di Pinuccia Parini

La pandemia ha mostrato che l’umanità non è immune da qualsiasi minaccia o disastro naturale e ha riproposto, in maniera dirompente, la necessità di un ripensamento sul nostro sistema economico e sociale. Se tutto ciò porterà a cambiamenti significativi è ancora presto per affermarlo, ma il clima è, nel lungo periodo, una grave minaccia per la crescita e il benessere economico. Per fronteggiare l’onda lunga di questo fenomeno, sono necessari una risposta e un impegno corale da parte di tutti i soggetti coinvolti. 

Da un sondaggio condotto dalla Banca europea degli investimenti (Bei) emerge che per gli europei e i cinesi i cambiamenti climatici sono la più grande sfida da affrontare, mentre per gli americani le preoccupazioni maggiori riguardano l’accesso al sistema sanitario. Solo l’1% dei cittadini cinesi crede che il problema non esista rispetto al 9% degli europei e al 18% degli americani e ben l’80% dei primi pensa che il cambiamento sia reversibile (59% europei e 54% gli americani). I dati che emergono offrono un quadro con tante sfumature, alcune delle quali si stemperano con altre, ma da cui emergono informazioni interessanti su temi quali: cambiare il fornitore di energia elettrica a favore di uno più verde (94% in Cina, 70% in Europa e 64% negli Usa); farsi portatori di petizioni affinché le politiche governative siano più impegnate sul fronte ambientale (72% in Europa e 67% negli Usa); boicottare le aziende e i marchi se non sono impegnati a contrastare i cambiamenti climatici (76% in Europa e 66% in Usa): investire in green fund (56% in Usa e 52% in Europa). 

A livello politico, l’Unione Europea è l’organizzazione più attiva e presente su questo fronte. «Il nostro pianeta è soggetto a cambiamenti climatici significativi e accelerati dovuti ai gas a effetto serra emessi dalle attività umane. Le conseguenze sono visibili su tutti i continenti e si prevede che aumenteranno di intensità, con gravi ripercussioni sulle nostre economie e società. Per impedire l’aggravarsi del problema, dobbiamo agire per ridurre in modo significativo le emissioni di gas serra e adattarci ai cambiamenti presenti e futuri per limitare i danni. (…) Tutti i settori dell’economia e della società hanno un ruolo da svolgere per un futuro migliore». Con queste parole la Commissione ha invitato a canalizzare gli sforzi di tutti i paesi membri dell’Unione per contrastare l’aumento dei gas serra e il loro effetto sul clima. L’azione dell’Ue per il clima e il Green deal europeo hanno obiettivi concreti, quali la riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030, sino a diventare il primo continente climaticamente neutro del mondo. Il Green deal è quindi una parte integrante della strategia della Commissione per attuare l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti non hanno un’agenda politica particolarmente concentrata su questi temi, considerando anche il fatto che l’attuale presidente non crede che i cambiamenti climatici esistano, ma ciò non significa che la consapevolezza da parte delle aziende e degli individui vada nella stessa direzione. Ma anche là dove i singoli governi sono portatori di visioni opposte in materia, i cittadini, le organizzazioni e le imprese hanno mostrato non solo un’elevata sensibilità ai temi ambientali, ma hanno adottato prassi e implementato modelli di business che guardano a un utilizzo delle risorse in modo sostenibile. Sempre per citare l’Europa, nel marzo 2018, la Commissione ha pubblicato un “Piano d’azione per la finanza sostenibile”, in cui vengono indicate la strategia e le misure da adottare «per la realizzazione di un sistema finanziario in grado di promuovere uno sviluppo sostenibile, sia da un punto di vista economico e sociale, sia ambientale». La sempre maggiore attenzione dei prodotti finanziari a questi temi risponde quindi non solo a una domanda in crescita, ma anche alla consapevolezza che sia necessario un contributo corale della società, attraverso i singoli soggetti che ne fanno parte. Commenta Luke Barrs, responsabile client portfolio management del team Fundamental equity di Goldman Sachs Asset Management (Gsam) per l’area Emea: «In un contesto caratterizzato da crescenti sfide legate al cambiamento climatico e a pratiche ambientali non sostenibili, stiamo iniziando a vedere un mutamento nei comportamenti di governi, imprese e consumatori. Nonostante questi sforzi, è probabile che la maggior parte dei principali obiettivi in tema ambientale non venga raggiunta a livello globale. Per questo motivo, l’innovazione in ambito societario è sempre più importante per affrontare queste sfide e per fare sì che il pianeta si avvii verso una maggiore sostenibilità ambientale. Le società in grado di offrire con successo nuove soluzioni a questi problemi possono beneficiare di trend favorevoli della domanda che, a nostro avviso, possono sostenere l’apprezzamento del capitale nel lungo termine. Riteniamo, inoltre, che le aziende in grado di contribuire alla promozione di una maggiore sostenibilità ambientale siano ben posizionate per conseguire performance positive».  

TEMI SECOLARI

Gsam nel report “In the Moment or Fit for the Future”, spiega che, per quanto riguarda gli investimenti finanziari, il Covid-19 ha accelerato una serie di temi secolari, come il commercio elettronico, la rivoluzione del genoma e la sostenibilità. Il virus ci ha anche costretti ad adattarci alla nuova situazione, soprattutto con il lockdown, e a imparare rapidamente come organizzare la nostra vita da remoto. «Ma non tutte le tendenze odierne si evolveranno in temi di investimento nel futuro». Per Gsam è infatti importante capire quali cambiamenti sono dettati dalla contingenza e quali, invece, faranno da traino negli anni a venire. Inoltre, l’asset manager sottolinea che la crisi ha rafforzato la convinzione, sempre sostenuta dalla società, del valore di investire nella parte giusta della crescita secolare. Se il Covid-19 ha modificato molti aspetti della nostra vita, sottolinea Gsam, emerge l’esigenza di identificare le aziende che si stanno posizionando per offrire soluzioni che rispondano adeguatamente a questi mutamenti nel lungo periodo. «Siamo ottimisti sul fatto che le imprese faranno parte delle soluzioni alle sfide globali tra cui l’ingiustizia razziale, le disuguaglianze ereditate dal passato e la transizione climatica».  Ad esempio, il Green deal europeo, secondo Gurpreet Gill, macro strategist di Gsam, «è uno strumento politico chiave utilizzato per rilanciare l’economia continentale; una decisione saggia, a nostro avviso, dato che gli investimenti nella transizione energetica potrebbero avere un effetto moltiplicatore fino a cinque volte sulla crescita. Le aziende che forniscono energia rinnovabile e infrastrutture potranno quindi trarre vantaggio dalle priorità di spesa dei governi europei, sia a breve, sia a lungo termine».

Perché, come evidenzia Alexis Deladerrière, head of international developed markets equities di Gsam, ci sono tre elementi che trainano la domanda per le energie rinnovabili: «In primo luogo, i governi si sono impegnati a utilizzare l’energia verde, tramite l’accordo di Parigi o con obiettivi nazionali come il Green deal europeo. La Cina rappresenta una grande quota del mercato delle rinnovabili e pensiamo che la prossima frontiera della domanda farà capo ad altre economie dei mercati emergenti, tra cui Corea del Sud, Taiwan e India. In secondo luogo, le incertezze geopolitiche hanno acuito l’attenzione sull’indipendenza dell’approvvigionamento energetico. Terzo, investimenti e creazione di posti di lavoro nel campo delle tecnologie verdi possono costituire una componente chiave di piani di stimolo economico». 

Quest’anno Gsam ha lanciato il fondo Goldman Sachs Global Environmental Impact Equity Portfolio, il cui obiettivo è investire in aziende «ben posizionate per trarre benefici dai trend di lungo periodo della domanda. Si tratta di società che rispettano e sostengono cinque temi chiave in materia ambientale: energia pulita, utilizzo efficiente delle risorse, consumo e produzione sostenibile, economia circolare e sostenibilità delle risorse idriche».  


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav