Riteniamo che vi siano cinque motivi per includere il reddito fisso in euro nell’allocazione obbligazionaria. Johann Plé, Senior Portfolio Manager, Fixed Income, AXA IM, BNPP AM
Esposizione a molteplici motori di performance
Il segmento euro offre accesso a un’ampia gamma di titoli sovrani, quasi-sovrani e obbligazioni corporate sia investment grade sia high yield. Nel 2025, sebbene il debito sovrano non abbia contribuito in modo significativo ai rendimenti complessivi, alcuni Paesi hanno registrato performance nettamente superiori. Il debito sovrano “periferico”, ad esempio, ha sovraperformato i titoli core dell’area euro di quasi il 3%, grazie a una maggiore disciplina fiscale e a prospettive di crescita più favorevoli. Anche il credito investment grade in euro ha evidenziato solidità, con rendimenti superiori al 3%, mentre il segmento subordinato investment grade ha superato il 5%. Questa pluralità di fonti di rendimento evidenzia come la gestione attiva possa incidere in modo determinante sui risultati e offrire opportunità anche nel 2026.
Rendimenti dei bond in euro prossimi ai massimi storici
Molti investitori potrebbero orientarsi verso l’high yield per incrementare il reddito, ma con spread già compressi il premio per il rischio aggiuntivo non appare particolarmente generoso. In questo contesto, la qualità e la diversificazione del mercato euro assumono un ruolo rilevante. Con un rendimento vicino al 3%, il Bund tedesco decennale è tornato sui livelli del 2011, ben al di sopra della media ventennale dell’1,8%. Nel frattempo, i tassi monetari sono scesi dopo che la European Central Bank ha ridotto i tassi al 2%. I Treasury statunitensi a dieci anni, scesi dal picco del 5%, si attestano intorno al 4,20%, che equivale a circa il 2,50% una volta coperti dal rischio cambio in euro. La volatilità dei tassi, che era raddoppiata nel 2022 e negli anni successivi, si è attenuata nel 2025. I rendimenti sono saliti senza un corrispondente aumento della volatilità, un elemento rilevante: i rendimenti dei Bund decennali risultano elevati non solo in termini storici ma anche su base corretta per la volatilità. Ciò rende le obbligazioni in euro interessanti sia in termini assoluti sia relativi.
I fondamentali dell’Eurozona appaiono positivi
L’inflazione si colloca ora sul target del 2% fissato dalla Bce, e potrebbe scendere ulteriormente nel 2026. Anche considerando il piano fiscale tedesco, il deficit di bilancio dell’area euro dovrebbe mantenersi poco sopra il 3% del PIL, un quadro ben diverso da quello statunitense, dove l’inflazione resta superiore al target della Fed e il disavanzo potrebbe avvicinarsi al 6%. Parallelamente, l’economia europea dovrebbe beneficiare di maggiori stimoli fiscali, con effetti positivi sulle prospettive di crescita e sui fondamentali societari. Con inflazione sotto controllo, migliori prospettive di crescita, maggiore flessibilità fiscale e tassi ufficiali in territorio neutrale, il reddito fisso in euro appare ben posizionato.
Il ruolo sostanziale dei bond nella mitigazione dei drawdown
Il reddito fisso svolge tradizionalmente una funzione difensiva in un’allocazione multi-asset globale. Nei periodi di avversione al rischio, quando i mercati azionari scendono, le obbligazioni dovrebbero fungere da ammortizzatore grazie al calo dei rendimenti. L’obiettivo non è tanto massimizzare il rendimento quanto gestire il profilo di rischio del portafoglio. I dati storici mostrano che la combinazione di azioni e obbligazioni riduce i drawdown massimi senza incidere sullo Sharpe ratio. In una fase di elevata incertezza, dopo anni di performance azionarie robuste, la protezione dai ribassi torna quindi centrale. In questo contesto, il reddito fisso in euro, che presenta la correlazione più bassa con l’azionario rispetto ad altri segmenti obbligazionari, appare particolarmente adeguato e può svolgere una funzione di bene rifugio.
Una volatilità più elevata rappresenta un’opportunità
Pur essendo diminuita nel 2025, la volatilità del reddito fisso in euro rimane superiore alla media degli ultimi dieci anni. È soprattutto la componente tassi ad aver determinato l’aumento negli ultimi quattro anni, contribuendo oggi a circa il 90% della volatilità complessiva, rispetto a una media storica intorno al 75%. Questo contesto crea margini per una gestione attiva della duration. Nel 2025 il rendimento del Bund decennale è salito di quasi 50 punti base, con dieci movimenti superiori a 30 punti base, quattro dei quali al ribasso. Una gestione flessibile consente non solo di attenuare le fasi di sell-off, ma anche di sfruttare pienamente i rally dei tassi. In un mondo caratterizzato da imprevedibilità e rischi di coda multipli, la volatilità è destinata a persistere, così come le opportunità di migliorare il profilo rischio-rendimento.
Redazione
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