di Daniel Zanin, senior analyst, investment research, Invesco
Tra una pausa caffè e una chiacchierata in ufficio, è facile ritrovarsi a parlare di sorpassi leggendari e strategie al box, soprattutto quando c’è un collega appassionato di Formula 1 (F1). È proprio lui ad avere ispirato la riflessione che lega finanza e motori, perché ricerca d’innovazione, performance e regolamentazione caratterizzano tanto le borse, quanto i paddock del circuito mondiale.
Anche chi non segue la F1 ricorderà quel tragico 1º maggio 1994, una data impressa nella memoria collettiva. Erano le 14:17 sul circuito di Imola, quando alla curva Tamburello, Ayrton Senna uscì di pista sulla sua Williams Fw16. L’incidente fu mortale e seguì di appena un giorno la scomparsa di Roland Ratzenberger. Un fine settimana drammatico che segnò per sempre la storia di questo sport. Quell’anno fu uno spartiacque. La Federazione mondiale decise che le regole tecniche andavano riviste. L’innovazione, spinta al limite, aveva reso le monoposto troppo pericolose.
“Animal spirits”
Velocità, competizione e ambizione di eccellere caratterizzano tanto i piloti quanto gli investitori. I primi cercano il successo in pista, gli altri quello sui mercati, a volte spingendosi entrambi oltre il limite. Parafrasando John Maynard Keynes, forse sono mossi da quegli “animal spirits” descritti nella “Teoria Generale”, ossia spinte spontanee all’azione che sfuggono alla razionalità e che possono spiegare bolle speculative, crolli improvvisi e cicli economici non sempre interpretabili attraverso i soli dati oggettivi. Quando l’euforia va oltre il limite, però, servono nuove regole. È accaduto dopo numerosi incidenti in F1, è accaduto con lo scoppio della bolla delle dot-com nel 2000 o con i subprime nel 2008.
il genio di colin chapman
L’innovazione, però, rimane un elemento chiave in questi settori. Negli anni ’70 Colin Chapman, geniale ingegnere della Lotus, introdusse soluzioni che rivoluzionarono drasticamente le monoposto: dal telaio monoscocca alle sospensioni, fino al concetto di “effetto suolo”. Tecnologie talmente efficaci da essere adottate subito anche dagli avversari e, in breve, limitate dal regolamento.
Questa dinamica, a pensarci bene, ricorda quanto visto in finanza con l’introduzione degli Etf. Strumenti semplici, liquidi e a basso costo, che hanno segnato un vero punto di svolta. Introdotti e replicati su larga scala, saranno presto oggetto di nuovi criteri regolamentari per incanalarne l’uso. Innovazione, rincorsa, regolamentazione: che si tratti di auto da corsa o strumenti finanziari, lo schema è sempre lo stesso.
C’è poi un altro aspetto che lega questi due mondi: l’accessibilità. La Formula 1, fino a non molto tempo fa, poteva essere considerata come uno sport per pochi appassionati. Con l’arrivo di Liberty media e il successo della serie Netflix “Drive to survive”, il linguaggio tecnico si è trasformato in narrazione pop, fatta di rivalità tra piloti e di colpi di scena. Lo stesso è accaduto con la finanza: un tempo riservata a professionisti e a grandi investitori, oggi è molto più comprensibile, accessibile e diffusa. L’educazione finanziaria, le piattaforme online e un linguaggio meno criptico hanno aperto la porta anche a chi non ha un passato da “operatore di mercato”.
occorre un arbitro
Naturalmente, come in F1, ci deve sempre essere un arbitro. In pista è la Fia a stabilire i limiti di peso, aerodinamica o consumo di carburante. Nei mercati sono le banche centrali e le autorità di vigilanza a fissare paletti su liquidità, capitale e rischi assunti dai gestori. Non sempre le regole piacciono, spesso sembrano un freno alla creatività, ma senza di esse saremmo protagonisti di un maggiore numero di incidenti, sia automobilistici, sia finanziari.
A pensarci bene, la finanza, nel suo mondo apparentemente distante, vive la stessa tensione di una scuderia del motorsport: creare strumenti più efficienti per correre più veloce degli altri, cercando quel giro perfetto in un tracciato fatto di tassi, spread e innovazioni tecnologiche.
una lezione per tutti
La lezione che arriva da entrambi i mondi è semplice, ma cruciale: la corsa non si ferma, ma deve avere delle regole, altrimenti il rischio è che l’euforia prenda il sopravvento e che, nel tentativo di essere i più veloci, si perda di vista la sicurezza dell’intero circuito.
Formula 1 e finanza raccontano, in fondo, la stessa storia: quella di una competizione che non smette mai di reinventarsi.
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Redazione
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