di Heidi Foppa

Ricordo bene la polemica che scoppiò nel bel mezzo di una discussione pubblica tra esperti di gestione e investitori, qualche anno fa a Francoforte. Il rappresentate di una fondazione di rilievo criticò apertamente i gestori, tra i più famosi del mondo, perché incapaci di generare adeguate performance finanziarie, un risultato per lui cruciale, poiché, grazie al rendimento degli investimenti, la fondazione poteva perseguire i suoi scopi istituzionali. Criticava la visione olistica, che io invece promuovevo, cioè che una fondazione deve misurare l’impatto complessivo di tutti gli attivi in portafogli. 

Questo fatto comporta meno pressioni sui rendimenti “a tutti costi” e più attenzione a un portafoglio qualificato “sostenibile”.  Se il patrimonio in gestione viene investito in aziende che abusano dei diritti umani o delle risorse naturali per produrre rendimenti alti e poi si usano questi guadagni per finanziare iniziative sociali o culturali, nella migliore delle ipotesi abbiamo un risultato a somma zero. Perché, allora, non prendere un po’ di rischio imprenditoriale per investire direttamente in imprese sociali con lo scopo di ottenere un ritorno di capitale e un rendimento?    

Di fatto l’approccio dell’impact investing è nato dalla continua ricerca di trovare sistemi e meccanismi di finanziamento più efficienti e scalabili per mobilitare il capitale del settore privato in modo innovativo, per risolvere i problemi sociali, economici e ambientali a livello globale. Nel 2007, il termine “investimento a impatto” è stato coniato presso il Centro Bellagio della Fondazione Rockefeller in Italia, dando un nome agli investimenti effettuati con l’intenzione di generare, sia ritorno finanziario, sia impatto sociale e/o ambientale. 

Dieci anni dopo è fantastico notare l’interesse e la disponibilità di tanti investitori istituzionali a investire. In Svizzera si contano oltre 13 mila fondazioni e il settore è in piena trasformazione, segnalando un desiderio di cambiamento del modo di fare filantropia. Forse manca ancora una sufficiente competenza finanziaria e imprenditoriale che renda l’approccio scalabile.

AL TIMONE DELL’INNOVAZIONE

Le fondazioni bancarie possono fare la parte dell’educatore e dell’ispiratore. È incoraggiante vedere che cosa sta già succedendo in merito.

La Fondazione Cariplo, per esempio, è guidata dalla convinzione che l’investimento in cultura generi un importante impatto, non solo economico, sul territorio: dal 1990 ha distribuito oltre un miliardo, con un’attenzione particolare al patrimonio storico-architettonico, alla sua conservazione e valorizzazione, senza tuttavia trascurare l’ambito delle attività artistiche e culturali. Ma il campo di gioco per le fondazioni di origine bancaria è limitato: per legge possono destinare risorse unicamente a iniziative non profit, mentre in molti settori dell’economia culturale e creativa (dall’editoria all’audiovisivo, dalla comunicazione alla moda e al design) prevalgono operatori con finalità di lucro. 

TANTI STRUMENTI CARIPLO

Ma i rappresentanti non si fermano e negli anni recenti la Fondazione si è dotata di nuovi strumenti, quali Cariplo factory, Fondazione social venture Giordano Dell’Amore e Meet-Centro internazionale per la cultura digitale e più di recente ancora con la Fondazione social venture Gda che nasce dalla combinazione di Fondazione opere sociali (Fos) e Fondazione Giordano Dell’Amore (Fgda) nell’ambito del programma Cariplo social innovation. La Fondazione promuove attivamente lo sviluppo della finanza ad alto impatto. L’Impact weekly report della Fondazione social venture Gda viene pubblicato ogni 15 giorni sul sito istituzionale e condiviso sui canali social. L’ente partecipa al dibattito nazionale e internazionale diffondendo la cultura degli investimenti a impatto sociale in Italia, supporta con attività di advisory gli attori del settore dell’imprenditoria sociale innovativa e impact investing, investe in  attività e imprese a impatto sociale e ambientale, tutti visibili sul sito. 

UNA START-UP INNOVATIVA

La fondazione per esempio ha investito nel capitale della start-up innovativa Movieday, la prima piattaforma italiana di cinema su richiesta, in grado di dare visibilità ai video-maker emergenti e riportare il pubblico nelle sale cinematografiche minori. La piattaforma consente la distribuzione dei film in Italia, attraverso un servizio di prenotazione e fruizione personalizzata in chiave sharing/on demand, che mette in stretta connessione tre target strategici per il mercato: proprietari di film (registi, produttori e case di produzione), cinema e pubblico. Consente l’accesso al mercato al 98% dei film indipendenti o che trattano tematiche sociali e di attualità attraverso una rete che include circa 250 cinema e più di 100 sale di provincia.

Lo scorso maggio la Fondazione social venture Gda si è spinta oltre e ha stretto un accordo con Cooperfidi Italia e Cgm a supporto di investimenti ad alto impatto sociale, un vero unicum in ambito italiano finora, come si legge in un articolo sull’argomento.

UN INTENTO CONDIVISO

«Questa partnership», spiega in un’intervista Giovanni Fosti, presidente della Fondazione Cariplo e della Fondazione social venture Giordano Dell’Amore, «è frutto di un intento condiviso tra la nostra Fondazione e Cooperfidi Italia: promuovere, tra i primi a livello europeo, un nuovo sistema di garanzie che consenta agli investitori di assumere livelli più alti di rischio, per incentivare l’avvio del settore dell’impact investing, oltre l’housing sociale, in Italia. Per andare in questa direzione, Fondazione social venture Gda  è consapevole della necessità di affiancare alla finanza a impatto strumenti di capacity building che rendano l’ecosistema dell’imprenditoria sociale e del terzo settore capace di recepire modelli di intervento innovativi e sostenibili».

Il 2020 sembra iniziato con tante sfide, ma altrettante opportunità da sfruttare; tutto ciò in un contesto favorevole all’innovazione che rappresenta un’occasione straordinaria per il settore finanziario per riconquistare la fiducia degli investitori privati e professionali.


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Redazione

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