a cura di Mark William Lowe
La Bolivia, che ha preso il nome da Simon Bolivar, il soldato e statista venezuelano noto come “El Libertador”, che ha avuto un ruolo centrale nel movimento per l’indipendenza del Sud America e ha guidato le rivoluzioni contro il dominio spagnolo, sta nuovamente attraversando una fase di instabilità politica.
Gli ultimi mesi sono stati ricchi di eventi per la nazione andina, con una popolazione di 4,3 milioni di persone e senza sbocco sul mare. Le controverse elezioni dell’ottobre del 2019 hanno costretto Evo Morales, presidente in carica per oltre un decennio, in cui la Bolivia ha conosciuto una crescita positiva, è stato costretto a lasciare la carica e a fuggire dal suo paese. Considerato uno dei leader di sinistra latino-americani di maggiore successo emersi nel nuovo millennio, Morales ha guidato la Bolivia in un periodo di crescita caratterizzato da una spinta alle nazionalizzazioni che hanno posto sotto il controllo statale le risorse naturali e settori specifici dell’economia come gli idrocarburi.
La sua strategia si è rivelata di fondamentale importanza per generare i fondi necessari per dare il via a un programma di investimenti pubblici di successo e a un progetto di ridistribuzione della ricchezza, che ha notevolmente giovato alle classi a basso reddito.
Ma mentre all’inizio la sua campagna elettorale si basava su un piano di completa nazionalizzazione, Morales, da persona pragmatica qual è, ha saputo scendere a compromessi, creando alleanze strategiche, ad esempio con investitori stranieri e società minerarie quando ha ritenuto che fosse opportuno farlo. Sfortunatamente per Morales, il suo tentativo di vincere un quarto mandato presidenziale è sfociato in disordini politici nel momento in cui sono emerse le accuse di frode elettorale.
Una presidenza ad interim
La data che i boliviani avevano scelto per indire nuove elezioni, dopo le irregolarità emerse lo scorso ottobre, era il 3 maggio, a sua volta annullata a causa del Covid-19. La presidente ad interim del paese, Jeanine Áñez, ha imposto uno dei più severi lockdown dell’America latina. Sebbene siano state rese molto chiare le dure punizioni per coloro che avessero violato le restrizioni, non si può dire che sia stata fatta la stessa chiarezza su quando si terranno le elezioni.
Áñez ha finora opposto una forte resistenza a fissare il giorno preciso e, mentre inizialmente aveva promesso di lasciare l’incarico ad interim una volta che fosse subentrato il presidente neoeletto, a gennaio ha ufficializzato la propria candidatura a correre per la presidenza della Bolivia.
I suoi oppositori accusano Áñez di approfittare della pandemia per assicurarsi la sua posizione di potere. Potrebbe esserci qualcosa di vero in ciò, poiché la maggior parte dei boliviani sembra sostenere la sua gestione della pandemia. A parte alcuni episodi isolati, le proteste che molti temevano sono state sostituite dalla pazienza e dal desiderio di votare una volta che la situazione sia tornata alla normalità.
La pandemia sembrerebbe davvero vantaggiosa per le ambizioni della signora Añez. Un sondaggio Ipsos, condotto durante la prima settimana di maggio, ha evidenziato che quasi il 70% degli intervistati ha approvato la gestione dell’emergenza da parte della presidente. Gli oppositori di Áñez sostengono, però, che la sua popolarità è dovuta alle politiche assistenziali del governo alle famiglie e ai lavoratori in nero: fino a 500 boliviani (73 dollari) a persona.
Le elezioni sono attualmente programmate entro il 2 agosto, tuttavia la data esatta dipenderà dall’emergenza sanitaria. Ciò che è certo è che, per progredire, la Bolivia ha bisogno di una consultazione che confermi legittimamente la presa del potere di Áñez o la costringano all’opposizione.
La produzione alimentare
La signora Áñez non è l’unica beneficiaria dell’attuale emergenza sanitaria. Anche il settore agricolo ne trarrà vantaggio dal momento che sono state approvate misure per accelerare la valutazione della produzione geneticamente modificata di mais, canna da zucchero, cotone, grano e soia.
Il 15 maggio, la presidente ha emesso un decreto supremo che autorizza il comitato nazionale per la biosicurezza a semplificare le procedure di valutazione per consentire ai piccoli produttori di migliorare la loro produzione e diventare più competitivi. Nel decreto supremo 4232 è citato il duplice obiettivo di rispondere alla situazione causata dalla pandemia e alle sfide provocate dai cambiamenti climatici. La regolamentazione specifica, inoltre, che il comitato nazionale sulla biosicurezza esaminerà le misure adottate dai paesi vicini e fornirà risultati utili all’adozione di colture geneticamente modificate, allo scopo di aumentare le esportazioni di prodotti agricoli nel paese.
Mentre l’adozione di tecnologie geneticamente modificate potrebbe non essere approvata da tutti, il nocciolo della questione è che, man mano che l’impatto di Covid-19 progredisce, la fame e l’insicurezza alimentare aumenteranno. La pandemia sta colpendo il sistema alimentare e mettendo a rischio piccoli produttori, commercianti, imprenditori, mercati e venditori occasionali di alimenti, nonché i consumatori.
In termini di impatto a lungo termine, gli analisti ritengono che le misure di emergenza per contrastare la situazione attuale apriranno la strada alla promozione di un sistema alimentare sostenibile e resiliente a beneficio non solo dei produttori, ma anche dei membri più vulnerabili della società boliviana.
La crescita economica
Sebbene la Bolivia rimanga, dopo il Venezuela, il paese meno ricco del Sud America, i livelli di povertà sono diminuiti sostanzialmente: da quasi il 60% nel 2006 a circa il 35% nel 2018. Le misure introdotte in questo periodo hanno anche visto precipitare i livelli di estrema povertà. Il paese ha avuto la crescita più elevata del Pil pro capite in Sud America, mentre l’economia della regione, in generale, ha rallentato. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha stimato che il Pil è triplicato durante il periodo in cui è stato presidente Evo Morales, mentre la Banca Mondiale ha registrato un impressionante tasso di crescita medio del prodotto interno lordo: quasi il 5% annuo tra il 2006 e il 2018.
Sfortunatamente, le previsioni economiche della Bolivia per il 2020 rimangono, in questa fase, molto incerte. L’Fmi prevede una contrazione del Pil del 2,9%, mentre l’agenzia di rating Fitch è meno pessimista. Ciò che è palese è che il 2020 vedrà la crescita annuale più bassa della Bolivia dalla crisi economica globale del 2009.
Gran parte dello sviluppo del paese è dovuto alla nazionalizzazione del settore degli idrocarburi, i cui ricavi per il governo, prima del crollo dei corsi del petrolio e del gas nel 2015, erano aumentati da 731 milioni di dollari nel 2006 a 4,95 miliardi nel 2015. I prezzi elevati dell’epoca consentirono a Morales di conseguire un avanzo fiscale e aumentare notevolmente la spesa per i programmi sociali. Ora ciò non è più possibile e qualsiasi futuro governo dovrà fare fronte a un calo delle entrate e, nel contempo, ridurre il deficit di bilancio. Come minimo e per quanto possa essere impopolare, la spesa pubblica per i programmi sociali dovrà essere ridotta. Chi arriverà al potere dopo le elezioni dovrà fare i conti con uno scenario in cui i prezzi in discesa, la caduta della produzione e la minore domanda di gas dai paesi vicini avranno tutti un impatto negativo sui ricavi del settore degli idrocarburi. Inoltre, il Brasile ha iniziato a utilizzare i propri giacimenti offshore e ad aumentare le sue esportazioni di gas naturale liquido, mentre la domanda argentina di gas della Bolivia probabilmente diminuirà considerevolmente, a causa dello sviluppo delle riserve nazionali di scisto.
Si sta cercando di aumentare le esportazioni di gas verso il Paraguay e il Perù, ma il loro ruolo e la loro importanza non saranno più le stesse che sono state registrate in passato. Il settore rimarrà un’importante fonte di entrate, il cui peso però continuerà a diminuire e ciò metterà a dura prova i conti del paese e di chiunque lo governerà.
Conclusioni
Mentre è necessario che in Bolivia si tengano nuove elezioni, l’attuale emergenza sanitaria ha creato condizioni tali per cui la stragrande maggioranza dei cittadini è rassegnata ad aspettare fino a quando la situazione lo renderà possibile. Le ambizioni politiche della presidente ad interim Jeanine Áñez determineranno le sue azioni nei prossimi mesi, anche se è improbabile che prenderà misure drastiche che potrebbero comprometterne la popolarità. Le prospettive economiche del paese rimarranno difficili da prevedere e ciò avrà un impatto sull’economia, con il rischio di ulteriori declassamenti da parte delle agenzie di rating come Fitch e Moody’s. Anche la stabilità politica influenzerà i rating internazionali ed è quindi fondamentale che il paese tenga elezioni libere e giuste il più presto possibile.
Redazione
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