a cura di Pinuccia Parini e Boris Secciani
Il Forum per la finanza sostenibile è un’associazione non profit che ha ormai quasi 20 anni di attività alle spalle e che è nata, quindi, quando degli investimenti sostenibili si parlava pochissimo. Opera soprattutto facendo ricerca, realizzando progetti concreti e portando avanti un costante lavoro con le istituzioni italiane ed europee. Lo scopo è sempre «promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (Esg) nei prodotti e nei processi finanziari».
In una fase come l’attuale in cui frequentemente le società finanziarie adottano criteri Esg anche per i loro prodotti più tradizionali, il ruolo di questa associazione diventa sempre più cruciale. Ne parla Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile.
Quali sono gli elementi principali di cui dovrebbe tenere conto una società per costruire un moderno portafoglio Esg?
«La strategia dell’investimento sostenibile e responsabile (Sri) implica tre principi fondamentali: adottare un orizzonte temporale di medio-lungo periodo; integrare i criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Esg) nella selezione degli emittenti; generare rendimento, sia per l’investitore, sia per la società nel suo complesso. Inoltre, l’Sri può essere declinato attraverso molteplici approcci: l’esclusione di emittenti e/o settori considerati controversi dal punto di vista Esg; l’engagement, ovvero il dialogo con le imprese investite per influenzarne le politiche di sostenibilità; la selezione degli emittenti che operano in uno o più settori specifici (investimenti tematici) o che presentano elevate performance Esg (best in class). Un altro criterio di selezione può essere l’adesione a norme e standard internazionali (per esempio Ilo e Ocse). Qualsiasi scelta il gestore decida di effettuare, è comunque importante che la strategia Sri sia coerente con i nuovi provvedimenti normativi e di policy già introdotti (oppure in fase di elaborazione) a livello europeo a partire dalla tassonomia delle attività economiche eco-compatibili: questa fornirà una classificazione dei settori che contribuiscono a raggiungere gli obiettivi ambientali e climatici dell’Ue. In estrema sintesi possiamo dire che il principio della diversificazione di portafoglio deve integrare filtri di sostenibilità: un numero crescente di analisi di mercato e di ricerche accademiche dimostra che questo approccio è funzionale alla riduzione del rischio e della volatilità, anche in congiunture economiche negative».
Esg, Cdsb, Tcfd e Sasb: quattro acronimi per l’investimento sostenibile. Quanto sono rilevanti per gli investitori?
«Negli ultimi anni stiamo osservando un netto incremento dell’attenzione degli operatori finanziari per i temi di sostenibilità, soprattutto ambientale. La nostra base associativa, con oltre 100 organizzazioni, rappresenta il mercato finanziario Sri a 360° e comprende importanti realtà, come le associazioni di categoria e di rappresentanza e il terzo settore: grazie a questa posizione privilegiata di osservazione del mercato italiano, possiamo affermare che l’interesse per i temi di sostenibilità è in crescita in tutte le categorie di operatori finanziari, sebbene la concreta adozione di strategie Sri assuma forme e livelli di progressione molto diversificati. L’attenzione per il clima si concentra prevalentemente sugli aspetti di analisi e di gestione dei rischi. In questo senso, è fondamentale per gli investitori potere disporre di dati efficaci sugli aspetti ambientali e climatici delle attività delle aziende, che vengono forniti attraverso la rendicontazione non-finanziaria. L’utilizzabilità di questi dati dipende, sia dalla chiarezza e dall’accuratezza con le quali vengono raccolti e divulgati, sia dalla loro comparabilità: standard internazionali come le raccomandazioni della Tcfd del Financial stability board, il Cdsb e i Sasb sono quindi molto preziosi e registrano l’adesione di un numero sempre maggiore di aziende e di investitori. Per esempio, la Commissione europea ha integrato le raccomandazioni Tcfd nell’elaborazione delle linee guida non vincolanti per la rendicontazione delle informazioni sul clima che accompagnano la direttiva sulla dichiarazione non finanziaria».
Che cosa rispondete a chi pensa che ci sarà una bolla Esg?
«Secondo noi la finanza sostenibile non genererà una bolla; anzi, le sue caratteristiche la rendono un efficace antidoto alle speculazioni finanziarie. Le bolle finanziarie, infatti, nascono per effetto di pratiche orientate alla massimizzazione dei rendimenti nel breve periodo e si alimentano anche provocando un progressivo disallineamento dei mercati dall’economia reale. Al contrario, l’Sri si basa su un orizzonte temporale di lungo periodo e si aggancia all’economia reale: infatti, l’analisi Esg consente di individuare le imprese meglio equipaggiate di fronte ai rischi e più efficienti nell’attraversare i grandi processi di transizione, come per esempio quella energetica. Anche la pratica dell’engagement, tipica dell’Sri può rappresentare un’efficace barriera di protezione dalle bolle».
Steven Maijoor, presidente dell’Autorità di vigilanza europea sui mercati finanziati (Esma), ha recentemente affermato che, poiché “i rating Esg sono strumenti utilizzati negli investimenti, le agenzie che li forniscono dovrebbero essere regolamentate e supervisionate in modo appropriato dalle autorità pubbliche”. È d’accordo?
«Naturalmente la supervisione delle autorità di vigilanza, sia a livello nazionale, sia europeo, è molto importante per garantire rigore, trasparenza e affidabilità del mercato, anche a vantaggio delle stesse società di rating. Affinché la supervisione sia efficace, tuttavia, è importante che ci sia chiarezza sui perimetri di applicazione delle normative e degli strumenti di riferimento, come per esempio la tassonomia delle attività eco-compatibili. Inoltre, il processo può essere realmente virtuoso solo se basato sul dialogo tra autorità di vigilanza e società di rating, affinché vi sia un allineamento sinergico tra obiettivi delle autorità ed esigenze degli operatori. Lo scopo deve essere la condivisione di criteri comuni e non la standardizzazione delle metodologie: al contrario, la diversificazione degli approcci con i quali vengono elaborati i rating potrebbe rivelarsi una ricchezza per gli investitori, che possono disporre di più punti di vista per analizzare un titolo».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

