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Bond emergenti interessanti ma occorre selettività

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Bond emergenti interessanti ma occorre selettività

Intervista a Mario Cribari, gestore di Bluestar

Credete che l’attuale rendimento cedolare offerto dalle obbligazioni emergenti sia in grado di compensare i rischi che un investitore prende con la sottoscrizione di strumenti dedicati a questi bond?
Mario Cribari

L’universo dei bond emergenti è molto variegato. Una fondamentale distinzione va fatta tra obbligazioni emesse da società private o semi-private in moneta “forte” (generalmente dollari) e quelle emesse da stati sovrani (generalmente in valute locali).

Le fonti di rischio e di conseguenza i rendimenti delle obbligazioni variano a seconda della suddetta segregazione.

Le obbligazioni statali godono, in teoria, di minor rischio solvibilità ma maggior rischio valutario e di tasso. Mentre quelle corporate hanno maggior rischio teorico di fallimento.

In linea generale i Paesi emergenti beneficiano di tassi di crescita dell’economia più alti, un livello di indebitamento più basso e di conseguenza di tassi di rendimento, pur aggiustati per l’inflazione, più interessanti rispetto ai Paesi sviluppati che sono ormai intrappolati nella spirale bassa crescita-alto debito.

Il rendimento più elevato tuttavia non sempre compensa dal rischio politico, dal rischio operativo ma soprattutto dal rischio valutario per i bond emessi in valuta locale. In questo momento storico, e in particolare dopo la correzione sperimentate nelle ultime settimane, riteniamo che le obbligazioni emergenti siano certamente molto più interessanti rispetto a quelle sviluppate ma occorre selettività. Il fai da te è altamente sconsigliato. Meglio affidarsi alla gestione attiva di uno specialista del settore.

In questa fase di mercato, quali obbligazioni emergenti (per Paesi, merito di credito, valuta) ritenete opportuno sovrappesare nei vostri portafogli e quali sottopesare?

Riteniamo che un mix bilanciato tra obbligazioni statali in valuta locale ed obbligazioni corporate in valuta forte sia opportuno con una leggera prevalenza per le prime in quanto le prospettive delle valute emergenti paiono più interessanti rispetto alla maggior parte di quelle del G-7 ormai super inflazionate.

Invitiamo a diffidare, sempre e comunque, dalle emissioni di quegli Stati problematici da un punto di vista politico, di governance e con una storia seriale di fallimenti (Turchia, Argentina, Africa, Ucraina, Venezuela, Medio Oriente).

Generalmente preferiamo di gran lunga l’area asiatica, con particolare menzione per la Cina che se saprà ben gestire il problema Huarong dimostrerà maggiore serietà, trasparenza e forza internazionale.

Anche l’Indonesia, un precedente “anello debole” in Asia, pare aver aggiustato alcuni squilibri fondamentali del passato. Il Brasile è attrattivo ma presenta un rischio specifico elevato a causa della pessima e discutibile politica del presidente Bolsonaro.

Nell’area sudamericana particolare menzione al Messico che dovrebbe essere notevolmente avvantaggiato dall’attesa forte ripresa economica post pandemica americana.

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