Gli esperti di Amundi spiegano le principali implicazioni per gli investitori derivanti dalla vittoria di Trump alle elezioni americane.
L’impatto sull’inflazione delle politiche di Trump comporterà rischi per gli investimenti nel reddito fisso, che potrebbero essere amplificati dalle preoccupazioni sulla sostenibilità della politica fiscale degli Stati Uniti. Gli attuali tassi di interesse hanno già tenuto conto di una prospettiva meno favorevole sull’inflazione. Tuttavia, la mancanza di visibilità sulla sequenza dell’attuazione delle politiche e sul loro impatto sull’economia rende difficile formulare una view forte sulla duration.
Detto questo, ci si aspetta un moderato irripidimento della curva, vista l’orientamento della Federal Reserve. Le aspettative del mercato di un aumento dell’inflazione e di una Fed più falco sarebbero positive per il dollaro nel breve termine. Tuttavia, non è chiaro se tale tendenza possa essere sostenuta alla luce di un ulteriore deterioramento della già preoccupante traiettoria fiscale degli Stati Uniti. Inoltre, lo shock negativo sulla crescita derivante dall’aumento dei dazi e dalla crescente incertezza globale potrebbe pesare sull’economia statunitense, aumentando le prospettive di una recessione più avanti nel tempo.
In questo scenario, la Fed potrebbe allentare la politica aggressiva, creando un secondo shock negativo per il dollaro. La forte performance degli asset alternativi al dollaro, come l’oro, potrebbe essere coerente con la copertura dei rischi legati al dollaro da parte degli investitori. Lo “scenario” Trump favorirebbe un’ulteriore rotazione nel mercato azionario. A livello globale, gli Stati Uniti beneficiano della prospettiva di una riduzione delle aliquote fiscali. L’implementazione delle politiche di Trump potrebbe avere maggiori implicazioni per specifici settori del mercato azionario statunitense, anche se potrebbe non avere effetti netti sull’indice generale.
La deregolamentazione e la tassazione potrebbero avvantaggiare le banche e i titoli a piccola/media capitalizzazione, mentre le società petrolifere e del gas potrebbero trarre vantaggio dal sentiment positivo a breve termine generato dal programma “Drill Baby Drill”. Se Trump decidesse di ridurre il sostegno alle energie rinnovabili e ai veicoli elettrici nell’ambito dell’Inflation Reduction Act, i titoli di questi settori potrebbero subire una flessione.
Tra gli industriali, i titoli più esposti alle catene di fornitura globali, all’economia cinese e ai lavoratori immigrati potrebbero soffrire maggiormente, mentre quelli che operano nel settore dell’automazione potrebbero trarne vantaggio. Un dollaro più forte nel breve termine è positivo per le azioni giapponesi rispetto ai mercati emergenti (EM), che saranno anch’essi colpiti dai dazi.
In generale, i titoli domestici ne beneficeranno maggiormente. In Europa, saranno favorite le società con produzione locale negli Stati Uniti. All’interno degli EM, l’Asia potrebbe essere colpita più duramente, a causa della sua integrazione nella catena del valore, con il cambio che funge da ammortizzatore finale. Consigliamo cautela sulle valute asiatiche (in particolare il renminbi), sulle azioni e sulle obbligazioni delle società sensibili al commercio.
Redazione
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