Secondo Michael Grady, head of Investment Strategy e Chief Economist di Aviva Investors, ci sarà un modesto ma significativo miglioramento delle prospettive di crescita globale

Michael Grady, Aviva Investors

Aviva Investors, la divisione globale di asset management di Aviva plc (“Aviva”), prevede una modesta ripresa della crescita globale nel 2020, dopo che questa ha toccato il punto di minimo verso la fine dell’anno. Fattore ancora più importante, le preoccupazioni relative a una severa contrazione- o addirittura a una recessione – per il 2020 sono diminuite in modo significativo. La ragione principale è l’accordo relativo alla fase 1 del negoziato commerciale tra Cina e Stati Uniti, anche se le evidenze di un timido rimbalzo nel settore industriale sono state d’aiuto.

Nel complesso, la crescita globale dovrebbe salire a circa il 3,25% nel 2020, rispetto al 3% di quest’anno. Questo dato è ancora al di sotto del potenziale, il che significa che le pressioni inflazionistiche, già attenuate, probabilmente rimarranno tali anche nel prossimo futuro. Anche il commercio mondiale, dopo un lungo periodo di stagnazione, dovrebbe riprendersi leggermente nel 2020.

C’è un maggior bilanciamento dei rischi rispetto a tre mesi fa, anche se permane una leggera tendenza che rende possibili revisioni al ribasso. Questa, assieme alla combinazione di crescita costante e bassa inflazione, porterà probabilmente le banche centrali a mantenere un’inclinazione favorevole a un allentamento. In generale, si prevede un miglioramento delle prospettive per le attività di rischio.

Michael Grady, Head of Investment Strategy e Chief Economist di Aviva Investors, ha dichiarato: “I modesti miglioramenti sia nelle prospettive di crescita che nel sentiment di rischio ci hanno incoraggiato ad adottare una view più positiva sugli asset di rischio. In questa fase del ciclo, preferiamo sovrappesare l’azionario globale e avere una view sostanzialmente neutrale sull’obbligazionario globale.

Sebbene molte valutazioni azionarie siano pari o superiori alle medie a lungo termine, riteniamo che sia possibile un’ulteriore espansione dei margini, visti i bassi tassi di sconto, mentre una leggera ripresa della crescita degli utili dovrebbe essere d’aiuto.

Le allocazioni neutrali verso il reddito fisso – obbligazioni statali e corporate – sono giustificate dalla tensione tra ripresa della crescita, bassa inflazione e politiche accomodanti delle banche centrali”.


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Redazione

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