a cura di Pinuccia Parini

«Nell’attuale contesto economico, caratterizzato da un lento processo di invecchiamento della popolazione e da un tasso di disoccupazione giovanile molto elevato, costruire una pensione integrativa è una necessità sempre più importante. Sono necessarie azioni concrete da parte dei singoli per preparare un futuro migliore per sé e per la comunità nel suo complesso». Con queste parole Amundi presenta SecondaPensione, il prodotto di previdenza complementare lanciato nel 1999. La necessità di pensare a come costruire il proprio futuro è sempre più cogente in un momento come quello attuale. Fondi&Sicav ne discute con Paolo Proli, head of retail division di Amundi Sgr.

Il 2 aprile avete comunicato la completa digitalizzazione del fondo pensione aperto, SecondaPensione, il primo in Italia ad avere queste caratteristiche. È un traguardo importante?

«Sì, certamente. Il fondo SecondaPensione è sempre stato sulla frontiera dell’innovazione per rispondere alle esigenze dei clienti, con una particolare attenzione alla qualità dei servizi offerti. Riteniamo che questo passaggio evidenzi la grande attenzione che Amundi ha sempre dimostrato nel soddisfare i bisogni dei propri aderenti. Siamo stati veri precursori nel lanciare un prodotto previdenziale aperto in Italia e, per questo motivo, godiamo di una lunga tradizione che mi rende orgoglioso di appartenere alla mia società. Le dimensioni del fondo sono di circa 1,8 miliardi di euro di masse gestite, con 82 mila aderenti, e io sono il numero 987, avendolo sottoscritto nel 2002. Ci ho creduto appena sono entrato in azienda. Offriamo cinque comparti, di cui uno è garantito, con la possibilità, ogni 12 mesi, di cambiare la linea. Tutti gli investimenti fatti da SecondaPensione seguono principi Esg, su cui Amundi vanta una lunga competenza maturata in alcuni decenni. Anche la decisione di andare verso una completa digitalizzazione del prodotto, eliminando la necessità di scambiare documentazione contrattuale cartacea, va in questa direzione, perché la sensibilità nei confronti dell’ambiente è diventata per noi una practice che permea tutte le nostre attività».

Qual è secondo lei il ruolo della previdenza complementare?

«Io credo nella funzione sociale della previdenza complementare. Ritengo che oggi la previdenza complementare sia una necessità e un tassello importante della pianificazione finanziaria e penso che lo sarà maggiormente nel futuro. La definirei come un salvadanaio che ci accompagna nella vita. È importante aderirvi perché serve a chiudere il gap di sostituzione dell’Inps; ricordo, infatti, che grazie alla previdenza complementare possiamo erogare una prestazione integrativa che può raggiungere un livello intorno al 30-40% dell’ultima retribuzione. Avere la possibilità di avere uno strumento finanziario che ci permette una rendita aggiuntiva significa maggiore sicurezza e tranquillità per il futuro. La previdenza complementare è un accumulo intelligente che permette un’utilizzazione delle somme versate anche in anticipo, rispetto al raggiungimento dei requisiti pensionistici dell’Inps o di base, ma, soprattutto, consente di eliminare due barriere della previdenza classica: il quanto e il quando».

Che cosa intende per quanto e quando?

«Innanzitutto può essere svincolata da un rapporto di lavoro e vi possono aderire anche minorenni per i quali la famiglia può scegliere questa modalità d’investimento. Diversi soggetti possono decidere di elargire un loro contributo a una terza persona che potrà beneficiarne negli anni, avendo una somma a disposizione per pianificare la propria vita in base alle modalità previste dalla normativa. Basti pensare alle necessità che un giovane potrebbe avere per finanziarsi gli studi o per comperare una casa, per essere indipendente. In sostanza, posso sin da subito decidere di aderire in prima persona o a beneficio altrui, perché voglio pianificare il mio futuro e/o aiutare terze persone a farlo. Inoltre bisogna ricordarsi che, durante la fase di accumulo, è possibile chiedere al fondo una somma a titolo di anticipazione, ad esempio per sostenere spese sanitarie (in qualsiasi momento fino al 75% della posizione individuale maturata), o per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa di abitazione (dopo otto anni di partecipazione, fino al 75% della posizione individuale maturata) o per interventi straordinari. Ciò vale anche per ulteriori esigenze non documentate (dopo otto anni di partecipazione, fino al 30% della posizione individuale maturata)». 

Sta parlando di andare incontro alle esigenze dei singoli e del loro modo di vivere il rapporto con il lavoro?

«Direi che, se si guardasse alla previdenza integrativa come a un modo per gestire in base alle proprie esigenze il tempo e le modalità con cui ci si rapporta al mondo del lavoro, se ne potrebbe comprendere appieno l’importanza. Bisogna pensare di andare incontro alla pensione senza la pressione psicologica legata al raggiungimento di un determinata età anagrafica. Si potrebbe per esempio decidere che, per una serie di motivi legati a scelte puramente personali, il lavoro possa essere lasciato prima di arrivare all’età stabilita per legge. Raggiunti i requisiti per la pensione obbligatoria e potendo fare valere almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, è possibile ottenere una rendita pensionistica. È consentito, inoltre, ottenere la rendita integrativa temporanea anticipata (Rita), che consiste nell’erogazione frazionata di tutto o parte del montante accumulato da un aderente. Quest’ultimo, come recita la legge, può chiedere la Rita nel caso di cessazione dell’attività lavorativa, entro i cinque anni precedenti il raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Va ricordato che, per beneficiare della Rita occorre un requisito contributivo complessivo minimo di 20 anni e almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare. La Rita può inoltre essere richiesta dagli aderenti che sono inoccupati da più di 24 mesi, maturano i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia entro i 10 anni successivi e hanno almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare. Insomma, la pensione integrativa offre una grande flessibilità».

Pensa che da questo punto di vista la legislazione potrebbe ulteriormente incentivare la previdenza complementare?

«Ritengo che quanto è stato fatto finora sia positivo. Forse una semplificazione dei vantaggi fiscali da parte degli aderenti potrebbe essere un ulteriore incentivo».

Qual è il ruolo della rete di distribuzione nella promozione di questo prodotto?

«È un ruolo fondamentale. La rete di distribuzione, in virtù dei bisogni della clientela, offre consulenza e proporne soluzioni. Io sono sempre più convinto della necessità di utilizzare un rapporto olistico nell’approccio agli investitori, per capire appieno le loro necessità che non possono essere circoscritte alla vendita di un solo prodotto finanziario. In questo senso diventa indispensabile un processo di pianificazione che tenga conto delle esigenze del singolo in un contesto che può essere quello della famiglia, del lavoro e del trasferimento futuro della ricchezza accumulata».


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav