Le obbligazioni sono state duramente colpite dall’impennata dell’inflazione e dalla reazione dei tassi. Ora si aprono scenari più ottimistici. Arnaud Mounier, head of fixed income business development, EMEA, Alliance Bernstein

Alliance Bernstein

L’impennata dell’inflazione e la conseguente reazione in materia di  tassi d’interesse da parte delle banche centrali hanno penalizzato i corporate bond nel 2022. Cosa vi aspettate per l’anno in corso?

L’elemento più penalizzante per la performance delle obbligazioni è quando il mercato viene sorpreso, sia dai livelli di inflazione che dal ritmo con cui le banche centrali aumentano i tassi di interesse. La buona notizia è che, a nostro avviso, l’effetto sorpresa non c’è più e la situazione comincia a essere processata. Questo però, naturalmente, non significa che l’inflazione scenderà sicuramente a un ritmo sostenuto.

Da questo punto di vista, non prevediamo una reazione eclatante da parte del mercato come abbiamo visto in passato, anche se secondo noi assisteremo ancora a qualche piccolo episodio di volatilità dovuto forse alla delusione dei mercati, o alle reazioni piuttosto “hawkish” delle banche centrali. Per esempio, le performance negative che abbiamo visto a febbraio sono dovute al fatto che il mercato si è lasciato trasportare dalla convinzione erronea che l’inflazione fosse sotto controllo e che le banche centrali stessero passando a una posizione più “dovish”. Non è stato così: l’inflazione ha bisogno di tempo per risolversi e le banche centrali dovranno essere molto prudenti prima di segnalare che la lotta è vinta.

Guardando alle performance, non pensiamo che il mercato obbligazionario ci riserverà brutte sorprese, il che non significa che non rimarrà volatile, ma riteniamo che il nostro obiettivo di rendimento per la fine di quest’anno sia in linea con i livelli attuali.

Per quanto riguarda le obbligazioni societarie, gli spread sono stati piuttosto buoni, si sono contratti notevolmente e ora stanno diventando quasi un po’ costosi, perché tutti hanno comprato la stessa cosa: obbligazioni societarie investment-grade, a duration più breve. Non prevediamo una contrazione ulteriore degli spread, ma se il rendimento attuale è intorno al 4%, questa potrebbe essere una buona stima del rendimento totale per i prossimi due o tre anni.

 

Quali tipologie di corporate bond state privilegiando in questa fase di  mercato in termini di affidabilità creditizia, duration, settori, aziende?

All’inizio di quest’anno, la nostra opinione era che l’high yield europeo fosse piuttosto interessante per i suoi spread più ampi, nonostante fosse un’idea “fuori dal consenso” e in molti fossero invece preoccupati per le performance a causa dei timori di recessione. Finora, abbiamo visto che l’Europa sta reagendo meglio delle aspettative, ma negli ultimi due mesi abbiamo assistito a un forte restringimento degli spread sull’high yield europeo, che sono diventati leggermente costosi per noi. Pertanto, abbiamo continuato a ridurre un po’ la nostra esposizione su questa fascia e ad aumentare la parte di portafoglio investment-grade (BBB), poiché il valore relativo è un po’ più interessante a questo punto.

Credo che al momento non sia opportuno essere troppo aggressivi nella parte più rischiosa del portafoglio. È meglio, invece, concentrarsi su duration più brevi e su nomi ciclici più sicuri, su settori più difensivi come quello delle comunicazioni, dove pensiamo che ci sia meno rischio in caso di recessione o di grandi default.

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.