Fondi&Sicav ha incontrato, Annalisa Piazza, fixed income portfolio manager di Mfs Im, cui ha chiesto alcune considerazioni sull’asset class obbligazionaria.

Qual è lo scenario di base che il mercato del reddito fisso sta prezzando?

«Ritengo che il mercato stia scontando un soft landing: uno scenario complessivamente benigno, ma con i rischi di coda che si sono ampliati come mai è successo negli ultimi 20 anni. Questo aspetto, indicatore di un’incertezza in crescita, ci induce a essere più inclini ad adottare politiche d’investimento flessibili, con un approccio molto attivo e selettivo».

L’incertezza è un fattore negativo per chi investe?

«Non necessariamente, perché genera opportunità. Ma non si può ignorare il cambiamento strutturale che c’è stato dopo la pandemia: le politiche fiscali, in particolare nelle economie avanzate, hanno assunto un ruolo molto più importante rispetto al passato, tanto da influenzare anche l’andamento dei cicli economici, che sono diventati meno altalenanti. Ma lo spettro degli stimoli da parte dei vari governi presenta al suo interno alcune differenze. Da un lato c’è la Germania che ha varato un pacchetto fiscale di 500 miliardi di euro, spalmato su 10 anni: un vero e proprio strumento per potere realizzare importanti cambiamenti strutturali nel tessuto economico del Paese. Dall’altro, ci sono gli Stati Uniti che continuano con le loro misure fiscali espansive, nonostante non ce ne sia una vera e propria necessità: la crescita americana rimane relativamente robusta, nonostante il rallentamento del mercato del lavoro (i dati, però, sono contrastanti), i consumi privati salgono e il reddito disponibile rimane stabile in termini reali».

Perché la curva obbligazionario si è irripidita?

«L’irripidimento della curva dei rendimenti di quest’anno, prendendo come riferimento il caso degli Stati Uniti, è stata provocata da due componenti: i titoli a cinque anni hanno fatto bene, perché hanno prezzato un tasso terminale della Fed al di sotto del 3%, mentre quelli a 20-30 anni scontano un aumento dell’offerta di obbligazioni per finanziare la politica fiscale espansiva e dalla maggiore incertezza sull’indipendenza delle istituzioni americane.  A nostro modo di vedere, questo sarà un tema persistente anche nel 2026».

Riguarderà anche l’Europa?

«Riteniamo di sì, anche per una serie di fattori tecnici che sono presenti sul mercato. Il mio riferimento è alla nuova normativa che riguarda i fondi pensione nei Paesi Bassi, che dovrebbe provocare un ribilanciamento delle posizioni dalle scadenze più lunghe a quelle intermedie dei titoli obbligazionari. Anche questo è un rischio di coda che potrebbe essere già stato prezzato dal mercato, ma anche creare ulteriore volatilità».

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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav