Mediolanum International Funds Limited (Mifl) è una società di diritto irlandese che opera nel settore della gestione collettiva del risparmio. Incorporata nel gruppo Mediolanum nel 1997, vanta oltre vent’anni di storia e con gli attuali circa 43 miliardi di euro di patrimonio in gestione e 140 dipendenti è il terzo gruppo nell’asset management in Irlanda. «E continueremo a crescere», sottolinea l’amministratore delegato Furio Pietribiasi, «in termini di masse ma, soprattutto, sul piano delle competenze e delle risorse umane».

In uno scenario sempre più competitivo, qual è l’obiettivo che Mifl si è data?

«Vogliamo svilupparci in modo organico e diventare una piattaforma sempre più forte, grazie anche al contributo della tecnologia, in cui continuiamo a investire, espandendo le nostre competenze nella gestione diretta in titoli obbligazionari e azionari. Il nostro obiettivo è crescere con la gestione diretta al 30% del patrimonio nei prossimi cinque anni, in modo complementare ai gestori terzi, dando continuità alla nostra crescita in Irlanda e cogliendo le diverse opportunità che si stanno creando, grazie anche alla Brexit».

Parla in termini di quote di mercato, risorse umane, competenze?

«L’incertezza creatasi intorno alla Brexit ha di fatto bloccato gli investimenti nel settore in Uk, ma l’Irlanda ne ha tratto grandi benefici, dato che la generale situazione di incertezza ha visto, dal referendum, aumentare gli asset manager presenti in loco. Più di 100 società hanno aperto post referendum la loro piattaforma europea nell’isola ed altre ancora si stanno aggiungendo. Da questo punto di vista, l’Irlanda ha dimostrato di essere una location vincente».

Pensa che l’uscita dall’Ue del Regno Unito possa mettere in discussione il ruolo di Londra come più importante centro finanziario europeo?

«È prematuro esprimere valutazioni, ma non è escluso che il ruolo sinora ricoperto da Londra sia messo in discussione, almeno per come lo conosciamo oggi. Ci sono numerosi gruppi che hanno rilocato diverse attività in Europa e non solo. Inoltre ci sono aspetti giuridico-amministrativi che devono ancora essere chiariti e alcuni potrebbero avere impatti sfavorevoli per la capitale britannica.  Si aprono sostanzialmente spazi che dovrebbero essere occupati da altri player e lo stesso mercato potrebbe diventare più contendibile.  A oggi, è già successo per le piattaforme distributive di fondi con la scelta di Dublino come capitale europea per le loro management company, accelerando lo sviluppo di nuove eccellenze in termini di competenze»

A proposito di contendibilità, il 2019 ha visto circa 212 transazioni legate ad attività di M&A nel settore dell’asset management, per un valore di 41,6 miliardi di dollari, più del doppio del livello del 2018 (fonte PwC). Come legge questa tendenza? 

«Il mercato dell’asset management, a livello globale, ha conosciuto grandi ristrutturazioni negli ultimi anni e il dato indicato da PwC ne è una testimonianza. Si sono toccate cifre record nel 2019, ma sempre PwC stima che nello stesso orizzonte temporale sparirà il 25% delle società di asset management che ci sono oggi sul mercato. Io ritengo che, nel futuro, l’attività di M&A aumenterà perché si sta consolidando la polarizzazione tra gestione passiva e attiva. I grandi player sono molto dinamici nel comperare nuove masse e fare così leva su economie di scala, o ad acquisire nuove competenze nell’ambito della gestione attiva. Mifl crede nella gestione attiva e vede in questa fase di cambiamento dell’industria diverse opportunità per rafforzare la propria struttura, con l’inserimento di figure professionali che sono alla ricerca di una realtà in cui potere dare il proprio contributo ed essere valorizzate. L’attività di M&A e la stessa incertezza che, come dicevo in precedenza, hanno accompagnato la Brexit, ci hanno dato la possibilità di aprire il dialogo con le risorse più interessanti per la nostra organizzazione».

Circa l’80% del patrimonio gestito da Mifl è collocato in prodotti multi-manager. Proseguite a investire in questa direzione?

«Sì, continuiamo a crederci e cerchiamo di rafforzare questa nostra scelta in diversi modi. Da un lato due anni fa abbiamo cominciato a espandere il team che si occupa di selezionare direttamente i singoli titoli, dall’altro stiamo cercando nuove modalità di partnership con società negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Vogliamo trovare boutique che non sono presenti in Europa e che non hanno le strutture o la possibilità di espandersi nella regione. Quindi non solo grandi e noti marchi all’interno della nostra offerta, ma talenti ovunque essi siano, di cui siamo alla costante ricerca, perché a guidare le nostre decisioni è la performance».

Mifl diventa quindi una struttura sempre più flessibile?

«Siamo sempre stati molto flessibili, perché permeati da una cultura imprenditoriale. Basta pensare che attualmente lavoriamo con ben 60 gestori esterni. La stessa decisione di accrescere il team che investe direttamente in titoli va nella direzione di utilizzare gli strumenti più consoni per dare valore aggiunto ai nostri prodotti, nell’interesse dei sottoscrittori. Noi non solo gestiamo e distribuiamo fondi, ma offriamo anche soluzioni di investimento che sono disegnate per incontrare le esigenze dei diversi profili della nostra clientela retail. Gli investimenti in tecnologia di questi anni, anche nel settore dell’intelligenza artificiale, hanno la finalità non solo di rendere il processo di gestione e le proposte alla clientela sempre più all’avanguardia, ma anche di metterci nelle condizioni di affrontare le sfide future».

Volete crescere, diventare una nuova casa di partnership e fare del talent scouting, ma il contesto attuale, con il livello dei tassi molto bassi, non rende la vostra sfida ancora più difficile?

«Il nostro obiettivo è fare come i migliori, anzi meglio, indipendentemente dalle condizioni di mercato, perché si deve generare valore da qualsiasi situazione. In questo senso siamo alla ricerca di un continuo rinnovamento. Seguiamo con attenzione i trend di mercato e di prodotti che valutiamo però sempre tenendo conto delle esigenze della nostra clientela target e di come poterla soddisfare al meglio. Per esempio, stiamo analizzando tra diverse cose anche soluzioni di private asset e stiamo guardando con attenzione gli sviluppi sugli Eltif, ma le lanceremo sul mercato solo quando avremo identificato la soluzione adeguata per i nostri clienti retail».

Solo clientela retail nel futuro di Mifl?

«I clienti istituzionali hanno esigenze diverse rispetto a quelli retail. Ciononostante, la struttura che abbiamo creato ci permetterà di acquisire e accumulare competenze, sia da risorse interne, sia da altre esterne, per potere offrire in futuro soluzioni di investimento e servizi sempre più mirati anche a questa tipologia di clientela». 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav