Il reddito fisso non è riuscito a sfuggire al bagno di sangue imposto dal coronavirus. High Yield e bond emergenti in valuta forte tra i più penalizzati

Marzo 2020 comincia ad avere elementi in comune con dicembre del 2018. In quell’occasione non fu possibile rilevare un’asset class in grado di fronteggiare i timori per l’arrivo di una pesante recessione. Attualmente la situazione è la stessa. Domenica sera, la Federal Reserve  ha rispolverato l’artiglieria pesante con l’adozione di un secondo taglio del costo del denaro dall’inizio del mese e ulteriori iniezioni di liquidità. L’azione della banca centrale Usa è stata avviata di concerto con quelle intraprese dalla Bce e dalla Bank of Japan, nell’intento di mitigare gli effetti del coronavirus sull’economia. L’annuncio di massicce operazioni di acquisti titoli sui mercati non è stato sufficiente, almeno nel breve termine, a bloccare il trend discendente del mercato dei titoli a reddito fisso.

La situazione di fondo nell’universo dei titoli di debito è segnata da un profondo rosso sulla maggior parte dei segmenti. Le uniche eccezioni sono rappresentate dai titoli di stato statunitensi che registrano un progresso dello 0,8% e da pari grado cinesi che hanno mostrato una rivalutazione dello 0,4% (Fonte Bloomberg e Barclays).

Crollo per gli High Yield Bond

Il segmento obbligazionario più danneggiato è quello degli High Yield bond (noti al grande pubblico con il nome di junk bond proprio a causa dell’elevato livello di rischio che inglobano). Il deterioramento delle condizioni dell’economia planetaria -ancora tutto da quantificare- e il crollo del prezzo del petrolio, ha innescato una fuga degli investitori da quest’asset class. Il crollo dei prezzi ha determinato perdite a due cifre sia per il mercato degli HY europei sia per quello degli HY statunitensi. Negli ultimi giorni l’accelerazione della discesa ha portato le perdite in prossimità del 20%. La volatilità e il rischio dell’asset class vengono da sempre equiparate a quella delle azioni. La crisi causata dal coronavirus ha riportato questo aspetto in risalto dopo tanti anni in cui la maggior parte degli investitori sembrava averlo rimosso completamente (causa anche i bassi rendimenti offerti dagli altri comparti obbligazionari).

Esodo corporate

Nettamente negativi sono stati anche i risultati conseguiti dal debito emergente in valuta forte. Gli anni dei tassi zero hanno consentito a molte società di ottenere finanziamenti a condizioni particolarmente favorevoli (anche quelle società non proprio brillanti dal punto di vista dell’affidabilità creditizia). Da più parti erano stati lanciati avvisi ai naviganti in merito alla pericolosità del segmento BBB. Ora potrebbe essere arrivata la resa dei conti per tante società che si posizionano sul gradino più basso dell’universo investment grade. Un eventuale ondata di downgrade determinerebbe un incremento immediato dei costi di finanziamento e un’accelerazione delle vendite ancora più forte di quella vista nelle ultime sedute.

Treasury, il rifugio prediletto

A marzo, la voragine venutasi a creare nel mercato del reddito fisso è tale che sui venti indici più rappresentativi messi a punto da Bloomberg e Barclays, solo due risultano in positivo. Se si allunga l’orizzonte temporale al 1° gennaio, gli indici ancora in territorio positivo crescono fino a quota 11. Uno di questi è quello che segue da vicino l’andamento dei Treasury bond con un progresso year to date del 6%. Nello stesso periodo, l’indice dei government bond europei segna un regresso dell’1,68%. I Treasury sono stati la destinazione prescelta da tutti gli investitori impauriti dal coronavirus. I titoli di stato Usa hanno rappresentato il rifugio prediletto dalla maggior parte degli investitori. Gli intensi flussi d’investimento destinati ai Treasury ne hanno compresso il rendimento allo 0,5% annuo per il titolo decennale e all’1% per quello trentennale. Si tratta di livelli che li rendono molto pericolosi in caso di inversione del trend e graduale ritorno alla normalità sui mercati finanziari.

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.