Il problema maggiore per chi opera con le fintech è riuscire ad avere dati attendibili sulle persone o le società alle quali vengono offerti servizi finanziari. Le banche, che hanno una grande quantità di informazioni, se le tengono ben strette. Ma sembra che la situazione stia cambiando. A parlarne è Federico Masi, co-founder e ceo di FlowPay, istituto di pagamento autorizzato dalla Banca d’Italia e da quest’anno parte del gruppo Bancomat.
Può ripercorrere la storia della vostra società?
«FlowPay nasce come azienda nel 2019, favorita dalla contingenza storica che vedeva all’epoca due grandi fenomeni crescere a dismisura. Da una parte, si cominciava a parlare con sempre maggiore insistenza di smart contract, mentre dall’altra iniziava a crescere il settore dell’open banking, dopo la ricezione della direttiva Psd2 nelle maggiori economie europee. Da queste premesse, la nostra azienda fu creata con l’idea di modernizzare un classico servizio bancario come la Riba. Volevamo infatti creare uno smart contract in euro in grado di automatizzare, sotto certe condizioni, i pagamenti fra aziende. L’obiettivo era integrare questa tecnologia con i software gestionali utilizzati dalle imprese e riuscire a offrire uno strumento che aiutasse in maniera più concreta le Pmi a prevedere e gestire i flussi della propria liquidità, notoriamente un problema annoso per il comparto».
Qual è stata la reazione del mercato?
«Noi siamo stati il primo gruppo in Italia a ottenere nel 2021, sia la licenza di Pisp, un soggetto autorizzato nell’alveo del paradigma dell’open banking a iniziare un pagamento da un conto bancario di un cliente, sia di Aisp, cioè una società che è autorizzata a leggere le informazioni dagli istituti di credito. Eravamo, quindi, in una posizione ideale, anche se, purtroppo, la reazione immediata non fu particolarmente incoraggiante. Infatti, il mercato dei gestionali in Italia è estremamente frammentato, con circa 800 operatori presenti. Si tratta di soggetti che spesso sono molto gelosi della loro clientela e poco inclini ad aderire a progetti di integrazione, se non con una logica verticale che ha visto alcuni player in questo ambito acquisire diversi istituti di pagamento. Proprio per superare tali difficoltà, abbiamo sviluppato quelle che sono tuttora le nostre tre linee di servizio più innovative e a maggiore valore aggiunto.
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

