Se i titoli Ig possono costituire un trade-off con i governativi, quelli Hy possono essere un’alternativa per diminuire di qualche punto l’esposizione azionaria. In aggiunta, non va dimenticato che questo segmento delle obbligazioni societarie ha visto aumentare la qualità degli emittenti che, nel tempo, hanno diminuito la leva finanziaria e migliorato la loro situazione patrimoniale.
Non è forse un caso che nelle fasi turbolente di mercato abbiano mostrato maggiore resilienza rispetto al passato. L’ascesa qualitativa degli emittenti ha fatto salire le valutazioni dei titoli Hy, che però rimangono inferiori a quelle dei titoli azionari. Inoltre, la diminuzione dell’offerta sul mercato primario di queste emissioni a fronte di una domanda sempre più robusta costituisce un ulteriore supporto a questa classe di attivo
Lo strano toro che si aggira sui mercati negli ultimi tempi, tanto fragile quanto favorevole al mondo aziendale, può trovare una sua declinazione anche scendendo nel territorio degli high yield. In questo caso non si può parlare di trade-off fra credito e titoli di stato, come nel caso dell’investment grade, ma questa asset class può specularmente costituire una valida alternativa per diminuire di qualche punto un’allocazione azionaria che oggi alcuni elementi di inquietudine lo genera. Innanzitutto, va detto che questo segmento del reddito fisso da anni sta beneficiando di un progressivo e strutturale incremento della qualità dei propri emittenti. Il periodo del denaro ultra-facile, culminato con la pandemia, ha infatti portato a un’enorme raccolta di capitali, utilizzati negli anni successivi per schivare gli effetti del rialzo del costo del denaro.
L’ultimo lustro, peraltro, è stato in moltissimi casi speso dalle aziende per progredire ulteriormente nell’ambito dell’efficienza della gestione. I risultati di tutto ciò possono essere sintetizzati con l’affermazione che questo insieme di titoli oggi è più vicino all’investment grade rispetto al passato.
Trasformazione significativa
Qualche elemento specifico decisamente interessante viene fornito sul tema da Edward Harrold, investment director di Capital Group:
«La composizione del mercato high yield ha subito una trasformazione significativa negli ultimi due decenni. Dalla crisi finanziaria globale c’è stato un trasferimento della leva dal settore privato (aziende e famiglie) a quello pubblico e tutto ciò ha reso molto più disciplinato l’approccio al debito delle imprese. Di conseguenza, la qualità delle società incluse nell’indice Hy è sensibilmente migliorata. Mentre la fascia BB, il segmento di qualità più elevata dell’Hy, attualmente rappresenta oltre il 50% dell’indice, negli ultimi 15 anni le categorie B e CCC hanno subito una riduzione. Allo stesso tempo, le obbligazioni garantite hanno raggiunto un massimo storico e rappresentano circa il 34% del mercato».
Lo stesso Harrold dall’altra parte porta all’attenzione un fattore che ogni investitore in quest’area deve tenere bene a mente: gli spread attualmente quotati sono decisamente contenuti:
«Questo cambiamento strutturale, guidato da emittenti che cercano di ridurre i costi di rifinanziamento fornendo garanzie, soprattutto tra i titoli con rating inferiore, ha influito sul cambiamento della qualità del rating, con maggiori tutele per gli investitori. I miglioramenti della qualità e della struttura spiegano non solo perché gli spread sono stati scambiati sotto le medie storiche negli ultimi anni, ma anche perché il mercato Hy è stato resiliente in periodi di stress e gli investitori, di conseguenza, assumono un rischio di credito inferiore, con buoni risultati».
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Redazione
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