Nel nuovo anno sarà decisiva una gestione abile del beta dei portafogli, ovvero la variazione della loro esposizione ai rischi di mercato. Didier Saint-George, managing director e membro del comitato di investimento strategico di Carmignac.

Un buon punto di partenza, prima di iniziare ad analizzare le prospettive di investimento per il 2020, è avere una chiara comprensione di come i mercati sono arrivati al punto in cui si trovano oggi. Quali sono state quindi le dinamiche intervenute fino agli ultimi mesi? Il risultato, come sempre, dell’azione combinata di tre driver fondamentali: da un lato l’andamento della realtà economica, dall’altro il sentiment degli investitori, in grado di passare dall’entusiasmo al panico e viceversa, dimostrato dal loro posizionamento, e infine il mutamento del contesto di liquidità disponibili con un impatto complessivo sui prezzi di mercato. Lo scenario economico è stato caratterizzato negli ultimi dieci anni da tassi di crescita generalmente bassi ma positivi. L’economia mondiale dopo aver avuto difficoltà a riprendersi dal grande shock della crisi del 2008 e poi da quella del 2011, si è rafforzata attraverso mini cicli intermedi. Questi ultimi si sono registrati durante la breve ripresa nel 2012- 2013, a cui ha fatto seguito un calo nel 2014-2015, seguito a sua volta da una nuova ripresa nel 2016-2017, a cui si è succeduto il rallentamento del 2018-2019.
Investitori disorientati
Nel momento in cui il sostegno monetario e l’allontanamento degli scenari catastrofici hanno favorito il ritorno della propensione degli investitori per i titoli azionari, l’Amministrazione Trump apre un nuovo fronte di incertezze in Medio Oriente, con una strategia politica che non è affatto priva di rischi. Allo stesso tempo verranno avviati negoziati commerciali serrati tra il Regno Unito e l’Unione Europea – così come la seconda fase dei negoziati tra Cina e Stati Uniti; inoltre le elezioni primarie statunitensi in calendario consentiranno presto di prevedere chi dovrà affrontare Donald Trump in occasione delle elezioni presidenziali del prossimo novembre, una sfida cruciale per i mercati. Di conseguenza la ripresa del sentiment degli investitori, che aveva svolto un ruolo importante nell’apprezzamento dei mercati lo scorso anno, nel 2020 potrebbe essere destabilizzato in diverse occasioni. Prevediamo che una gestione abile del beta dei portafogli, ovvero la variazione della loro esposizione ai rischi di mercato, possa svolgere un ruolo più importante rispetto al 2019 in termini di generazione di rendimento.
In base all’analisi, ci pare attualmente che l’interazione dei tre principali driver di mercato lasci intravedere per il 2020 un’alternativa molto meno binaria rispetto agli ultimi due anni. Il 2018 era iniziato con un posizionamento molto ottimistico degli investitori, visibilmente poco consapevoli dei pericoli di un inasprimento monetario annunciato, applicato a economie in rallentamento. Il 2019, invece, era iniziato con un estremo pessimismo, che lasciava intravedere un’asimmetria positiva dei rischi di mercato, tempestivamente concretizzatasi attraverso il cambio di rotta a 180 gradi della politica monetaria statunitense, e successivamente attraverso la riduzione dei rischi politici. Al momento nessuna polarizzazione di tale portata, ma mercati ancora inebriati dalle dinamiche di fine anno e quindi esposti, a causa della loro crescente vulnerabilità, a errori delle politiche, e non solo quelle monetarie. Pertanto, a differenza del 2019, riteniamo che quest’anno bisognerà sicuramente dare prova di una gestione realmente attiva e molto meno di tendenza.
Redazione
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