basso tasso di disoccupazione e i recenti aumenti salariali legati alla carenza strutturale di manodopera hanno favorito un incremento dei consumi tra le generazioni Z e Millennial.
Inoltre, il rafforzamento dello yen rispetto ai livelli dello scorso anno ha contribuito a contenere l’inflazione derivante dalle importazioni.
In secondo luogo, grazie alle riforme in materia di governance societaria e gestione del capitale introdotte negli ultimi anni, le aziende giapponesi sono sempre più attente alla creazione di valore a favore degli azionisti. Questo ha portato a una riduzione delle riserve di liquidità, a una razionalizzazione di partecipazioni incrociate e a una gestione più efficiente del capitale tramite investimenti orientati alla crescita, che riteniamo possano favorire l’aumento degli utili per azione (EPS) nel medio-lungo termine.
Infine, nonostante le prospettive di crescita più solide, operazioni di buyback ai massimi storici e riforme aziendali sempre più a favore degli azionisti, l’azionario giapponese continua a essere “sottopesato” nei portafogli degli investitori e risulta relativamente interessante rispetto ai principali mercati globali.
Ad esempio, il rapporto prezzo/utili prospettico dell’indice MSCI Japan si attesta attualmente a 15,2 volte, contro 19,0 e 22,4 volte rispettivamente per gli indici MSCI ACWI e S&P 500.
Opportunità di crescita nel lungo termine
Continuiamo a monitorare con attenzione sia l’evoluzione del quadro politico sia i possibili nuovi sviluppi nel mercato dei titoli di Stato. Tuttavia, restiamo costruttivi sul Giappone, guardando oltre queste fasi di volatilità di breve termine in un Paese che sta vivendo una nuova fase di transizione economica.
Naturalmente, permangono alcuni rischi nel breve periodo, come la volatilità dei cambi legata agli aggiustamenti di politica monetaria, che lo scorso agosto ha avuto ripercussioni sui mercati azionari.
Tuttavia, riteniamo che le aziende giapponesi di alta qualità possano rappresentare una valida opportunità di investimento nel lungo termine.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

