Durante l’estate, gli indici azionari hanno conosciuto un’accelerazione al rialzo dei loro corsi, con in testa, a fine agosto, le borse dell’Asia orientale seguite da Wall Street, che ha così superato inaspettatamente le piazze finanziarie europee. Di fatto, si può affermare che, a sorpresa, è stata proprio la borsa americana a ripartire, guidata forse da un’esuberanza irrazionale.
Ciò che colpisce è che la forte ripresa è stata trainata ancora una volta dal settore tecnologico, mentre i dati macro hanno evidenziato una crescita economica più contenuta. Si ripropone così il quesito se i prezzi attuali di alcuni titoli rivelano un eccesso di ottimismo o se si sia di fronte agli effetti di una colossale rivoluzione tecnologica in corso
L’S&P 500 è tornato protagonista
A partire da maggio, e per tutti i mesi estivi fino al termine di agosto, i mercati hanno fatto una vera e propria inversione a U rispetto all’andamento del primo trimestre e del drammatico mese di aprile. L’S&P 500, infatti, è tornato protagonista, mettendo a segno una serie di nuovi record fino a sfiorare quota 6.500. Questo livello ha portato il rendimento dall’inizio dell’anno intorno alla soglia del 10%. L’indice Usa, che era uno dei listini meno redditizi a livello globale in questo 2025, ha superato la maggior parte delle borse europee, collocandosi solo dietro a un Estremo Oriente in forte ripresa. Inoltre, il rimbalzo dal bear market primaverile ha evidenziato caratteristiche ai limiti dell’incredibile, soprattutto se si pensa alle condizioni e al modo in cui è avvenuto.
Infatti, a fare riprendere quota al più importante mercato equity del mondo è stato ancora una volta il tema, ormai quasi ossessivo, dell’intelligenza artificiale, che ha spinto, ad esempio, la capitalizzazione di Nvidia oltre la soglia dei 4 trilioni di dollari, una cifra inusitata, mai vista prima nella storia. Inoltre, gli investitori sembrano avere completamente ignorato alcuni segnali macroeconomici non particolarmente incoraggianti e, soprattutto, le incertezze legate a una politica dei dazi dell’amministrazione Trump tuttora di difficile lettura. In realtà, ad analizzare l’andamento dei listini, si può dedurre che ancora una volta lo scenario più probabile è quello che vede l’America scaricare sul resto del pianeta le conseguenze delle proprie discutibili scelte.
L’esuberanza irrazionale
Infatti, mentre l’S&P 500 ricominciava la sua ascesa verticale, la gran parte dell’azionario mondiale, dopo la ripresa di maggio, sostanzialmente ha trascorso un’estate anonima in uno stretto trading range. L’origine di tutto ciò si può in parte spiegare con il ritorno, per usare la storica espressione di Alan Greenspan, dell’esuberanza irrazionale. Molti dei corsi dei titani Usa, infatti, non sono esattamente giustificabili, anche incorporando prospettive di crescita robuste: non a caso non mancano voci di pessimismo nei confronti degli Stati Uniti, come quella di Michel Saugné, cio di La Financière de l’Échiquier:
«Il coefficiente Hopes & Dreams, che misura la parte delle valutazioni non riconducibile alla solidità dei fondamentali, sfiora i livelli della bolla internet. In parallelo, il contesto politico, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, aggiunge una forte dose di imprevedibilità: dazi sette volte più alti rievocano lo spettro di una nuova guerra commerciale. In questo contesto, diventa strategico ridurre la sovraesposizione alle azioni e al debito Usa e riscoprire i meriti del resto del mondo».
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.


