La decisione presa a settembre dalla Fed di tagliare i tassi d’interesse, nonostante fosse abbondantemente attesa dal mercato, ha dato una spinta al rialzo agli asset rischiosi.
Questa evoluzione, però, ha preso corpo in un contesto in cui rimangono diverse incertezze legate all’inflazione e all’andamento dell’economia. Con la recente mossa, l’istituzione Usa ha deciso di prestare molta attenzione all’indebolimento del mercato del lavoro; la lettura degli operatori è che si sia, comunque, dinnanzi a una ripresa dei tagli da parte della Fed.
Lo scenario è quello in cui si è assistito a un irripidimento della curva dei rendimenti sulle lunghe scadenze dei titoli governativi, quasi a dimostrazione del fatto che, soprattutto quelli occidentali, non costituiscono più un’attività risk-free. In questo quadro ancora d’incertezza, il debito degli stati è aumentato, mentre è scesa la leva finanziaria delle imprese. I corporate bond diventano così un pilastro fondamentale nell’allocazione in titoli del reddito fisso, tesa a ottenere un minimo di rendimento limitando i rischi e a costituire una base difensiva dei portafogli tramite le emissioni Ig
La manovra della FED
Alla fine, lo scorso 17 settembre è arrivato il taglio di 25 punti base dei Fed Fund da parte della Banca centrale statunitense. Si tratta di una delle manovre più annunciate nella storia dei mercati, ma, ciò nonostante, gli investitori hanno reagito spingendo ulteriormente al rialzo gli asset rischiosi. Questo sviluppo, in sé abbastanza prevedibile, è avvenuto però all’interno di un quadro caratterizzato da dati sull’inflazione non dei più rassicuranti e da un rallentamento economico cui si aggiungono gli effetti del (si spera) temporaneo shutdown del governo statunitense. In pratica, sta diventando difficile per la più importante istituzione monetaria del pianeta riuscire a rispettare il proprio doppio mandato: contenere i prezzi e sostenere l’occupazione. Per il momento, si è scelto, con mille ritrosie, di privilegiare quest’ultima, che, in effetti, negli ultimi mesi è stata caratterizzata da un forte indebolimento. Per quanto riguarda il trimestre finale del 2025 e l’anno prossimo, non c’è, però, alcuna certezza e neppure grande visibilità.
Non è infatti incredibile pensare che l’estrema cautela della Federal Reserve possa portare nel 2026 a condizioni finanziarie più rigide di quelle che oggi vengono incorporate dai mercati.
Un comunicato da falco
Sulle scelte della Fed sono interessanti le considerazioni di Brij Khurana, fixed income portfolio manager di Wellington Management:
«La Fed ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base, come previsto. Una grande sorpresa è stata che solo il governatore Stephen Miran ha dissentito e ha spinto per una riduzione dello 0,50%. C’erano state speculazioni sul fatto che, sia il governatore Christopher Waller, sia il governatore Michelle Bowman, avrebbero spinto per un taglio di 50 punti in questa riunione. Alla fine, il comunicato è risultato da falco, poiché la Fed ha riconosciuto che i rischi al ribasso per l’occupazione sono aumentati, ma ha anche menzionato che l’inflazione è salita. nonostante la mediana delle proiezioni dei membri della Fed indichi altri due tagli entro la fine dell’anno, in linea con le aspettative del mercato, il “dot” per il 2026 è sceso solo di 25 punti base, al 3,375%, ed è ben al di sopra delle aspettative che vedono un tasso inferiore al 3% entro la fine del prossimo anno. Sebbene il mercato consideri i due ulteriori tagli nel 2025 come una mossa da colomba, nel complesso riteniamo che il messaggio sia da falco. Waller e Bowman non hanno votato per una riduzioine di 50 punti base come il mercato aveva ipotizzato, il “dot” 2026 non è sceso ai livelli attesi dal mercato e la Fed continua a riconoscere la persistenza dell’inflazione».
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

