A colloquio con Jyotsana Wadera, Senior Client Portfolio Manager di Putnam Investments, parte di Franklin Templeton
Qual è l’elemento che, a suo parere, ha risvegliato l’interesse degli investitori nei confronti dei titoli americani dopo il Liberation day?
«Quando viene fatta questa domanda, penso che il primo elemento da considerare sia non dimenticare quanto il mercato aveva corretto. Durante il primo trimestre dell’anno, le preoccupazioni sulla nuova amministrazione americana hanno veramente penalizzato il corso dell’indice S&P500, guidato al ribasso dai titoli tecnologici. A ciò si sono aggiunte, a peggiorare la situazione, alcune notizie che hanno pesato su questo comparto e causato preoccupazioni sui grandi player dell’intelligenza artificiale: è scoppiato il caso DeepSeek.
Visto che il settore It e quello dei servizi di comunicazione combinati pesano per circa il 50% dell’indice Usa, non c’è da meravigliarsi che una correzione del 20% abbia inciso profondamente sulla performance del mercato nel suo complesso. Il trascorrere del tempo ha poi aiutato a contestualizzare meglio l’effetto disruptive del player cinese e a valutarne il modello di business, che non è risultato forte quanto quello delle aziende leader negli Stati Uniti presenti nell’ambito dell’Ai. Inutile dire, infine, che il Liberation day ha provocato un’ulteriore accelerazione dell’avversione al rischio degli investitori e l’imposizione dei dazi ha generato un’ondata di vendite. Il cambiamento dell’atteggiamento del presidente americano, dopo pochi giorni, ha poi riportato ottimismo sulle piazze finanziarie».
La dichiarazione del 2 aprile aveva alimentato parecchie preoccupazioni…
«Certamente, perché annunciare aliquote ben oltre il 50% avrebbe significato, di fatto, interrompere il commercio con una determinata controparte, con ricadute a livello globale. È stata l’apertura alla negoziazione di Washington che ha riportato ottimismo su una borsa il cui declino era stato marcato. Dal secondo trimestre, il settore tecnologico, dopo una flessione del 13% dall’inizio dell’anno, è rimbalzato del 24% e i servizi di comunicazione del 20% (dopo un precedente -6%)».
Come si investe in uno scenario di imposizione dei dazi?
«Il nostro lavoro è capire come questi ultimi possano impattare le imprese e identificare le più colpite. Fare scelte d’investimento in un simile contesto comporta un lavoro di analisi approfondito delle singole aziende. Non tutte le società hanno una uguale esposizione ai mercati esteri e, soprattutto, la capacità e le dimensioni per potere sostenere un determinato livello di dazi. Dopo il Liberation day, ciò che abbiamo fatto è stato di capire quale tipo di impatto ci sarebbe stato per ogni singola realtà. Faccio un esempio concreto. Sei anni fa Walmart, multinazionale nel commercio al dettaglio, dipendeva dalla Cina per oltre il 50% delle sue forniture: oggi l’azienda, intravedendo anche alcune scelte politiche che l’attuale amministrazione avrebbe implementato, ha iniziato a differenziare i paesi di provenienza delle importazioni. La correzione che il titolo ha subito è stata profonda ma, probabilmente, eccessiva. Per giungere a una simile conclusione occorre però esaminare e conoscere con attenzione un’azienda. Quindi, è necessario avere un approccio attivo agli investimenti che permetta di cogliere le migliori opportunità offerte dal mercato e non guardare solo una semplice partecipazione al rimbalzo degli incidici di borsa. Noi operiamo in questo modo: analizziamo lo scenario generale e valutiamo quali imprese ne potrebbero trarre vantaggio».
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Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

