A colloquio con Gianluca Scelzo, presidente di Copernico Sim
È la prima volta dal 1945 che l’Italia e l’Europa si trovano coinvolte, per il momento indirettamente, in una guerra. Qual è stata la reazione dei vostri clienti? Ci sono state situazioni di panico?
«Devo fare una premessa: il valore distintivo di Copernico Sim risiede nella sua indipendenza dai grandi gruppi bancari e assicurativi. Questa libertà genera alla sim e ai suoi professionisti il vantaggio di agire selezionando liberamente il meglio del mercato per ogni cliente. Questo modello anticipa e interpreta fedelmente le direttive della Commissione Ue, che punta con decisione sulla trasparenza dei costi e sulla consulenza rivolta al cliente. Oggi, Copernico Sim rappresenta la realtà che più di ogni altra incarna questa visione europea, ponendo al centro esclusivamente il benessere del risparmiatore. Nell’attuale difficile contesto, sottolineo un punto secondo me centrale: più ci sono problemi nel mondo e nei mercati, più c’è bisogno di consulenti liberi. Non a caso stiamo ricevendo molte chiamate da parte di persone che ci dicono che hanno dei soldi da parte e che ritengono che questo sia il momento per investirli, perché più c’è disorientamento, più si aprono opportunità: nei momenti di grande volatilità, ci sono stati anche recuperi importanti. È vero che la situazione politicamente è particolarmente difficile, non tanto e non solo per lo Stretto di Hormuz: il vero tema è se dovesse esserci un blocco anche del Mar Rosso. In quel caso, evidentemente i problemi sarebbero non solo il petrolio e i beni energetici, ma anche tutto ciò che riguarda la supply chain: si rischia che tutto ciò che arriva dall’Asia verso l’Europa debba fare la circumnavigazione dell’Africa e ciò, evidentemente, creerebbe difficoltà non indifferenti».
Secondo voi, oggi ci sono anche altri problemi immediati che possono influire sui mercati?
«A preoccupare maggiormente è l’inflazione. Secondo me, il vero pericolo, secondo me in questa fase di mercato è lasciare i soldi fermi e la cosa peggiore che si possa fare è farsi prendere dal panico: mettere i risparmi totalmente in liquidità può diventare la peggiore delle scelte, perché, se ci fosse un’inflazione galoppante, bisognerebbe assolutamente investire. Quindi, il primo consiglio da dare è non lasciare i soldi fermi, mentre il secondo è diversificare maggiormente e fare molta, molta attenzione agli indici globali. Questi ulltimi sovrappesano in maniera drammatica pochissime società di grandi dimensioni e non è detto che non abbiano problemi anch’esse. Oggi se si compra un indice globale si acquista per il 70% l’America, all’interno della quale le “Magnifiche sette” hanno un peso significativo. Tutto ciò non è normale e sarebbe logico andare alla ricerca di potenziali investimenti alternativi. Io penso, per esempio, che la difesa sia un settore che nella peggiore ipotesi crescerà, mentre nella migliore crescerà molto o moltissimo. Ugualmente per le banche, che, se i tassi saliranno per contrastare l’inflazione, avranno grandi benefici. Inoltre, c’è il tema della desalinizzazione, che rientra in quello dell’acqua per cui sono necessari importanti investimenti. Un altro argomento di grande interesse è quello dei fertilizzanti».
Che cosa pensate dell’intelligenza artificiale sui mercati? Molti ritengono che prenderà sempre più il posto dei gestori.
«Ho molta paura dell’intelligenza artificiale in finanza, soprattutto se le cose dovessero andare male, perché se tutti si muovono in contemporanea nelle vendite e gli acquisti non sono sufficienti a coprire le vendite è possibile che si creino artificialmente dei tracolli in brevissimo tempo dettati dall’Ai. I cosiddetti segnali di trading rischiano di portare a spirali di vendite senza controllo: in questo momento, invece, bisogna tenere la barra dritta e ragionare nel lungo termine nell’interesse del cliente senza farsi condizionare da transazioni di brevissimo termine che potrebbero andare bene, ma nella gran parte dei casi vanno male; poi alla fine chi guadagna sono sempre gli stessi e quelli che perdono sono tutti gli altri. Quindi molta attenzione all’intelligenza artificiale».
Voi, anche se fornite consulenza in tutta Italia, siete una società di Udine. Mantenere un legame forte con il proprio territorio è un vantaggio o è un fattore limitante, soprattutto se si hanno consulenti, per esempio, a Milano, Torino o Roma?
«La nostra sede principale è a Udine, ma stiamo crescendo e continuando ad ampliare l’operatività in nuove aree: oggi siamo in 16 regioni su 20. Essere di Udine è in parte un fattore limitante, in parte no. Spesso questo fatto ci porta a essere considerati solo una boutique, ma questo giudizio non lo rifiutiamo, perché nelle boutique si fa l’abito su misura, mentre nella grande distribuzione gli abiti li prendi così come sono. Comunque, operare a Milano, Torino, Roma, Udine e in tutta Italia non cambia il modo di lavorare. Al centro non c’è la città, ma il cliente. Inoltre, non credo che le persone si lascino più condizionare dalla territorialità, anzi spesso capita che un consulente, magari di Napoli, lavori con clienti di Milano. Io sto vedendo una grandissima apertura geografico-territoriale e, da questo punto di vista, secondo me, il futuro è molto più online e in call e molto meno in presenza».
leggi il numero 183
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

