
Intervista a Brian O’Reilly, head of market strategy Mifl, Mediolanum International Funds.
La prima ondata della pandemia ha avuto un forte impatto sui mercati finanziari, ma il recupero è stato così veloce che alcuni indici hanno toccato nuovi massimi. Come spiega tutto ciò?
«Per molti versi questa non è stata una “classica” recessione, perché la risposta da parte dei governi e delle istituzioni internazionali è stata senza precedenti, spingendo i mercati al rialzo. La portata dello stimolo fiscale e monetario che le banche centrali e gli stati hanno iniettato nel sistema ha contribuito a mitigare il rischio di una profonda recessione. Non abbiamo assistito al tipico ciclo di insolvenza, in quanto le autorità hanno sostanzialmente sostenuto il massiccio aumento della disoccupazione e il crollo dei redditi. Gli investitori sono stati incoraggiati dal fatto che le autorità avrebbero fatto “tutto il necessario” per garantire che la situazione non si trasformasse in una depressione prolungata. A tutto ciò va aggiunto l’ottimismo legato alla scoperta del vaccino. Ora sappiamo che il virus può essere affrontato con i vaccini Pfizer/BioNtech e Moderna, che hanno dato un ulteriore impulso ai mercati. La questione ancora aperta per il 2021 è quanto queste buone notizie siano già state scontate dal mercato».
La ripresa del mercato azionario ha aumentato il fenomeno della polarizzazione all’interno degli indici, vedi ad esempio la differenza di performance tra l’S&P 500 e quello equal weighted: Come si è creata questa divergenza?
«La ragione principale del gap è da individuare nel dominio dei titoli tecnologici a mega-capitalizzazione, come Microsoft, Apple, Amazon. Queste società sono le più grandi dell’indice S&P 500 e ciò spiega anche in gran parte perché gli Stati Uniti hanno sovraperformato rispetto all’Europa e alle altre regioni. Queste aziende sono uscite chiaramente vittoriose dalla pandemia, rispetto alle imprese più piccole».
I dati economici del terzo trimestre hanno segnato un recupero che, in alcuni casi, ha sorpreso al rialzo. Tuttavia, la seconda ondata della pandemia sta colpendo ancora l’attività economica. Quanto tutto ciò la preoccupa?
«Con l’apertura estiva, successiva alla prima ondata, l’attività economica e la spesa si sono fortemente riprese. C’è stato un rimbalzo della domanda repressa nella prima fase e il livello di risparmio delle famiglie è salito a livelli record, facendo accumulare denaro. Tuttavia la seconda ondata, con l’introduzione di ulteriori lockdown, sta frenando nuovamente l’attività economica. La realtà è che, finché un numero sufficiente di persone non riceverà un vaccino, dovremo ancora affrontare una pandemia globale e un’emergenza sanitaria e di conseguenza l’attività economica continuerà a passare in secondo piano rispetto alla crisi sanitaria. Assistiamo a un aumento dei casi di Covid 19 in Europa e ora gli Stati Uniti hanno superato i 150 mila casi al giorno. Le autorità statali hanno dovuto imporre nuove misure restrittive, imponendo ai cittadini di rimanere a casa. È la seconda volta in un anno che molte aziende di piccole dimensioni sono costrette a chiudere e il timore è che molte non sopravviveranno. La situazione è resa più acuta dall’avversione da parte dei politici statunitensi a concordare nuovi stimoli fiscali per sostenere le imprese in difficoltà e, a loro volta, mantenere il posto di lavoro delle persone. Il tasso di licenziamenti rimane molto alto e potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi mesi, mentre le autorità cercano di tenere sotto controllo la seconda ondata».
Nonostante il numero dei casi di Covid siano in aumento, i mercati finanziari rimangono forti. Come legge questa reazione? Pensa che le valutazioni siano ragionevoli?
«I mercati hanno risposto molto positivamente alla notizia dei nuovi vaccini, ma, guardando al prossimo anno, la questione principale è quanto queste buone notizie siano già state scontate dai prezzi correnti. Dati il crollo degli utili e l’aumento delle valutazioni azionarie, oggi siamo ben al di sopra del livello medio di lungo termine del rapporto PE, che si attesta in genere intorno a quota 24. In alcuni casi ciò ha a che fare con l’effetto “Tina” (there is no alternative), in quanto i rendimenti delle obbligazioni sovrane sono a livelli storicamente bassi e gli investitori non hanno molte scelte per ottenere buoni rendimenti. Ciò che dobbiamo guardare è se gli utili saranno in forte ripresa l’anno prossimo. Secondo le stime degli analisti, torneremo ai livelli di utili del 2019 entro la fine del 2021. Tuttavia, ciò che è interessante notare è che il motore principale di questa crescita dovrebbe provenire dai settori più ciclici e orientati al valore, come l’energia, l’industria e la finanza. Se gli utili riprenderanno, come previsto, il prossimo anno, questi settori segneranno un maggiore recupero».
Pensando a un contesto post Covid, qual è lo scenario che prevede per i mercati finanziari?
«Riteniamo che la crisi legata al Covid porterà a un profondo cambiamento nell’economia globale. Si sta iniziando a discutere su una rinascita del modo in cui guardiamo al mondo e su dove allocare le risorse economiche in futuro. Prendiamo, ad esempio, i due ambiti principali cui sarà destinata la maggior parte dei 750 miliardi di euro del Recovery fund: digitale e ambiente. Da una prospettiva di investimento si vedrà un incremento del tasso di investimento in fondi Esg e le aziende che ne ricaveranno un beneficio saranno quelle che operano nell’energia rinnovabile e nel settore del retrofitting. Società come Siemens e Vestas trarranno vantaggio dall’aumento della produzione di turbine eoliche, così come la spagnola Iberdrola, leader nel settore energetico e nel campo delle rinnovabili, ma anche imprese come la francese Saint Gobain che produce materiali per infrastrutture e case più verdi. Sul fronte della digitalizzazione è necessario passare alle reti 5G in tutta Europa. Le aziende europee come Ericson e Nokia sono già in prima linea in questa tecnologia».
Come strutturerebbe il portafoglio in uno scenario post pandemico? Quale peso attribuirebbe alle single asset class?
«Le obbligazioni giocheranno ancora un ruolo importante nei portafogli, in quanto forniranno stabilità in tempi di difficoltà. Tuttavia, con i rendimenti così bassi e negativi non saranno un motore per ottenere ritorni nell’immediato futuro. Ciò porterà a un aumento del rischio da parte degli investitori con portafogli orientati ad attività a rendimento più elevato, sebbene con maggiore volatilità. L’equity sarà il naturale beneficiario di questo trend e gli investitori tenderanno a guardare alle azioni che pagano dividendi per compensare la mancanza di rendimenti nelle altre asset class. Si interesseranno anche delle parti più economiche del mercato, come le azioni value, in attesa della ripresa dell’economia e degli utili. All’interno del reddito fisso, le obbligazioni dei mercati emergenti possono fornire un rendimento aggiuntivo».
Ci sono settori che, a causa del coronavirus, cambieranno in modo significativo?
«Alcuni comparti sono ovviamente già stati pesantemente colpiti da questa crisi, in particolare quelli legati ai viaggi e al turismo, come le compagnie aeree e gli hotel. Probabilmente nel post-pandemia assisteremo a una riduzione dei viaggi internazionali e questi settori potrebbero scontare difficoltà in questa fase, tuttavia le persone riprenderanno a viaggiare una volta che il virus sarà sotto controllo. Il grande vincitore è stato ovviamente il settore tecnologico. La crisi ha accelerato l’adozione della tecnologia e, come ha affermato il ceo di Microsoft Satya Nadella, in un solo anno abbiamo assistito a cambiamenti che, in tempi normali, avrebbero richiesto anni. In qualsiasi settore, le aziende che si apriranno alla tecnologia diventeranno più forti, mentre quelle che non lo faranno avranno maggiori difficoltà».
Che cosa ci ha insegnato la pandemia?
«Dovremo imparare ad aspettarci l’inaspettato. I cigni neri potrebbero presentarsi più spesso di quanto pensiamo».
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

