Negli ultimi cinque mesi, circa, i titoli tecnologici sono costantemente saliti, assorbendo ogni breve correzione dei corsi, guidati ancora una volta dal tema dell’intelligenza artificiale. Ma a differenza di quanto successe ai tempi della bolla dot-com, questa volta le ricche valutazioni delle società It sono sostenute da utili molto consistenti.
E che il contesto rimanga ancora favorevole lo testimoniano i livelli di capex legati all’Ai, che hanno registrato somme da boom. Il trend è così forte che non è escluso che ci possa essere un decoupling tra alcuni titoli hi tech e il resto del mercato. Inoltre, la diffusione di queste nuove tecnologie sembra molto rapida e si traduce celermente in monetizzazione. Ma occorre prestare attenzione, perché in simili rivoluzioni tecnologiche ci sono sempre vinti e vincitori
Se guardiamo la crescita del Nasdaq 100 e del Nasdaq Composite, i due principali benchmark tecnologici americani, dall’ultimo maggio a oggi si nota immediatamente che negli ultimi cinque mesi le azioni hi-tech sono salite come una linea dritta, con qualche brevissimo e contenuto episodio di volatilità e vendite borsistiche immediatamente assorbite da nuova liquidità. Il tema dell’Ai in questo exploit si è trasformato in una sorta di monomania, che inevitabilmente porta a chiedersi se stiamo assistendo a una bolla oppure no. La risposta non è semplicissima da elaborare, ma diverse caratteristiche emerse in questo macrotema inducono a orientarsi verso il no.
Le Magnifiche sette
Uno dei refrain più utilizzati per descrivere sarcasticamente l’irrazionalità degli investitori sottolinea che essi tendono ad attribuire a un nuovo comparto, che suscita entusiasmi inusitati, caratteristiche uniche e diverse dalle bolle del passato: il famigerato “This time is different”. Questa volta, però, forse siamo davvero di fronte a un nuovo mondo di cui si fa fatica a definire i contorni e, elemento ancora più importante, che sta rapidamente dispiegando il proprio impatto su economia e risultati aziendali. Proprio da questi ultimi conviene partire per mettere a fuoco che l’intelligenza artificiale, e i sottotemi in cui essa si dipana, hanno già portato a un paradigma profondamente diverso rispetto, ad esempio, ai driver che guidarono l’ascesa dei colossi dell’It nel 2020-2021. Innanzitutto, in termini di meri multipli di mercato, le Magnifiche sette sono sì costose, ma a fronte di profitti senza precedenti per quantità, crescita continua e visibilità in ogni quadro macro.
In pieno decoupling
In pratica quello che fino al 2022 era, in linea con le tipiche caratteristiche dell’equity growth, un mega-settore a elevata duration incline a bear market facilmente sconfinanti nel panico a fronte di condizioni finanziarie più rigide, oggi appare in pieno decoupling rispetto a tutto ciò che di poco entusiasmante accade negli Usa e nel mondo. I concetti appena espressi vengono riassunti in maniera vivida da Tim Murray, Cfa, capital markets strategist, multi-asset division di T. Rowe Price:
«Oltre alle preoccupazioni per il forte aumento dei dazi, i settori dell’economia statunitense sensibili ai tassi di interesse hanno mostrato una significativa debolezza da quando la Federal Reserve ha aumentato i saggi nel 2022. Per 31 degli ultimi 33 mesi, l’indice delle condizioni manifatturiere dell’Institute for supply management è rimasto al di sotto di 50, un livello che indica una contrazione più che un’espansione. Un periodo così prolungato di debolezza del settore manifatturiero statunitense è senza precedenti, al di fuori delle fasi di recessione. Anche l’immobiliare ha registrato una notevole debolezza, poiché i tassi ipotecari sono rimasti ostinatamente elevati. Dall’altra parte, gli investimenti in Ai hanno registrato un boom, trainati da quattro società tecnologiche a mega capitalizzazione note come “hyperscaler” (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft)».
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

