BTP sovrapesati rispetto a Bund e Oat a lunga scadenza. L’esposizione alla curva dei tassi è lunga sulle scadenze a 5-10 anni e in posizione quasi neutrale sui titoli a 30 anni. Mauro Valle Head of Fixed Income di Generali Asset Management

bond europa

I rendimenti dei Bund sono diminuiti di 4 punti base durante la settimana, attestandosi al 2,82%, mentre i rendimenti delle BE sono saliti di 6 punti base, con l’effetto netto di ridurre i tassi reali di 10 punti base, ora al 1,0%.

Confermiamo la nostra opinione che i rendimenti dei Bund sopra il 2,8%, supportati anche da tassi reali intorno all’1%, si trovano nella parte alta del range. Per quanto riguarda la Francia, le ultime notizie riportano che il Primo Ministro Sebastien Lecornu intende utilizzare l’articolo 49.3 per bypassare il parlamento e approvare il bilancio in ritardo per il 2026.

Ciò significa che il deficit fiscale francese per il 2026 sarà intorno al 5%, non così male considerando la crescita positiva dell’economia. Gli spread francesi potrebbero continuare a muoversi nell’attuale range, e questo sarebbe positivo anche per gli spread italiani. Preferiamo continuare a mantenere posizioni lunghe sui BTP rispetto agli OAT, poiché il rischio politico potrebbe riemergere (a marzo ci saranno le elezioni municipali).

I portafogli non hanno modificato le loro posizioni: mantenendo una posizione lunga sulle durate relative, dato che i rendimenti dei bund si muovono ancora intorno al livello del 2,8%, l’esposizione ai titoli tedeschi è sottopesata e quella ai titoli dell’UE è sovrappesata.

L’esposizione lunga sui titoli italiani rispetto a una significativa sotto ponderazione sui BTP francesi rimane invariata. Spagna e Grecia godono sempre di una posizione lunga. L’esposizione sulla curva dei rendimenti continua ad essere lunga nel segmento tra i 5 e i 10 anni e vicina a una posizione neutrale sui titoli a 30 anni.

Posizionamento ancora neutrale sui tassi Usa

Nell’ultima settimana, i tassi negli Stati Uniti sono leggermente aumentati, arrivando al 4,22%; i tassi reali hanno toccato l’1,80% e poi sono risaliti all’1,88%. L’uscita dei dati sull’inflazione CPI negli Stati Uniti è stata in linea con le aspettative, al 2,7%, mentre l’inflazione core è risultata leggermente inferiore alle attese, al 2,6%. Questi numeri confermano che l’inflazione si sta leggermente riducendo negli ultimi mesi, ma i livelli assoluti sono ancora elevati per la Federal Reserve. Il mercato attribuisce una probabilità pari a zero di un taglio dei tassi da parte della Fed a gennaio, e solo il 20% a marzo, ma queste aspettative potrebbero aumentare di nuovo, considerando l’incertezza sui prossimi dati economici e sulla decisione di Trump riguardo al prossimo presidente della Fed. Confermiamo la nostra posizione neutrale sui tassi USA, ma stiamo monitorando se il livello tecnico del 4,2% reggerà.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.