a cura di Pinuccia Parini
La Cina ha presentato un piano di stimoli per il rilancio dei consumi: l’obiettivo è promuovere la domanda interna in tutti i settori con un aumento della sicurezza del lavoro, delle pensioni e della sicurezza sociale.
Questa politica dovrebbe contribuire a ridurre il tasso di risparmio delle famiglie nel lungo periodo. Tutto ciò è avvenuto prima dell’ introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione americana, lo scorso 2 aprile, che ha riguardato soprattutto la Repubblica Popolare Cinese. La risposta del Dragone è stata immediata ed è così iniziata una spirale di contro-dazi, in attesa che le due nazioni si siedano attorno a un tavolo. L’evoluzione della situazione è al momento molto fluida: è difficile prevedere sino a che punto si spingerà lo scontro tra le due maggiori economie globali e quali saranno le ricadute, ma l’impegno annunciato di Pechino di rilanciare i consumi ed espandere la domanda interna rimane comunque un obiettivo.
QUALI MISURE
Il piano si compone di 30 politiche suddivise in otto sezioni, le prime sette delle quali delineano azioni specifiche da attuare, tra le quali iniziative dal lato della domanda, come l’aumento del reddito per la popolazione urbana e rurale, e misure per sostenere la capacità di consumo. Dal lato dell’offerta, le azioni mirano a migliorare la qualità dei servizi e a potenziare e arricchire i consumi. L’ottava sezione, invece, sottolinea la necessità di rafforzare le politiche di sostegno a investimenti, finanza, credito e attività statistiche. In base a quanto riportato dallo State council1, «per la prima volta, il piano di sostegno ai consumi sottolinea la necessità di stabilizzare i mercati azionari e immobiliari. Le precedenti politiche sui consumi si concentravano principalmente sul lato dell’offerta, sottolineando che quest’ultima guida la creazione della domanda. Tuttavia, le ultime strategie danno priorità anche alla domanda, con l’obiettivo di aumentare i redditi delle famiglie e alleggerire gli oneri finanziari».
Sono state citate, inoltre, misure per la crescita ragionevole dei salari e l’adeguamento di quelli minimi. Per migliorare i redditi da capitale, il piano prevede un approccio multiforme, che comprende la stabilizzazione del mercato azionario, il rafforzamento delle riserve strategiche e dei meccanismi di stabilizzazione del mercato, «nonché la rimozione accelerata degli ostacoli che impediscono ai fondi a lungo termine, come i fondi assicurativi commerciali, il fondo nazionale di previdenza sociale e il fondo assicurativo pensionistico di base, di entrare nel mercato».
La spesa per i consumi è legata a obiettivi sociali più ampi, come il miglioramento dell’assistenza agli anziani, il sostegno all’infanzia e l’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. I consumi sono visti non solo come obiettivo economico, ma come mezzo per migliorare la qualità della vita. Seguendo la politica dell’“occupazione prima di tutto”, il governo centrale prevede di stanziare 66,74 miliardi di yuan in sussidi all’occupazione nel 2025 per sostenere i programmi locali di assistenza all’impiego e all’avviamento. La Cina prenderà in considerazione l’istituzione di un sistema di sovvenzioni per l’assistenza all’infanzia, allargando le maglie del sistema sociale. Per quanto riguarda l’assistenza agli anziani, nel 2025 il Paese aumenterà i sussidi fiscali per le prestazioni di base per i senior e l’assicurazione medica di base per i residenti rurali e urbani che non lavorano. Inoltre, le prestazioni pensionistiche di base saranno aumentate in modo adeguato. Si farà in modo di implementare le ferie annuali retribuite, assicurando che i diritti dei lavoratori siano legalmente protetti; verrà inoltre vietato il prolungamento illegale dell’orario di lavoro.
LE “DUE SESSIONI”
Il piano riportato è forse il messaggio più importante di quanto è emerso dall’annuale riunione delle “due sessioni” della Cina tenutosi agli inizi di marzo. L’evento è chiamato “due sessioni”, perché, sia l’Assemblea nazionale del popolo (Npc), sia la Conferenza consultiva politica del popolo cinese, tengono le loro riunioni annuali separatamente, ma nello stesso momento. Durante questi incontri, oltre a relazionare sul lavoro svolto da parte dei membri del governo, vengono fissati gli obiettivi economici ufficiali, annunciati i bilanci militari e confermati i cambiamenti nei ranghi degli organi direttivi del partito. Nella riunione di quest’anno, il premier Li Qiang ha ribadito l’obiettivo di crescita del 5% circa per il 2025 e un piano di deficit di bilancio più ampio, pari a circa il 4%. Secondo fonti Reuters, Li ha anche detto che il governo prevede di emettere 1.300 miliardi di yuan (179 miliardi di dollari) in obbligazioni speciali del Tesoro a lunghissimo termine, rispetto ai 1.000 miliardi di yuan del 2024, mentre i governi locali potranno creare 4,4 trilioni di yuan di debito speciale, contro 3,9 trilioni del 2024. A ciò si aggiunge la previsione di raccogliere 500 miliardi di yuan per ricapitalizzare le principali banche statali.
Inoltre, sicuramente di non poco conto è stata la decisione, sempre in occasione dell’assemblea nazionale del popolo, di rivedere ulteriormente la bozza di legge per la promozione dell’economia privata sulla base delle delibere del Comitato permanente, accogliendo le opinioni e i suggerimenti provenienti dai vari soggetti in causa. Al suo interno, per la prima volta, la legge definisce gli impegni nei confronti dei settori pubblico e privato, promuovendo e facilitando il sano sviluppo di quest’ultimo. È una normativa che, una volta promulgata, avrà un’importanza significativa e di vasta portata per garantire che tutte le entità economiche abbiano uguale accesso ai fattori di produzione, una partecipazione equa alla competizione di mercato e tutele legali equivalenti.
UN MOMENTO DELICATO
Tutto ciò è avvenuto in un contesto estremamente sfidante per la Cina, così come per molti altri paesi, sui quali incombe la guerra commerciale dell’amministrazione Trump e la ridefinizione degli equilibri geopolitici mondiali. Come valutare quanto emerso dalla 14° assemblea del Npc è certamente un argomento di dibattito e, da questo punto di vista, va osservato che non tutti gli aspetti che possono in qualche modo interferire con l’attività economica cinese sono stati approfonditi, come nel caso dei rapporti commerciali. Il tema è scottante per un paese la cui crescita, negli ultimi anni, è stata sostenuta dalle esportazioni e ora si trova dinnanzi a una serie di dazi imposti alle sue merci. Ma non è solo quest’ultimo aspetto che merita una riflessione, bensì come il Dragone riuscirà a riequilibrare la propria economia che vanta ancora un elevato avanzo commerciale a favore dei consumi.
A tale proposito, David Lubin, senior research fellow a Chatham House, sostiene che «le politiche della Cina finiranno per mantenere intatto il suo amplissimo surplus commerciale.
Nel frattempo, il presidente Trump vuole trasformare il deficit commerciale degli Stati Uniti in un surplus. Si tratta di ciò che si potrebbe definire uno “scontro di mercantilismi”: nessuna delle due grandi potenze vuole essere il consumatore mondiale di ultima istanza».2
Lo studioso individua due ragioni per cui Pechino è al momento più cauta nell’introdurre misure di maggiore impatto nell’attività economica. La prima è legata all’imprevedibilità di Trump, con, ad esempio, l’aumento dei dazi in due fasi e una mancanza di chiarezza su come evolverà la situazione in futuro. La seconda motivazione è l’“ansia da bilancio”, visto che il rapporto debito/Pil è vicino al 100% e le autorità temono l’instabilità finanziaria, mentre i governi locali, le cui entrate dipendono dalla vendita dei terreni, sono in una posizione di fragilità finanziaria. Tuttavia, ricorda Lubin, è probabile che, dinnanzi a un deterioramento significativo del sentiment, le autorità siano pronte a varare ulteriori misure di stimolo.
Il vero interrogativo è sino a che punto il governo vorrà modificare la propria strategia economica, dando maggiore spazio ai consumi e alla domanda domestica, ribilanciando il rapporto tra domanda e offerta. Per fare sì che ciò avvenga, occorre un trasferimento di ricchezza al mercato privato che si traduca in aumento dei redditi e distribuzione della ricchezza stessa.
CONCLUSIONI
Le recenti aperture del governo al settore privato sono decisamente benvenute e testimoniano un cambiamento all’interno del Partito. Che ciò sia avvenuto obtorto collo o per un sincero ripensamento da parte di Xi Jinping poco importa: alla fine conta se riusciranno a produrre dei risultati. Francamente è difficile dire se si sia dinanzi a una fase di transizione della Cina, ma quanto sta avvenendo nel mondo genera pressione sul governo del Paese e sul suo tessuto economico. È un processo articolato da gestire che non esclude momenti di volatilità in una nazione dove la leadership persegue la stabilità. Ed è per questo motivo che il passaggio risulta più complesso di quanto non si possa pensare.
A tutto ciò, si aggiungono le tensioni di un mondo in grande cambiamento all’interno del quale si ridefiniranno i rapporti di forza. Ci si augura che al più presto partano i negoziati: toccherà agli sherpa di turno fare gran parte del lavoro.
1.http://english.scio.gov.cn/pressroom/2025-03/18/content_117771679.html
2. https://www.chathamhouse.org/2025/03/chinas-two-sessions-what-did-we-learn-about-chinese-economy
leggi il numero 173
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

