Se gli sforzi volti a stimolare la domanda interna dovessero prendere slancio, le condizioni per una ripresa dei crediti e dei titoli azionari potrebbero essere sostenute. Stephen Chang, Managing Director e Portfolio Manager, Adam Bowe, Executive Vice President e Portfolio Manager e Tomoya Masanao, Head of Asia-Pacific Portfolio Management di Pimco e Co-Head of Pimco Japan

 

Dopo un solido 2025, la crescita della Cina è destinata a rallentare verso il 4% circa, poiché l’impulso dato dalla diversificazione delle esportazioni e dagli aggiornamenti industriali basati sull’intelligenza artificiale inizia a svanire.

La Cina continua a godere di notevoli vantaggi in termini di scala produttiva e costi, e il 15° Piano quinquennale (2026-2030) pone maggiore enfasi sulla produttività, lo sviluppo tecnologico e le infrastrutture strategiche. Queste priorità dovrebbero aiutare la Cina a continuare ad espandere la propria quota di esportazioni globali e a salire ulteriormente nella catena del valore.

La domanda interna, tuttavia, mostra scarsi segni di ripresa. Le vendite al dettaglio stanno perdendo slancio con l’attenuarsi dell’effetto del programma di sostituzione dei beni avviato lo scorso anno, mentre gli investimenti sono frenati dal rallentamento delle attività infrastrutturali e dalla ristrutturazione in corso nel settore immobiliare, che continua a pesare sulla fiducia e a favorire un elevato risparmio precauzionale.

L’inflazione dovrebbe rimanere contenuta, grazie alla politica “anti-involuzione” del governo volta a frenare l’eccessiva concorrenza sui prezzi e la sovraccapacità produttiva, che contribuirà a compensare alcuni squilibri tra domanda e offerta.

I deficit fiscali sono destinati ad aumentare, poiché le autorità ampliano il sostegno ai consumi, al welfare sociale, alle infrastrutture strategiche e alla stabilizzazione del mercato immobiliare. La Banca popolare cinese (PBOC) dovrebbe estendere l’allentamento monetario attraverso tassi più bassi, ampia liquidità e altri strumenti speciali.

Nonostante le continue tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, la capacità di esportazione e i vantaggi in termini di costi della Cina dovrebbero sostenere la sua quota di mercato globale, anche se gli effetti positivi sulla regione saranno più limitati rispetto ai cicli precedenti.

L’andamento delle esportazioni nel resto dell’Asia dovrebbe rallentare rispetto ai livelli elevati dello scorso anno, poiché gli effetti persistenti dei dazi e l’intensificarsi della concorrenza cinese pesano sul commercio. Le economie meno legate al ciclo dei semiconduttori potrebbero subire maggiori pressioni sul conto corrente, mentre quelle più aperte continueranno a beneficiare della domanda più solida di beni tecnologici.

I prezzi più contenuti delle esportazioni cinesi contribuiranno a contenere l’inflazione in tutta l’Asia, ma potrebbero anche pesare sulle bilance commerciali e sugli utili societari in diversi mercati. I lenti progressi della Cina nel riequilibrio dei consumi e la sua attenzione allo sviluppo tecnologico interno continueranno a plasmare le dinamiche regionali.

Opportunità di investimento:

Le prospettive a breve termine per le obbligazioni cinesi rimangono favorevoli, in particolare per i titoli di Stato a più lunga scadenza, in un contesto di inflazione contenuta e di continuo allentamento monetario.

 

 

 


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Redazione

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