a cura di Pinuccia Parini
Come si collega la pandemia Covid-19 agli investimenti Esg? Può la crisi attuale trasformarsi in un’opportunità affinché la sostenibilità possa diventare sempre più un elemento discriminante nelle scelte future? Fondi&Sicav ne ha parlato, in termini di politiche di investimento, con Beatrix Anton-Groenemeyer di Allianz Global Investors, che è stata nominata chief sustanaibility officer un anno fa, quando le è stato affidato questo ruolo creato ex-novo da AllianzGi.
Pensa che ci sarà un cambiamento nell’approccio agli investimenti dopo l’attuale crisi pandemica?
«Ritengo che la crisi pandemica rafforzerà la tendenza secolare verso gli investimenti sostenibili. Vediamo tutti la necessità di riavviare l’economia, ma vi è un crescente consenso sul fatto che le modalità non dovrebbero essere uguali o simili a quelle precedenti. I recenti avvenimenti hanno acuito la nostra opinione secondo cui c’è molto di più che la ricerca del solo ritorno finanziario ma, in primis, ci sono la salute, un ambiente salutare e un modo di vivere sano. Il Pri, la più grande rete di investitori responsabili al mondo, ha creato diversi gruppi di partecipazione impegnati a coordinare e sviluppare le azioni degli investitori, concentrandosi sulle risposte a breve termine e garantendo che gli approcci Esg rimangano i principi guida nelle attività di chi investe. Ciò dovrà avvenire anche in una futura fase di ripresa economica, tenendo in debita considerazione come dovrebbe funzionare il sistema finanziario per garantire risultati sostenibili. Siamo orgogliosi che lo chief economist di AllianzGi contribuisca attivamente all’iniziativa messa in campo dal Pri».
La sostenibilità è diventata un vero obiettivo per le aziende e le società. Quali sono i problemi che ritiene che debbano essere affrontati per primi?
«C’è un aspetto che emerge per noi come società. Dobbiamo sviluppare con urgenza il passaggio verso un’economia a emissioni zero. Sarebbe irresponsabile ignorare le prove scientifiche che mostrano che il riscaldamento globale è causato dall’uomo. A livello aziendale, bisogna chiedere a se stessi e ai propri stakeholder quali siano le questioni concrete e come possano essere gestite al meglio. Ciò ha come conseguenza l’essere capaci di misurare e influenzare i modelli di comportamento. Ad esempio, si potrebbe decidere di cambiare il fornitore di energia e optare per le fonti rinnovabili, si potrebbe chiedere ai fornitori di applicare determinati standard sociali quando questi elementi sono molto importanti, sia per l’attività in sé, sia per gli stakeholder».
Azionisti e stakeholder: in quale modo bilanciate il conflitto di interessi tra i due nel vostro approccio agli investimenti?
«Per nostra natura, agiamo come amministratori attivi nei confronti degli investimenti che facciamo per i nostri clienti e guardiamo alle aziende dal punto di vista degli azionisti. Ma sappiamo tutti che ciò può facilmente portare ad avere una prospettiva di breve termine e a distruggere valore piuttosto che proteggerlo e incrementarlo. Abbiamo un’offerta differenziata che penso possa essere descritta proprio in base all’assoluta priorità e attenzione che vengono date a una visione olistica dello stakeholder. In genere, le strategie Sri, allineate agli Sdg o a quelle impact, prestano molta più attenzione ai dipendenti, ai clienti, alla società nel senso più ampio e all’ambiente, in quanto hanno un obiettivo specifico di sostenibilità parallelo ai ritorni finanziari».
La pandemia ha anche evidenziato la realtà dei rischi correlati agli Esg: quali sono i più acuti in questo momento?
«La pandemia ci ha mostrato la fragilità delle nostre società moderne con molte sfaccettature. L’attenzione ai sistemi sanitari e alla sicurezza sociale sarà un effetto diretto della pandemia. Ma, più in generale, la crisi ha messo in luce le organizzazioni che sono abituate a pensare a lungo termine e possono agire rapidamente di fronte a nuove situazioni, ad esempio con il passaggio al business online e al client service. Il tema del reddito e della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza si acuirà nel mondo post-Covid. Questo è un aspetto molto importante anche per la transizione climatica, che deve essere affrontata e sostenuta da tutti nella misura in cui è possibile farlo».
Pensa che la pandemia abbia alzato l’asticella per la qualità delle informazioni Esg per lo screening delle società?
«L’economia e i mercati finanziari hanno dovuto affrontare un livello estremamente elevato di incertezza nelle ultime settimane e mesi e la visibilità non migliorerà così rapidamente. Ciò è in netto contrasto con la necessità e la fame di ulteriori dati e di informazioni accurate. Vi è una chiara tendenza a ottenere più numeri e di migliore qualità. Stiamo assistendo a requisiti di rendicontazione più elevati per i fattori Esg, che sono guidati anche dai regolatori. È importante divulgare la conoscenza Esg ed è fondamentale che sio concreta e che lo sforzo di rendicontarla non superi i potenziali benefici. In AllianzGi abbiamo analisti interni che si occupano di sostenibilità, che interpretano numeri spesso confusi e talvolta anche rating contraddittori. Questi, in tandem con i nostri gestori di portafoglio e analisti fondamentali, affrontano le questioni rilevanti con gli emittenti».
Come selezionare le aziende utilizzando i criteri Esg? Come è strutturato il processo?
«Il processo dipende un po’ dalla strategia di sostenibilità sottostante. Nelle nostre principali strategie di investimento sostenibile e responsabile (Sri), utilizziamo i dati grezzi Esg di diversi fornitori per costruire i nostri rating interni per E, S, G e la condotta di business. Abbiamo una serie di esclusioni minime, ad esempio verso chi viola il Global compact delle Nazioni Unite o le soglie sulla quota di fatturato nei business legati al carbone, al tabacco o alle armi. Il portafoglio è creato con lo scopo di mostrare un profilo di sostenibilità migliore, principalmente attraverso la selezione di aziende best in class nei propri settori. Nel nostro approccio Esg integrato, utilizziamo le classifiche Esg come fattore di input per garantire che i criteri di sostenibilità vengano considerati nella valutazione del rischio da parte di un gestore di portafoglio. Attraverso la nostra modalità collaborativa sui temi della sostenibilità riusciamo a ottenere una conoscenza più approfondita di un’azienda e ciò può contribuire a generare alfa».
Dove pensa che ci sia stato un grande miglioramento in termini di divulgazione dei fattori Esg? Quali sono le società con una migliore comunicazione e in quale settore?
«Metalli e miniere, petrolio e gas: questi tipi di industrie hanno una lunga storia nel reporting di sostenibilità e quindi tendono naturalmente ad avere una grande mole di informazioni in merito ai criteri Esg. Ovviamente dipende dagli aspetti chiave, ma ritengo che il clima, la salute e la sicurezza siano in primo piano. Altri settori, come il cementiero e l’aeronautica, stanno facendo progressi, soprattutto perché sta venendo sempre più alla luce l’impatto della loro attività sull’ambiente. Questo fatto crea un aumento della pressione che genera la necessità di informazioni aggiuntive. Un esempio è rappresentato dalle compagnie aeree: nonostante in alcuni casi il reporting sia ancora debole, il fatto che diverse società stiano iniziando a segnalare i dati sulle emissioni mensili di CO2, insieme alle statistiche sul traffico, evidenzia la maggiore attenzione che il management sta ora prestando ai temi ambientali. Vediamo anche una certa convergenza dal punto di vista geografico. C’è stato un miglioramento nella divulgazione di informazioni, sia negli Stati Uniti, sia in Giappone; anche le aziende cinesi hanno iniziato a pubblicare più dati».
Eba, Eiopa ed Esma hanno lanciato un sondaggio per decidere gli standard di divulgazione Esg per i partecipanti ai mercati finanziari. Secondo lei, come si svilupperà questa azione e quale impatto avrà?
«L’Ue si sta impegnando a richiedere una maggiore divulgazione e trasparenza dei criteri Esg nell’ambito del suo piano d’azione per la finanza sostenibile. È importante notare in questo contesto che la comunicazione di informazioni Esg per gli asset manager, gli asset owner e i fornitori di indici non è comparabile. In questo caso, prevediamo che standard e modelli comuni porteranno a una certa convergenza e comparabilità e garantiranno che anche gli operatori di mercato più piccoli possano applicarli senza sostenere costi aggiuntivi per l’implementazione. Tutti i regolatori e i partecipanti ai mercati finanziari dovrebbero abbracciare l’idea e la necessità di divulgazione dell’Esg come preziosa fonte di informazioni per se stessi, gli investitori e la società: non si tratta semplicemente di barrare una casella».
La sostenibilità potrebbe essere un fattore di speranza per la fine dell’attuale crisi?
«Sono pienamente convinta che l’attuale crisi costituisca un importante catalizzatore per una maggiore sostenibilità in tutte le imprese. Ci sarà vento in poppa perché gli investimenti sostenibili possano continuare a crescere».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

