Secondo voi, la disruption è solo un fenomeno provocato da una sempre più rapida innovazione tecnologica?
«Crediamo che disruption sia un termine da intendere in senso lato. Il termine “disruptive” significa dirompente e oggi ci troviamo dinnanzi alla spaccatura di un paradigma. Siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale, ma non solo per l’innovazione tecnologica che sta scandendo i nostri tempi, bensì per quel cambiamento culturale e di pensiero che, in modo pervasivo, sta permeando la nostra società e che genera nuove dinamiche. Stiamo vivendo una serie di esperienze che cambiano noi e ciò che ci circonda. La tecnologia è uno strumento importante attraverso il quale avvengono i mutamenti ed è la modalità per innovare e rivoluzionare il contesto in cui viviamo, perché è tesa a dare risposte ai nostri bisogni. Ma questi ultimi cambiano e fanno sì che ci debbano essere soluzioni adeguate. Faccio un esempio. Noi siamo nati con internet, una rete di comunicazione creata negli anni ‘60, ma è stato l’arrivo sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale (Ia) che ha causato una vera e propria disruption. L’Ia è una tecnologia informatica che ha rivoluzionato il modo in cui l’uomo interagisce con le macchine e le macchine tra loro: permette di progettarle con modalità e capacità umane. Non si tratta solo di una funzione di calcolo, ma di una modalità di relazione. Si pensi, ad esempio, oggi a una partita a scacchi tra un essere umano e un Pc: grazie all’Ia, esistono programmi che hanno un livello di Elo (metodo Fide per calcolare la forza di un giocatore di scacchi) superiore quello dei campioni mondiali».
Come intervengono questi fenomeni nelle politiche di investimento?
«Ci sono diverse chiavi di lettura. Noi, come AllianzGI, lo abbiamo fatto introducendo nuovi temi di investimento: uno di questi è la “Pet economy”. Abbiamo individuato un nuovo trend, a livello globale, che continua crescere, nonostante la crisi, ed è anticiclico. Il rapporto degli esseri umani con gli animali domestici è cambiato nel tempo e oggi essi sono considerati veri e propri familiari, che hanno bisogno non solo di essere alimentati, ma di essere curati, ricevere attenzioni: tutto ciò ha creato un boom dell’industria a essi collegata, che va oltre il semplice cibo per animali. Sempre AllianzGI è stato il primo asset manager a creare un fondo Ia a livello globale, dove la discriminante dell’investimento è inserire in portafoglio aziende che sviluppano il loro modello di business attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Declinare il tema della “disruption” nelle politiche di investimento significa quindi trovare società innovative, che generano un momento di “rottura” rispetto a un modello precedente e portano a non focalizzarsi su un unico tema. Io penso che ciò valga anche nell’applicazione dei criteri Esg nelle scelte di investimento, la cui adozione è dirompente rispetto a quanto avveniva prima e che preferirei chiamare Gse, perché ritengo che senza una forte governance non si possa procedere alla gestione dei rapporti con gli stakeholder e adottare politiche in difesa dell’ambiente».
Quali sono i settori che ritenete più impattati?
«Se si parla di quarta rivoluzione industriale, verrebbe facile porre al primo posto la tecnologia, ma io penso che ci siano altri settori che meritino di essere osservati per i cambiamenti che conosceranno nei prossimi anni. Faccio riferimento all’agrimeteo, che permette di individuare le coltivazioni che non utilizzano pesticidi, attraverso l’uso dei big-data, e che può rivoluzionare il mondo intero. Penso, però, anche al segmento dell’educazione, ora impattato dall’insegnamento a distanza, ma che, superata la crisi, troverà in queste nuove modalità di comunicazione, di studio e di confronto una maggiore proficuità nella condivisione di idee e analisi. E poi ci saranno ulteriori evoluzioni delle abitudini. Si pensi, ad esempio, a come potrà cambiare ancora il settore della distribuzione, e non parlo degli acquisti massivi online, bensì dell’utilizzo del sito per visionare un prodotto e poi vederlo e provarlo all’interno di un negozio vero e proprio: cambiano i rapporti. E infine, vista la situazione attuale, un focus importante deve essere posto sulla sanità e sulla cura della persona, utilizzando tutto ciò che la tecnologia può mettere a disposizione non solo per diagnosi veloci, ma per fornire cure appropriate, immediate, senza necessariamente perdere il rapporto fiduciario tra medico e paziente».
Potete fare alcuni esempi specifici per i settori che ritenete maggiormente coinvolti?
«Possiamo dire che cosa AllianzGI fa, non tanto per individuare i settori, ma per cercare start-up innovative che, grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, possono offrire soluzioni che aiutino anche nelle scelte di investimento finanziario. Lo abbiamo fatto nel passato organizzando eventi come Hachkaton, un passo importante all’interno del nostro percorso verso la trasformazione digitale, dove cerchiamo di trovare i migliori talenti per individuare le migliori soluzioni da offrire alla nostra clientela».
Redazione
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