Azionario: il ciclo di stretta monetaria è fonte di volatilità

“Di fronte a un mercato azionario ancora polarizzato tra growth e value, meglio mantenere una buona diversificazione all’interno del portafoglio”. Gilles Guibout, gestore del fondo AXA WF Framlington Italy, AXA Investment Managers

 

Rassicurati sulla variante Omicron, i timori degli investitori si sono concentrati sull’inflazione e sulla politica monetaria delle banche centrali. I tassi a lungo sono aumentati e i mercati azionari sono stati trascinati al ribasso sotto il peso dei settori di lunga durata.

La paura che l’inflazione possa portare a un aumento dei tassi più forte del previsto e quindi causare una contrazione dei multipli di valutazione dell’azionario sta portando volatilità.

Gilles Guibout

Il 2022 è cominciato con il segno meno, dopo che i mercati azionari europei hanno archiviato il 2021 in rialzo. I tassi a lungo termine sono invece aumentati notevolmente e il DJ Eurostoxx dividendi reinvestiti ha perso il 3,88% soprattutto sotto il peso dei settori di lunga durata.

I timori sull’inflazione, ulteriormente alimentati dalle tensioni politiche in Ucraina che tengono sotto pressione i prezzi del gas e del petrolio, sono stati al centro dei dibattiti sul ritmo futuro dell’inasprimento della politica monetaria della banca centrale.

In generale, questo rialzo dei tassi ha portato gli investitori a rivalutare il rischio e si è riflesso principalmente in una rotazione molto violenta a scapito degli asset di lunga durata.

La Federal Reserve (Fed) ha deciso di inasprire la sua posizione per combattere l’inflazione e ha accelerato il suo tapering. Mentre la Banca centrale europea (Bce) ha annunciato la fine, a marzo 2022, del programma di emergenza adottato durante la crisi (PEPP). Ma la sensazione che la Fed debba accelerare la normalizzazione sta causando volatilità nel mercato.

Il ciclo di stretta monetaria fa paura ed è fonte di volatilità

Nelle prossime settimane è probabile che i mercati rimangano volatili, tra la pubblicazione di risultati societari trainati dalla ripresa dell’economia, timori sull’inflazione e l’imminente ciclo di stretta monetaria; ciò potrebbe comportare un ulteriore rialzo dei tassi a lungo termine e una compressione dei multipli di valutazione più elevati, in particolare per i titoli growth, indipendentemente dalla qualità intrinseca delle società.

Di fronte a un mercato azionario ancora polarizzato tra growth e value, nonostante l’inizio di una correzione sui titoli growth, riteniamo ancora fondamentale mantenere una buona diversificazione all’interno del portafoglio per poter affrontare scenari diversi.

Continuiamo quindi ad essere selettivi nella scelta dei titoli. E, pur continuando a privilegiare le società che offrono un reale potenziale di crescita del fatturato e/o dei margini, siamo anche alla ricerca di società che abbiano avviato un processo di trasformazione credibile del loro modello economico offrendo la prospettiva di un aumento della redditività e un potenziale di rivalutazione.