L’economia attraversava già un cambiamento profondo prima dello scoppio della pandemia. La crisi non ha fatto altro che accelerare questo processo, dando maggiore importanza a grandi temi e sfide esistenti, come il cambiamento climatico, l’inquinamento ambientale, le disuguaglianze, la trasparenza di governance, le cure mediche, la trasformazione digitale e quella culturale da un’economia industriale a una terziario avanzato.
Per vincere tutte queste battaglie, c’è però “bisogno di una cooperazione maggiore tra stati”, secondo il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz. Intervenuto in un webinar organizzato da AXA Investment Managers, il professore della Columbia University ha sottolineato che le economie e i settori che soffrono di più sono quelli che già erano più fragili prima della crisi.
Secondo Stiglitz “senza politiche fiscali forti non è probabile che l’economia ce la possa fare da sola”, perché “in due mesi i bilanci delle famiglie e delle aziende sono stati devastati da questa epidemia”.
Stiglitz: “Politiche Usa anti crisi fallimentari”
In America, ad esempio, c’è stata una catena di fallimenti nel settore retail. È uno degli esempi di come le politiche di aiuto si stiano rivelando “fallimentari” negli Stati Uniti. Quella degli Usa è stata una risposta molto forte – c’è chi calcola pari a 3.000 miliardi di dollari – tra misure fiscali e monetarie. Ma tutto questo “è stato fatto male”, secondo il premio Nobel 2001.
“La progettazione è piena di difetti. I piani fanno acqua da tutte le parti”, a giudizio di Stiglitz. “La liquidità è stata distribuita da tutte le parti” senza un’idea precisa. Il progetto, insomma, “non è stato disegnato bene, si è anzi tirato un po’ a indovinare”.
“Gli interessi particolari hanno ancora una volta comandato”, con alcuni gruppi di interesse che hanno ancora una volta esercitato una forte influenza nelle decisioni politiche. Agendo in maniera diversa “si potevano salvare vite umane e aiutare di più l’economia“.
Con questa crisi è stato proposto alle aziende di fornire una copertura medica a tutti i dipendenti. Le organizzazione più forti e grandi hanno chiesto però un’esenzione, rifiutandosi di avere un obbligo del genere.
Misure fiscali ora diventano fondamentali
Al Congresso americano si parla in queste ore di trovare un modo per offrire un nuovo supporto fiscale, ma viste le carenze in termini di gettito fiscale non è chiaro come verrà fatto. Per Stiglitz una cosa è certa: nella fase in cui si trova la prima economia al mondo, lo stimolo fiscale diventa fondamentale, mentre quello monetario è secondario.
Il problema è che la situazione del mercato del lavoro è drammatica. Il tasso di disoccupazione ufficiale è molto elevato (al 14,7%, ai massimi dal Dopoguerra) e quindi dal punto di vista delle entrate fiscali il rischio è molto elevato.
Tutto questo fa pensare che “ci vorrà tempo per avere una ripresa“. Senza politiche fiscali molto forti e di impatto “non è possibile che l’economia ce la possa fare da sola e andare incontro a una ripresa veloce”.
Secondo diversi economisti, non ci sarà una ripresa con curva a V bensì piuttosto una ripresa a U. In tutti i casi – stando alle loro analisi per lo meno – tutto andrà bene alla fine del lockdown. Stiglitz non appartiene a questa scuola di economisti.
“Nell’arco di questi ultimi due mesi i bilanci di aziende e famiglie sono stati devastanti, “sono assolutamente crollati”, osserva l’economista. Il settore privato e nuclei famigliari sono andati incontro a costi elevati e “i consumi sono crollati“.
In America uno su quattro è disoccupato
L’aumento del tasso di disoccupazione ha raggiunto un picco da metà aprile. Se si sommano lee persone che non stanno lavorando full-time più quelle che erano disoccupate prima a quelle che vorrebbero lavorare, si arriva a una disoccupazione reale del 25%, secondo i calcoli di Stiglitz.
Se si confronta la crisi attuale con quella della Grande Depressione, si può constatare che “allora avevamo paura della paura, mentre ora abbiamo paura anche della pandemia” che è qualcosa di tangibile. Non tutti i paesi sono stati in grado di abbassare la curva dei contagi e in Usa la situazione, vista la scarsa efficacia dei sistemi di tracciabilità e i pochi test effettuati, è ancora brutta.
“Soltanto quanto smetteremo di vedere aziende fallire e vedremo tutte le persone disoccupate tornare al lavoro, potremo parlare di ripresa”.
“I documenti ci dicono che bisogna continuare a investire”, continua Stiglitz, per permettere alle aziende di sopravvivere e non chiudere i battenti. Con la crisi precedente, c’era stata una riduzione del gettito fiscale due volte più forte della riduzione del Pil. La situazione potrebbe ripetersi oggi.
Questo tarpa le ali al governo, che ha ben poco margine di manovra. Lo Stato è “debolissimo” in questo frangente, secondo il professore della Columbia University. Così l’economia non riuscirà a intraprendere la curva verso l’alto” di una ripresa a V o a U.
“Sistema economico miope che guarda al breve termine”
Dal momento che “tutto il mondo è indebolito” da questa crisi, i paesi si stanno indebolendo l’un l’altro. I problemi si sono espansi in fretta in tutti gli Stati Uniti, dove le autorità si sono dimostrate impreparate a fronteggiare una crisi del genere.
Il risultato è che oggi 40 milioni di cittadini non lavora e la colpa – a giudizio di Stiglitz – non è solo di una crisi improvvisa e inaspettata, ma anche delle autorità. “L’America non ha migliorato il suo sistema ospedaliero negli ultimi anni. Al contrario: “la nostra aspettativa di vita è più bassa rispetto al momento in cui è stato eletto Donald Trump”.
Un gruppo di esperti sotto Obama aveva avvertito dei rischi di una pandemia. E dei miliardi di dollari che sarebbe costata all’economia, ricorda il premio Nobel. Ma l’agenzia per il controllo di eventuali pandemie è stata cancellata sotto l’amministrazione Trump. E gli Stati Uniti “hanno sviluppato un sistema economico miope che guarda solo al breve termine“.
Lo dimostra il numero di posti letto per abitante assolutamente basso nonostante il paese sia il più ricco al mondo. Non sorprende dunque che il numero di morti a causa del coronavirus è stato spropositato tra le fasce più povere della popolazione.
Il 50% dei lavoratori vive facendo fatica ad arrivare alla fine del mese. Significa che dipende dall’assegno o dal bonifico bancario del proprio datore di lavoro. Non si può negare l’evidenza: la situazione è critica, secondo Stiglitz.
“Siamo a un punto di svolta” e questa pandemia se non facciamo attenzione “potrebbe diventare un terremoto”.
Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.

