L’outlook 2022 di Gabriella Berglund, Country Head Comgest Italia

Il periodo che stiamo attraversando solleva una serie di dubbi e di incertezze sul futuro prossimo. Siete preoccupati per il 2022?

«Non siamo affatto preoccupati per il 2022. Al contrario. Le nostre varie strategie quality growth a livello geografico investono su titoli con previsioni di crescita degli utili tra il 12% e oltre il 30% per il prossimo anno. Costruiamo i nostri portafogli su trend di lunga durata e di crescita strutturale e pensiamo che le prospettive siano buone. Riteniamo che le tendenze di crescita seguiranno una forma a “k”, con alcuni comparti in accelerazione, in particolare la digitalizzazione, i trend legati all’ambiente nell’edilizia e nella mobilità, l’online e i servizi fintech dedicati».

Come mitigate il rischio inflazione e rialzo dei tassi nei portafogli?

«A nostro avviso, la migliore protezione dall’inflazione è adottare un approccio bottom-up: selezioniamo attentamente società in crescita, di qualità, con basi solide e che hanno pricing power e possono compensare l’inflazione dei costi di input per proteggere i profitti e la redditività.  Abbiamo recentemente osservato che molte delle nostre aziende hanno aumentato i prezzi in modo molto sostanziale: da Louis Vuitton nel lusso, che li ha incrementati dal 4% al 7% quest’anno, a Kingspan (produttore di pannelli isolanti per l’industria delle costruzioni), che ha fatto registrare aumenti fino al 20%. Le società quality growth finanziano anche la loro crescita internamente e hanno un debito basso o nullo. In un contesto di tassi di interesse nominali in crescita, gli elevati livelli di indebitamento possono diventare una trappola per le imprese molto a leva. Il rapporto debito netto/Ebitda del nostro portafoglio di punta europeo Comgest Growth Europe, ad esempio, si attesta a 1x contro 2x per l’indice comparabile, con quasi il 100% delle nostre scelte di titoli con rating investment grade. Non riteniamo, quindi, che i tassi di interesse nominali influiscano sulle nostre società. In tempi di crisi, la qualità delle nostre aziende ci aiuta ad attutire i contraccolpi dei mercati al ribasso, come è avvenuto durante la crisi del Covid. La crescita degli utili 2022 per i nostri portafogli è dinamica e varia dal 12% per Comgest Growth World, la nostra strategia azionaria globale, al 31% per il fondo Comgest Growth Europe Opportunities». 

L’integrazione dei criteri Esg nelle vostre scelte di investimento è sempre più un valido strumento per navigare in una fase che presenta diverse incertezze?

«L’integrazione dei criteri Esg ci ha aiutato notevolmente a percepire meglio i rischi a lungo termine.  A nostro avviso, i rischi non finanziari hanno sempre il potere di diventare significativi rischi finanziari nel lungo periodo. Esaminare le carenze della governance di Wirecard, ad esempio, è stato un obiettivo Esg importante per noi di Comgest e ci ha permesso di vendere la posizione in tempo. Ma l’utilizzo dei criteri Esg aiuta anche a sostenere le aziende impegnate a raggiungere risultati sostenibili positivi. Nel 2020 e nel 2021, ad esempio, abbiamo continuato a partecipare come lead investor al Non-Disclosure Project Cdp (Carbon disclosure project) e a collaborare con più di 60 società. È stato il nostro più grande impegno collaborativo fino a oggi. Cdp è il più grande database sui cambiamenti climatici, la deforestazione e il consumo di acqua, mirato alla riduzione dell’impronta ambientale. Sappiamo tutti che l’ambiente è uno dei maggiori rischi di lungo termine, e non solo per gli investitori».

La situazione macroeconomica cinese e gli interventi del regolatore sembrano pesare ancora sul mercato. Qual è la tipologia di aziende che seguite con maggiore attenzione?

«La Cina ha nuovamente cambiato marcia verso una posizione a sostegno della crescita. Questa potrebbe essere una delle sorprese positive per il prossimo anno, poiché la maggior parte degli osservatori di mercato sembra presumere che la direzione sia per un rallentamento e un contesto normativo difficile.  Anche in questo caso, ci focalizziamo sulle aziende di qualità in crescita.  Abbiamo un portafoglio concentrato su 33 titoli, tra cui Tencent è la posizione più importante, poiché riteniamo che il mercato del gaming rimarrà in espansione strutturale a lungo termine, nonostante l’azione normativa, che colpisce meno del 5% dei giocatori.  Anche Ping An, la più grande compagnia di assicurazioni sulla salute e sulla vita della Cina, nonché la più importante piattaforma di assistenza sanitaria online, ha un peso enorme. Nel suo portafoglio investimenti ha un’esposizione al settore immobiliare molto bassa e la valutazione è estremamente attraente. Inner Mongolia Yili, la maggiore azienda lattiero-casearia della Cina, è un’altra forte posizione. L’innovazione costante e la stabilità come azienda di beni di prima necessità danno alla società un alto grado di visibilità per la crescita futura. L’impronta di carbonio è in continuo miglioramento, anche se è tra le più elevate del portafoglio. Ci siamo impegnati con Inner Mongolia Yili su questo tema da più di sette anni e consideriamo positivi gli sforzi dell’azienda nella costruzione di un futuro più sostenibile».

Una crescita cinese più debole delle attese potrebbe incidere sulle vostre strategie di investimento per il mercato giapponese?

«Scegliamo i titoli da detenere in portafoglio perché crediamo che possano crescere, nonostante i venti contrari ciclici. Abbiamo molte aziende giapponesi che effettivamente beneficiano di un’accelerazione della crescita strutturale, come, ad esempio, quella legata ai veicoli elettrici. Nidec è una società di questo tipo, perché ha una forte esposizione al mercato in questione, poiché produce motori elettrici o i cosiddetti e-axle, che sono il cuore di ogni veicolo elettrico. Fanuc e Keyence beneficiano della tendenza strutturale a lungo termine per l’automazione industriale, che è molto richiesta in Cina per modernizzare l’impronta industriale del Paese. Inoltre, è importante sottolineare che, se il 2022 dovesse essere l’anno in cui l’inflazione aumenterà in maniera consistente, il Giappone potrebbe rivelarsi un paese rifugio. La mancanza di inflazione in Giappone dagli anni ‘90, nonostante i mastodontici programmi di liquidità della Banca centrale, riflette l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione della propensione al consumo». 

L’Abenomics continuerà anche con il nuovo esecutivo?

«Come afferma il nostro analista Richard Kaye, in ambito politico il Giappone può avere cambiato il capitano, ma la nave sta tracciando la stessa rotta. Shinzo Abe e il suo ex vice Taro Aso rimangono personalità influenti, in quanto leader delle fazioni più grandi del Partito liberale democratico al governo. Ciò significa che il loro focus sulla crescita, la deregolamentazione e la governance aziendale continuerà, anche se il leader dell’esecutivo è ora il primo ministro Fumio Kishida. La parola che la stampa occidentale traduce come “redistribuzione”, che il primo ministro Fumio Kishida ha usato alcune volte durante la campagna elettorale, nella misura in cui dovesse essere effettivamente applicata, dovrebbe portare incentivi fiscali alle imprese allo scopo di aumentare i salari». 

La crescita in Europa rimane robusta, con una Banca centrale che, presumibilmente, manterrà invariata la sua politica monetaria. Quali sono le opportunità che intravedete nel mercato europeo?

«Se si guarda il nostro portafoglio europeo, si può desumere che il driver di crescita è essenzialmente globale. Nell’ultimo decennio, la crescita delle vendite ha seguito la regola 40:30:20:10. Ciò significa che il 40% della crescita è stato generato dai mercati nordamericani, il 30% dall’Asia, il 20% dall’Europa e il 10% dal resto del mondo. Le nostre posizioni più importanti mostrano che siamo saldamente posizionati su società a forte crescita strutturale. Quella più importante del nostro fondo di punta europeo, Comgest Growth Europe, è Asml, leader di mercato globale per la litografia per l’industria dei semiconduttori. La seconda è Novo Nordisk, leader mondiale nel trattamento del diabete».

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