L’azionario cinese si è rivelato nel 2020 uno dei migliori del mondo, con lo Shanghai composite che è cresciuto del 7-8% nel 2020 e lo Shenzhen composite che è arrivato addirittura a +26%. Alla base c’è la netta ripresa dell’economia e in questo contesto i consumi, la tecnologia, la cura della salute e l’e-commerce appaiono i settori più in forma. Certamente, però, in una borsa come quella del Dragone, dove il retail è prevalente e sono poco presenti gli istituzionali, l’instabilità è di casa e la gestione del rischio deve essere molto attenta

L’inizio dell’autunno ha portato una notevole dose di volatilità sui mercati azionari. La fase di instabilità e i cali attuali non hanno risparmiato i listini cinesi in nessuna delle sue componenti principali. Resta il fatto che le azioni A in questo terribile 2020 si sono rivelate fra i migliori investimenti disponibili, con uno Shanghai composite che oscillava fra il +7% e il +8% di rendimento da inizio anno a metà settembre. Performance ancora migliori (+26% circa nella terza settimana di settembre) sono state fornite dallo Shenzhen composite, maggiormente orientato alle aziende private che operano in settori consumer. 

Al tempo stesso la Cina ha partecipato al gigantesco boom tecnologico con i propri colossi che fino a inizio settembre sono stati protagonisti assoluti del continuo bull market del comparto. A ciò va aggiunto uno yuan in progressivo rafforzamento da marzo in poi, elemento che rende più facile la vita a chi vuole investire sugli asset del Dragone. La logica che sta dietro simili sovraperformance è legata alla situazione macro del Paese. In pratica, come spesso accade, gli investitori, sia domestici, sia esteri, hanno scommesso in anticipo su una futura ripresa della Repubblica Popolare aiutata da un forte stimolo monetario che sarebbe andato a riattivare i consumi, con un coronavirus ormai apparentemente domato. 

TESI VINCENTE

In effetti, per il momento la tesi si è rivelata vincente, con i titoli legati alla domanda domestica e al settore sanitario in grande spolvero. Questi temi, infatti, trovano grande favore da parte di investitori che vedono una continuazione del trend in atto. Esempi significativi da questo punto di vista vengono elencati da Jasmine Kang,  gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest: «Continuiamo ad apprezzare titoli come Alibaba e Tencent. La divisione fintech di Alibaba, Ant Group, ha annunciato di avere avviato il processo di quotazione a Hong Kong e a Shanghai, aprendo la strada a una delle Ipo più attese al mondo.  Accanto al settore tecnologico, i consumi e la sanità registrano risultati positivi. Le vendite ricorrenti di Weigao nel comparto dei prodotti a uso medico sono state relativamente penalizzate dal Covid-19, ma la sua sezione ortopedica ha presentato richiesta per una Ipo separata alla borsa di Shanghai, principalmente per realizzare il programma di partecipazione azionaria del gruppo dirigente. La domanda dell’attività ortopedica rivela una solida crescita dell’utile per azione del 48% negli ultimi 12 mesi e un rispettabile Roe del 24%. La crescita sostiene una solida espansione del rapporto prezzo/utili. Il più grande produttore di divani reclinabili, Man Wah, continua a registrare vendite elevate, dato che sempre più persone hanno deciso di cambiare i mobili dopo la pandemia. Gli acquisti di divani in Cina evidenziano un incremento congiunturale del 20-30%».

Uno dei punti più interessanti del commento di Kang riguarda l’arredamento. Gli acquisti di beni durevoli costosi legati alla casa sono stati finora uno dei driver che più hanno contribuito ad abbassare l’andamento delle vendite al dettaglio rispetto al 2019. Il fatto che alcune aziende stiano mostrando una forte vivacità a livello congiunturale fa ben sperare sul processo di graduale estensione della ripresa, anche da un punto di vista psicologico. 

E-COMMERCE ALLE STELLE

Ovviamente, in una nazione così incentrata sulla tecnologia, l’e-commerce appare destinato a occupare un ruolo sempre più importante: infatti, nonostante la guerra commerciale e politica con gli Stati Uniti, a favorire il segmento sembrano esserci, tra i tanti, due fattori particolarmente importanti. Da una parte il fortissimo desiderio di ritorno a una vita normale dei cittadini cinesi viene gestito in grande misura attraverso applicativi digitali, dall’altra l’enorme comparto internet locale sempre di più si sta configurando, al pari dell’occidente, come un oligopolio altamente regolamentato, dove le barriere all’entrata sono molto elevate. Indicativa l’analisi di Mark Haefele, global chief investment officer di Ubs Global Wealth Management: «Le tensioni tra Stati Uniti e Cina riguardano principalmente le telecomunicazioni, ma le aziende della new economy cinese offrono ancora numerose opportunità d’investimento. La pandemia di coronavirus ha permesso ai principali operatori online di incrementare le quote di mercato e i nuovi utenti hanno continuato a utilizzare le mega app anche dopo la fine del lockdown. Inoltre, il governo cinese ha indirettamente impresso slancio al consolidamento del mercato digitale, imponendo norme più severe a tutela dei consumatori. Poiché i leader dell’e-commerce non sono più costretti a farsi una concorrenza spietata, questa situazione ne favorisce le prospettive reddituali e il potenziale di espansione dei margini. Oltre all’e-commerce, consigliamo di non lasciarsi sfuggire altri comparti cinesi che operano su Internet, quali app di consegna pasti e generi alimentari, agenzie di viaggio, motori di ricerca, operatori su cloud, centri dati, servizi fintech e piattaforme d’intrattenimento online».

RISULTATI INCORAGGIANTI

D’altro canto, il rapido processo di guarigione mostrato dall’economia si è tradotto in risultati aziendali incoraggianti, con la concreta possibilità di vedere entro la fine dell’anno un ritorno a fatturati e profitti dell’era pre-Covid. Qualche dettaglio in più viene fornito dal team di ricerca azionaria di Credit Suisse: «Nel complesso i risultati societari del primo semestre sono buoni, in particolare se si considera l’impatto dirompente dell’esplosione del virus a inizio anno. Infatti, si sono avute lievemente più aziende che hanno battuto il consensus sui profitti rispetto ai gruppi che hanno fatto peggio. Ciò è il riflesso di una buona ripresa nel secondo trimestre. La nostra ricerca evidenzia che 26 dei 57 sotto-settori dell’azionario cinese sono già tornati a livelli pre-pandemia in termini di fatturato, mentre 30 lo hanno fatto a livello di margini netti. Altri 14 nel corso del terzo e quarto trimestre dovrebbero fare lo stessa cosa a livello di fatturato, mentre 11 a livello di margini netti. Nel complesso 48 comparti su 57 dovrebbero registrare vendite sequenzialmente più elevate nella seconda metà dell’anno rispetto alla prima con 38 sottosettori, che dovrebbero mettere a segno margini netti più elevati».  

Non sorprende, dunque, che diversi investitori e analisti vedano un potenziale di crescita entro fine anno dei principali segmenti dell’azionario cinese nell’ordine del 10-15%. Certo, va sottolineato un punto: quello cinese rimane un mercato difficile, altamente idiosincratico e spesso decorrelato (nel bene e nel male) dai maggiori trend globali. In questo 2020 è affluito su queste piazze un oceano di denaro retail che è andato a concentrarsi su pochi temi, che comunque in questo difficile inizio di autunno stanno subendo anch’essi una certa rotazione. Il fenomeno non è una caratteristica solo cinese e anche Wall Street sta sostanzialmente passando attraverso una dinamica simile. Resta il fatto che la gestione del rischio e lo stock-picking rimangono attività tanto cruciali quanto difficili in un equity come quello del Dragone, che passa da fasi di mania a periodi di rigetto completo con un’ossessiva attenzione per pochi titoli di moda. 

PAROLE DI PRUDENZA

Parole di prudenza vengono pronunciate da Nicholas Yeo, head of China equities e gestore dell’Aberdeen Standard China A Share Equity di Aberdeen Standard Investments: «Il recente forte rally dell’indice cinese Csi300 ci ricorda che si tratta di un mercato inefficiente e guidato dagli investitori retail. Si vedranno altri periodi di ipercomprato, ma l’importante è non inseguire il mercato alla cieca. Ciò che abbiamo visto è l’uscita da società di qualità appartenenti a settori difensivi, come la sanità e i beni di prima necessità, segmenti dove invece noi prevediamo una crescita strutturale, dal momento che i redditi disponibili continuano a crescere. Questo fatto sta creando opportunità di acquisto per gli investitori attivi con un’ottica di lungo periodo come noi. Se da un lato ci si può aspettare una correzione, vi sono ancora motivi per essere positivi sulle prospettive a lungo termine del mercato delle A-share».

In definitiva sull’azionario cinese valgono le considerazioni sul quadro macro, ossia che la ripresa è reale e si sta estendendo a macchia d’olio con una velocità unica al mondo. Tutto ciò si sta traducendo in risultati aziendali sempre migliori, con un processo di guarigione dei conti molto più rapido rispetto a quasi ogni mercato. Sicuramente l’azione governativa e la migliore corporate governance, in poche parole il continuo processo di maturazione del sistema Cina, stanno aiutando parecchio. 

Al tempo stesso, però, né il Paese può pensare di basarsi solo su driver endogeni, né si può ignorare che sui titoli A si trovano le stesse, inquietanti, caratteristiche di listini fortemente growth come quello statunitense. Particolarità rese ancora più intense dal preponderante ruolo dei flussi retail, elemento che porta a concludere che oggi con ogni probabilità vale la pena continuare ad aumentare la propria esposizione alla Cina, in un quadro però di progressivo controllo e diminuzione del rischio complessivo, almeno nel breve periodo. 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav